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Missili antiaerei, cannoni e 160 militari a bordo: com’è fatta (e cosa può fare) la fregata Martinengo inviata dall’Italia a difesa di Cipro

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L’obiettivo è contenere l’escalation delle tensioni nel Medio Oriente ed evitare che la crisi, ormai alle porte del territorio dell’Unione europea, possa aggravarsi ulteriormente. La storia della nave e le sue caratteristiche

È salpata venerdì 6 marzo dal porto di Taranto la fregata missilistica Federico Martinengo della Marina Militare italiana, diretta verso Cipro nell’ambito di una missione volta a rafforzare la difesa dell’isola da possibili attacchi provenienti dall’Iran. A bordo si trovano 160 militari italiani, che opereranno in coordinamento con gli equipaggi delle unità navali inviate dagli altri Paesi europei coinvolti nella missione, tra cui Francia, Spagna e Paesi Bassi. L’obiettivo è contenere l’escalation delle tensioni nel Medio Oriente ed evitare che la crisi, ormai alle porte del territorio dell’Unione europea, possa aggravarsi ulteriormente. Ma com’è fatta la fregata e cosa potrà fare? 

La fregata Martinengo

Grazie ai sistemi radar, la nave è in grado di individuare droni e razzi fino a circa 200 chilometri di distanza, mentre l’eventuale neutralizzazione delle minacce potrà essere affidata ai missili Aster, operativi entro un raggio di circa 100 chilometri. Non è la prima volta che la fregata Martinengo prende parte a missioni di questo tipo: nel 2024 aveva partecipato all’operazione “Eunavfor Aspides” nel Mar Rosso, con l’obiettivo di proteggere il traffico commerciale dagli attacchi dei Houthi.

La storia e il suo motto: «Basta il coraggio»

La nave prende il nome da Federico Martinengo, marinaio e aviatore morto in guerra il 9 settembre 1943. Fa parte del programma italo-francese FREMM (Fregate europee multi-missione), attraverso il quale le industrie della difesa di Italia e Francia collaborano alla progettazione e alla costruzione di navi militari. Le fregate sono generalmente unità più piccole rispetto a portaerei e cacciatorpediniere: possono essere impiegate nella caccia ai sommergibili, nell’intercettazione di droni e missili grazie a sistemi di difesa avanzati, oppure nella scorta a unità navali più grandi. Il suo motto è sufficit animus («Basta il coraggio»), un’espressione latina attribuita a Seneca e resa celebre in ambito militare all’inizio del Novecento da Gabriele D’Annunzio.

Missili antiaerei e antinave, cannoni e siluri

La fregata – costruita negli stabilimenti di Fincantieri in Liguria e varata nel 2017 – è dotata di missili antiaerei e antinave, cannoni e siluri. Inoltre può ospitare elicotteri ed è equipaggiata con sofisticati sistemi radar e sonar. È lunga 144 metri e larga quasi venti. La sua velocità massima è di circa 27 nodi, pari a circa 50 chilometri orari. Più nello specifico, si legge sul sito del ministero della Difesa, è dotata di cannoni MCGS (Medium Caliber Gun System) capaci di sparare fino a 120 colpi al minuto e di cambiare tipo di munizioni senza interrompere il fuoco. 

Dispone inoltre di diversi sistemi missilistici: il SAAM-ESD (surface anti air missile – extended self defence), che utilizza missili Aster 15 e 30 e che arrivano rispettivamente a un massimo di 30 e 120 chilometri. Oltre ai cannoni, i sistemi di attacco sono: il SSGWS (surface to surface guided weapon system) con missili anti-nave Teseo e il sistema MARTE, un missile aria-superficie imbarcato sugli elicotteri. Tra gli armamenti figurano anche una mitragliera SRA (short range artillery) da 25 mm e siluri MU90 di tipo lightweight, lanciati tramite il sistema TLS (torpedo launching system).

Non è l’unico supporto che l’Italia fornirà

Ma non è l’unico supporto che l’Italia fornirà: sul tavolo restano gli aiuti ai Paesi del Golfo annunciati nei giorni scorsi, per i quali c’è una riflessione in corso proprio a causa degli scenari in costante cambiamento. Spostare il potente sistema di difesa terra-aria Samp T in Kuwait o negli Emirati non è un’operazione facile e bisognerà capire se, con una progressiva riduzione dell’arsenale iraniano, l’utilizzo si rivelerà necessario oppure serviranno altri strumenti. L’utilizzo della contraerea italo-francese prevederebbe poi un team di almeno settanta persone appositamente addestrate e capaci di operare nelle varie postazioni, da quella di comando ai radar fino ad ogni lanciatore. Altri dispositivi, come gli stinger o gli stessi droni, potrebbero invece non richiedere l’invio di personale. Roma ha comunque a disposizione radar e una serie di strumenti di intelligence elettronica attraverso la rete satellitare.

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