Il giallo del chirurgo “esiliato” a Londra: la Regione Campania chiede chiarimenti al Monaldi dopo la morte del piccolo Domenico

Il caso della morte del piccolo Domenico, avvenuta dopo un trapianto di cuore fallito nel reparto di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi di Napoli, torna al centro delle cronache per la gestione del personale medico. Come riporta il Corriere della Sera, la Regione Campania ha deciso di chiedere chiarimenti sulla posizione del dottor Mario Fittipaldi, cardiochirurgo salernitano con un curriculum internazionale di altissimo livello, che dal 2020 si trova in aspettativa proprio dal nosocomio napoletano per prestare servizio a Londra. La Direzione generale per la tutela della salute della Regione ha inviato una nota urgente alla direttrice dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, chiedendo conto delle «criticità nelle modalità di gestione dell’attività di cardiochirurgia pediatrica» e sollecitando una «segnalazione urgente – richiesta di informazioni». La mossa di Palazzo Santa Lucia nasce da una Pec inviata dallo stesso Fittipaldi, il quale ha denunciato come la sua professionalità sia stata ignorata a Napoli nonostante i titoli ottenuti in centri d’eccellenza mondiali.
Il percorso di Fittipaldi
Fittipaldi attualmente opera al Great Ormond Street Hospital for Children di Londra, il centro di trapianti cardiaci pediatrici più grande d’Europa. Eppure, nel 2020, pur avendo vinto il concorso al Monaldi, non era mai stato assegnato al reparto pediatrico (all’epoca diretto da Guido Oppido, finito al centro delle cronache per il caso di Domenico). Il chirurgo ha contestato la scelta dell’ospedale di dirottarlo nel reparto adulti mentre venivano assunti medici specializzandi o appena specializzati per la pediatria. Recentemente, l’Azienda gli aveva persino chiesto una ricostruzione della sua casistica operatoria, una condizione che Fittipaldi definisce «mai prevista nei bandi concorsuali precedenti» e che alimenterebbe «serie preoccupazioni circa la correttezza della modalità amministrative adottate dalla direzione strategica dell’Azienda».
Lo sfogo del medico: «Professionalità calpestata»
Già nel 2020, Fittipaldi aveva raccontato la sua amarezza in un’intervista al Fatto Quotidiano, spiegando i motivi del suo ritorno forzato all’estero: «Dopo anni di lavoro all’estero sono rientrato in Italia ma in questi mesi non mi è stato permesso di fare il mio lavoro. Nonostante il mio training specifico, non mi è stata data la possibilità di lavorare in cardiochirurgia pediatrica. Anzi l’Unità cui sono stato assegnato, per affinità chirurgica dovrebbe occuparsi solo di pazienti adolescenti, ma di fatto non è cosi».
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Le «incompatibilità ambientali»
Le difficoltà incontrate nel tentativo di integrarsi nel team del Monaldi erano state definite come «incompatibilità ambientali». Secondo il medico, la gestione interna dell’ospedale avrebbe ignorato i percorsi assistenziali ufficiali della Regione: «La Regione Campania ha delineato percorsi assistenziali ben definiti ma all’interno dell’azienda si sono invece creati percorsi paralleli a quelli già esistenti. In questa condizione così anomala la mia professionalità è stata calpestata. In quasi sei mesi sono stato assegnato all’attività chirurgica in rarissime occasioni, senza essere coinvolto né supportato nei processi assistenziali».
