Le dimissioni dello chef del Noma dopo le accuse di violenze ai dipendenti

René Redzepi, chef danese, ha annunciato le sue dimissioni dal ristorante Noma, da lui cofondato nel 2003 e diventato nel frattempo uno dei locali più prestigiosi al mondo. L’addio segue le accuse riguardo il suo comportamento «umiliante e violento» nei confronti del suo staff. Il mondo dell’alta cucina è da anni in protesta contro il trattaemnto riservato ai dipendenti.
L’addio di Redzepi
«Dopo oltre due decenni trascorsi a costruire e gestire questo ristorante, ho deciso di dimettermi», ha dichiarato Redzepi in un video su Instagram. Visibilmente commosso, si è scusato con il suo staff. Proprio mentre lo chef stava per trasferirsi a Los Angeles, il New York Times ha pubblicato un’inchiesta che descriveva dettagliatamente la violenza fisica e l’umiliazione pubblica perpetrate dallo chef contro il suo staff. L’articolo, basato sulle testimonianze di ex dipendenti e che copre il periodo dal 2009 al 2017, descrive episodi di dipendenti presi a pugni, colpiti con attrezzature da cucina e minacce da parte del proprietario del ristorante, che ha dichiarato di voler usare la sua influenza per danneggiare la reputazione dei lavoratori del settore.
Le scuse
«Ho lavorato per diventare un leader migliore e il Noma ha adottato misure significative per trasformare la sua cultura nel corso degli anni. Riconosco che questi cambiamenti non cancellano il passato», ha sottolineato lo chef 48enne. «Le scuse non bastano. Mi assumo la responsabilità delle mie azioni», ha dichiarato, aggiungendo di essersi anche dimesso dal consiglio di amministrazione di un’organizzazione benefica da lui fondata. Il Noma (con la “n” minuscola), abbreviazione delle parole danesi “nordisk” (settentrionale) e “mad” (cibo), ha aperto su un molo nel centro di Copenaghen nel 2003, prima di chiudere nel 2016 e riaprire due anni dopo in un quartiere leggermente più appartato della capitale danese.
