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Garlasco, le 50 querele dei Cappa contro il «circo mediatico». Nel mirino anche Giletti e Mascolo: «Solo fango, ho fatto il mio mestiere»

13 Marzo 2026 - 09:21 Cecilia Dardana
famiglia cappa garlasco
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La famiglia dello storico avvocato presenta una pioggia di esposti alla Procura di Milano contro giornalisti e opinionisti. Olga Mascolo a Open: «Mai travalicato il diritto di cronaca, sono serena»

Quella che sta andando in scena a diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi è una vera e propria controffensiva legale firmata dalla famiglia Cappa. Ermanno Cappa, sua moglie Maria Rosa Poggi (zia della vittima) e le figlie gemelle, Paola e Stefania, hanno deciso di rompere il silenzio, ma non davanti alle telecamere. Lo hanno fatto depositando oltre cinquanta denunce presso la Procura di Milano. Lo riporta Luca Fazzo su Il Giornale, che spiega anche come l’obiettivo sarebbe colpire quello che definiscono il «circo mediatico» alimentato da «illazioni dei complottisti». Il Procuratore Marcello Viola ha affidato l’intero fascicolo a un unico magistrato, il pm Antonio Pansa. Sotto la lente degli avvocati dei Cappa sono finiti giornali, blog, social, ma soprattutto trasmissioni televisive che, con la riapertura delle indagini a Pavia, hanno ridato fiato a vecchie piste e testimonianze già ampiamente smentite, come quelle di Marco Muschitta e Gianni Bruscagin.

I nomi emersi

Tra i destinatari degli esposti figurerebbero nomi del giornalismo televisivo come Massimo Giletti (Lo Stato delle cose, Rai 3) e Olga Mascolo (Storie Italiane, Rai 1), oltre all’ex maresciallo Francesco Marchetto e all’avvocato Antonio De Rensis (parrebbe in concorso con Mascolo), legale di Alberto Stasi. La famiglia Cappa contesterebbe duramente le ricostruzioni che tentano di legare le gemelle a moventi alternativi, come le teorie “dietrologiche” sul Santuario della Bozzola. Ma c’è di più: secondo alcune indiscrezioni, i Cappa ipotizzerebbero addirittura un «depistaggio organizzato», una strategia coordinata per sabotare i nuovi accertamenti della Procura di Pavia e allontanare i sospetti dai reali responsabili.

Olga Mascolo a Open: «Mai travalicato i confini del diritto di cronaca»

Contattata da Open, Olga Mascolo ha risposto con fermezza alle accuse e alla citazione diretta nel pezzo di Fazzo: «Io non farò il 335 (la richiesta ex. art. 335 c.p.p., da presentare all’Ufficio del Casellario, consente di ricevere comunicazione circa l’iscrizione del proprio nome nel Registro delle Notizie di Reato in qualità di indagato o di persona offesa, ndr) per sapere se sono indagata o altro. Non lo faccio per due ragioni: la prima è perché si tratta di un’indagine a una fase molto iniziale, di cui si sa molto poco; e poi perché non ho la minima preoccupazione su quello che mi riguarda». «

Non ho mai travalicato i confini del diritto di cronaca, ho sempre utilizzato il condizionale, ho riportato le notizie e ho espresso le mie perplessità sulla vicenda di Muschitta, e penso che sia pienamente nel mio diritto. Mi risulta molto strano essere citata in concorso in questo articolo con l’avvocato De Rensis, quando io e lui non ci siamo mai visti, se non in diretta, ma non gli ho mai fatto io direttamente delle domande. Marchetto, non è una novità, da sempre sostiene che avrebbe voluto indagare di più sulle gemelle Cappa, non lo ha fatto, sappiamo la sua vicenda, però sono cose che ha detto lui».

«Non ho ricevuto niente»

Mascolo ha poi aggiunto: «Io non ho ricevuto niente. Ma so per certo invece che i nomi delle persone coinvolte dai Cappa sono una marea, praticamente chiunque li abbia nominati o abbia parlato della vicenda Muschitta. I giornalisti hanno il dovere di riportare quello che avviene e di esprimere perplessità se queste ci sono. Nelle indagini su Garlasco ci sono stati così tanti errori che a volte sembrerebbe anche difficile non pensare al dolo. Ma tutti i nodi vengono al pettine».

Il post sui social e il chiarimento

Olga Mascolo aveva già affidato a Facebook uno sfogo amaro, definendo le citazioni nell’articolo come «fango» e rivendicando la libertà sancita dall’articolo 21 della Costituzione: «A me è parso strano che venisse citato solo il mio nome, per ben due volte, se gli esposti sono 51. Sembra solo fango, un pour parler». Sotto lo stesso post è intervenuto lo stesso autore dell’articolo, Luca Fazzo, cercando di smorzare i toni: «Perché ho fatto quei nomi? Perché sono gli unici di cui ho avuto contezza», ha scritto il giornalista, ribadendo la stima per la collega. «Di due cose sono certo: tu hai fatto bene il tuo mestiere, e quando invece che con i colpevoli ce la si prende con i giornalisti è sempre un brutto momento».

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