Ultime notizie Donald TrumpFamiglia nel boscoGuido CrosettoIran
ATTUALITÀAfricaFirenzeInchiesteKenyaToscanaTurismo

La storia dei due italiani aggrediti in Kenya mentre erano in vacanza: un tribunale condanna il tour operator a risarcirli

07 Marzo 2026 - 11:58 Ugo Milano
vacanza-incubo-kenya-aggressione-risarcimento
vacanza-incubo-kenya-aggressione-risarcimento
La coppia si trovava in un resort a Watamu quando ha fatto irruzione un commando di persone armate di pistole, mazze e machete

La vacanza a Watamu, una delle località turistiche più rinomate sulle coste del Kenya, si è trasformata in un’esperienza da incubo per due viaggiatori italiani. Durante il soggiorno in un resort della zona, la coppia è stata aggredita da un gruppo armato che ha fatto irruzione nella struttura. Dopo un lungo contenzioso giudiziario, scrive Repubblica, la Corte d’Appello di Firenze ha condannato il tour operator, ritenuto responsabile della sicurezza del viaggio organizzato, a risarcire i due italiani.

L’irruzione armata nel resort

L’attacco risale alla notte tra il 3 e il 4 febbraio 2013, quando un commando composto da circa sette-otto persone entrò nella struttura armato di machete, mazze e armi da fuoco. I malviventi infransero alcune vetrate e spararono alcuni colpi con l’obiettivo di intimorire gli ospiti e il personale. I due turisti italiani furono coinvolti direttamente: la donna fu scaraventata a terra e colpita più volte con calci, pugni e con un machete, mentre il compagno fu minacciato e aggredito fisicamente. In quell’attacco, i banditi riuscirono a rubare denaro e oggetti personali per un valore complessivo di circa 7mila euro.

Il nodo della sicurezza e la causa contro il tour operator

L’episodio ha dato il via a una causa civile contro l’operatore turistico che aveva organizzato il viaggio. Secondo la ricostruzione dei turisti, al momento dell’assalto non era presente un servizio di sorveglianza attivo, i telefoni della struttura risultavano inutilizzabili e non c’erano sistemi di allarme che potessero consentire l’attivazione rapida dei soccorsi. La difesa del tour operator ha sostenuto che l’aggressione costituisse un evento straordinario e imprevedibile, tale da non poter essere evitato neppure adottando tutte le misure di sicurezza.

La battaglia in tribunale

In primo grado, il Tribunale di Firenze aveva dichiarato la risoluzione del contratto di viaggio per grave inadempimento, disponendo il rimborso del pacchetto turistico, ma aveva escluso il riconoscimento dei danni fisici e morali, ritenendo l’episodio una rapina non prevedibile. La decisione è stata ribaltata, almeno in parte, in appello, dove i giudici hanno affermato che la mancanza di adeguate misure di vigilanza configurasse una responsabilità contrattuale dell’organizzatore del viaggio.

Il risarcimento danni

La sorveglianza, secondo i giudici di secondo grado, rappresenta uno standard minimo per un resort di fascia alta, soprattutto in aree dove le indicazioni della Farnesina invitavano già all’epoca a prestare particolare prudenza. La richiesta di risarcimento superava inizialmente i 120 mila euro, ma la consulenza tecnica disposta durante il processo ha ridimensionato la valutazione delle lesioni permanenti riportate dai turisti. L’indennizzo finale è stato fissato intorno ai 26mila euro: una cifra che include spese legali e peritali, mentre è stata respinta la domanda relativa ai beni sottratti e al danno da vacanza rovinata.

leggi anche