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L’eurodeputato indagato per lo scandalo Huawei, ma non era lui: l’ultima gaffe dei pm di Bruxelles. Il caso del maltese Attard

13 Marzo 2026 - 23:27 Alba Romano
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Daniel Attard era stato accusato di aver incassato denaro «sospetto» dalla Cina. Ma in realtà il conto corrente appartiene a un imprenditore suo connazionale

Il suo nome era finito nel cosiddetto «Huaweigate», lo scandalo di presunta corruzione e lobbying illecito che coinvolge il colosso tecnologico cinese Huawei e alcuni membri del Parlamento europeo. In realtà, si è scoperto che non c’entrava niente con quella vicenda. Il protagonista della storia è Daniel Attard, europdeputato maltese, accusato lo scorso anno dalla procura federale belga di aver incassato somme di denaro «sospette» da conti bancari in Cina e a Hong Kong. Nelle scorse ore, scrive Politico, gli stessi pm hanno ammesso il clamoroso errore.

L’altro Daniel Attard

Secondo fonti a conoscenza dell’indagine, i magistrati avrebbero “scambiato” l’identità del titolare del conto bancario, che apparteneva in realtà a un imprenditore maltese con lo stesso nome, coinvolto in un’indagine legata ai cosiddetti passaporti d’oro. Tra le ragioni presentate dai magistrati per la richiesta di revoca dell’immunità di Attard figuravano, oltre ai presunti pagamenti sospetti, anche una serie di contatti con lobbisti di Huawei, inclusi alcuni biglietti per lo stadio regalati che, secondo le carte dell’inchiesta, sarebbero invece stati effettivamente indirizzati all’eurodeputato accostato all’indagine.

Le altre gaffe dei pm

Avviata nel 2025, l’indagine sul cosiddetto Huaweigate è stata fin dall’inizio accompagnata da polemiche. I magistrati belgi avevano chiesto al Parlamento europeo di revocare l’immunità a cinque eurodeputati, tra cui lo stesso Attard, salvo poi ritirare poche ore dopo la richiesta nei confronti dell’eurodeputata italiana Giusi Princi, dopo essersi resi conto che non era ancora stata eletta al momento dei fatti contestati. Il caso di omonimia dell’eurodeputato maltese ricorda un po’ quanto accaduto nel 2023 al premier portoghese Antonio Costa, oggi presidente del Consiglio europeo: si dimise dopo un’accusa di corruzione da parte dei pm, che però si erano confusi con un suo ministro quasi omonimo.

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