La Pixar elimina la sottotrama gay del flop Elio: nella versione originale il protagonista si innamorava di un ragazzo

I dati dicono che Elio è un film che farà la storia della Pixar, lo studio d’animazione di proprietà della Disney più famoso del pianeta. Ma non sarà il capitolo più felice perché si è trattato di un clamoroso flop da oltre 100 milioni di dollari di perdita, preannunciato dal record negativo di peggiore debutto della storia dello studio (20,8 milioni nel primo weekend). In totale il film ha incassato 154 milioni in tutto il mondo: per restituire la misura, Inside Out 2, uscito qualche mese prima, ha incassato oltre un miliardo e mezzo. Le ragioni di un flop al botteghino non possono mai essere matematicamente, così come quelle di uno strepitoso successo, ma Elio ha avuto una storia piuttosto travagliata che direttore creativo della Pixar Pete Docter ha spiegato al Wall Street Journal.
Una questione di trama
Elio parla di un ragazzino solitario e introverso che sogna di essere rapito dagli alieni perché sente di non essere capito nel suo pianeta. Un giorno il suo desiderio si realizza: viene infatti prelevato da un’organizzazione intergalattica chiamata Communiverse, una sorta di assemblea dove si incontrano civiltà aliene provenienti da tutta la galassia per discutere e collaborare. A causa di un equivoco, però, gli extraterrestri credono che Elio sia il rappresentante ufficiale dell’umanità, una specie di ambasciatore della Terra. Da lì naturalmente parte la commedia, si susseguono le gag fino al classico happy ending. Questa però non era la trama originale: pare infatti che parte della narrativa del personaggio del giovane Elio passasse da una cotta omosessuale per un altro ragazzo con il quale sogna di crescere un bambino mentre gira sulla sua bicicletta rosa.
L’intervento della produzione
L’idea di un protagonista dichiaratamente gay era di Adrian Molina, già regista di Coco, messo a capo del progetto. Ma la Pixar ai tempi della produzione proveniva dai problemi legati ai risultati di Lightyear, film vietato in molti paesi medio-orientali e del Sud-Est Asiatico a causa di un bacio tra due donne che ha fatto molto discutere e nonché dalle polemiche legate alla prima serie televisiva originale della Pixar Animation Studios, Win or Lose, che prevedeva una sottotrama su un personaggio transgender, una ragazza chiamata Kai, poi di fatto resettato da un punto di vista drammaturgico rispetto la sua sessualità. Così, nel caso di Elio, la Pixar pare abbia scelto di muoversi in anticipo e chiedere ufficialmente a Molina di «rendere il personaggio più mascolino». Molina rifiuta, creando, pare, un momento di grande commozione nel cast tecnico all’annuncio del suo passo indietro, così il progetto finisce nelle mani delle registe Madeline Sharafian (Burrow) e Domee Shi (Red), ma la storia, monca della sottotrama queer non funziona.
Le parole di Pete Docter
A difendere le scelte della Pixar è stato Pete Docter, tre volte premio Oscar per il miglior film d’animazione per Up, Inside Out e Soul, ma lo ha fatto in maniera piuttosto scoordinata, dicendo al Wall Street Journal: «Stiamo facendo un film, non centinaia di milioni di dollari di terapia». Il direttore creativo della Pixar ammette che la politica dello studio guarderà in futuro all’efficacia economica delle sue opere, dando assoluta priorità a progetti che possano prevedere dei sequel. «Col passare del tempo – ha dichiarato – ho capito che il mio compito è assicurarmi che i film piacciano a tutti».
