Attacco a Erbil, la rivendicazione dei Guardiani del Sangue: il video delle milizie

Dietro l’attacco alla base italiana Camp Singara di Erbil potrebbe esserci la firma delle Brigate dei Guardiani del Sangue (Guardians of Blood). La milizia sciita filo-iraniana ha rivendicato l’azione con un video che mostra il lancio di droni kamikaze Shahed contro la base USA Camp Victory e l’aeroporto internazionale di Erbil, dove si trova il Camp Singara. Contrariamente a quanto ipotizzato poco dopo l’attacco, non si sarebbe trattato di un bombardamento missilistico, ma di un’operazione compiuta tramite droni.
La dinamica dell’attacco a Camp Singara
La notizia dell’attacco è arrivata in Italia in diretta televisiva. «Un missile ha appena colpito la nostra base ad Erbil, non so ancora con che esito. Non ci sono vittime tra il personale italiano», recitava l’SMS del ministro della Difesa Crosetto, letto dal deputato Angelo Bonelli durante la trasmissione Realpolitik su Rete4. A seguito delle verifiche sul campo, la base che ospita il contingente italiano non sarebbe stata colpita da missili, ma da droni.
Il video della rivendicazione e l’ombra dell’Iran
Nelle ore successive, sui social è comparsa la rivendicazione formale attribuita alla galassia dell’Islamic Resistance in Iraq. Il giornalista siriano Fared Al Mahlool ha diffuso su X un filmato attribuito alla brigata Guardians of Bloods, documentando l’utilizzo di droni kamikaze di fabbricazione iraniana (modello Shahed) contro gli obiettivi della coalizione.

Nel filmato compaiono scritte che indicano chiaramente gli obiettivi. In un fermo immagine si legge: «Brigate di resistenza islamica dei Guardiani del Sangue – 11 marzo 2026 – prendono di mira l’aeroporto di Erbil». Un altro cartello cita la base statunitense di Victoria (Camp Victory) nei pressi di Baghdad.
Chi sono i Guardiani del Sangue
Le Brigate dei Guardiani del Sangue (Saraya Awliya al-Dam) sono considerate una sigla di “facciata” utilizzata dalle principali milizie sciite sostenute da Teheran per rivendicare attacchi contro le forze occidentali, mantenendo un velo di negabilità plausibile. Tuttavia, recenti evidenze suggeriscono una struttura molto più complessa.
Secondo un’analisi del Middle East Media Research Institute (MEMRI), pubblicata a febbraio 2026, la galassia della Resistenza Islamica in Iraq, a cui il gruppo è affiliato, ha recentemente svelato l’esistenza di imponenti installazioni sotterranee. Si tratta di complessi di tunnel progettati per nascondere droni e missili d’attacco, rendendo le milizie capaci di colpire obiettivi sensibili come l’aeroporto di Erbil e Camp Singara sfuggendo alla sorveglianza aerea della coalizione.
