Cittadinanza, la Consulta promuove il decreto Tajani. Bocciate le questioni di legittimità sollevate sulle nuove norme

La Consulta ha respinto le questioni di legittimità costituzionale relative al decreto-legge 36/2025 in materia di cittadinanza. I giudici hanno ritenuto «in parte non fondate e in parte inammissibili le questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal Tribunale di Torino, aventi ad oggetto l’articolo 1 del decreto-legge numero 36 del 2025, convertito nella legge numero 74 del 2025, recante ‘Disposizioni urgenti in materia di cittadinanza’». La questione riguardava, in particolare, i criteri più stringenti con cui ottenere la cittadinanza italiana per discendenza, stabiliti dal governo Meloni. Ieri si è tenuta l’udienza pubblica.
Cosa è cambiato con il decreto Tajani
In base al decreto Tajani, su cui si è espressa la Corte Costituzionale, chi non ha presentato domanda entro il 27 marzo 2025 o non dimostra un legame fisico con il territorio rischia di non essere mai riconosciuto come cittadino. Questo per evitare di dare un titolo formale, privo di doveri e legami concreti, con lo Stato. Otto cittadini venezuelani però si sono rivolti al Tribunale di Torino. Chiedevano la cittadinanza italiana tramite discendenza. Il giudice torinese però, nel procedimento, aveva sospettato un contrasto con i principi costituzionali e perciò aveva inviato gli atti alla Consulta.
I dubbi del giudice di Torino
Il giudice torinese ha però ravvisato un possibile contrasto tra le nuove norme e la Costituzione, sospendendo il giudizio e inviando gli atti alla Consulta (ordinanza 25-06-2025). Voleva aver chiarezza sulla retroattività della norma. Perché nell’articolo 3 bis, che riguarda chi non ha mai acquistato la cittadinanza, chi è nato all’estero prima dell’entrata in vigore del decreto, a meno che non abbia già avviato una pratica legale o amministrativa. Secondo il magistrato, scritta così, c’era il pericolo di violazione dei principi di uguaglianza e ragionevolezza (art. 2 e 3 Cost.). Ora la decisione dei costituzionalisti: nessun rischio.
