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Iran, Trump fa bombardare l’isola di Kharg

donald trump bombardamento isola di kharg
donald trump bombardamento isola di kharg
Il presidente: ho risparmiato le infrastrutture petrolifere, ma se Teheran continua a bloccare lo stretto di Hormuz rivedrò la mia decisione. Attraverso l'isola passa l'80% del greggio iraniano

«Pochi istanti fa, su mio ordine, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha eseguito uno dei più potenti raid aerei nella storia del Medio Oriente, annientando totalmente ogni obiettivo militare nel fiore all’occhiello dell’Iran: l’isola di Kharg». Donald Trump annuncia su Truth l’attacco a uno degli obiettivi strategici della guerra contro Teheran. L’isola di Kharg era uno degli obiettivi degli Stati Uniti e finora era stata risparmiata dai bombardamenti per motivi strategici. L’annuncio del presidente è direttamente collegato alla crisi dello Stretto di Hormuz, come dice lui stesso nel post: «Tuttavia, per senso di decenza, ho scelto di non distruggere le infrastrutture petrolifere presenti sull’isola. Ciononostante, qualora l’Iran – o chiunque altro – dovesse compiere azioni volte a ostacolare il libero e sicuro transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, riconsidererò immediatamente tale decisione».

L’isola di Kharg

Il bombardamento dell’isola di Kharg è stata fin da subito un’opzione strategica nella guerra di Usa e Israele all’Iran. Nei giorni scorsi il Washington Post aveva parlato di quattro scenari per la fine delle ostilità. Una di questa era la conquista dell’isola. Che è sempre rimasta sguarnita perché Teheran ha deciso di concentrare le risorse altrove. Un’azione di terra però è difficile da organizzare: ci vogliono elicotteri e sbarchi sulla costa. Dall’isola transita circa l’80% dell’export petrolifero di Teheran. «Durante il mio primo mandato, e ancora oggi ho ricostruito le nostre forze armate trasformandole nella forza di gran lunga più letale, potente ed efficace al mondo. L’Iran non ha alcuna capacità di difendere nulla di ciò che vogliamo attaccare: non c’è nulla che possano fare al riguardo!», ha ricordato Trump.

L’invito alla resa

Il presidente ha invitato i Pasdaran alla resa: «Le forze armate iraniane, e tutti coloro che sono coinvolti con questo regime terroristico, farebbero bene a deporre le armi, per salvare ciò che resta del loro paese; e non è molto!», ha concluso. Trump ha scelto di bombardare l’isola per fermare il tiro al bersaglio dell’Iran sulle petroliere che si trovano nello stretto. Ma la mossa serve anche per segnalare alla Cina, unico paese ancora destinatario del petrolio in uscita da Teheran, di impegnarsi per favorire la regolarità del traffico marittimo. Gli impianti di lavorazione del petrolio situati a Kharg costituiscono un pilastro dell’economia iraniana. Qualsiasi interruzione delle attività di raffinazione potrebbe paralizzare l’economia del paese, già in forte difficoltà dopo due settimane di attacchi.

La Us Navy

L’obiettivo strategico delle incursioni sull’isola fa emergere la minaccia di futuri attacchi contro le infrastrutture petrolifere come una significativa escalation nell’impegno degli Stati Uniti di garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Trump ha preannunciato l’invio della Us Navy per scortare le petroliere nella navigazione attraverso la cruciale via d’acqua, dopo che le unità navali iraniane ne avevano di fatto bloccato il transito in risposta al conflitto in corso, innescando un balzo dei prezzi delle quotazioni del greggio anche oltre i 100 dollari al barile.

La risposta dell’Iran

Le forze armate iraniane hanno risposto affermando che qualsiasi attacco alle infrastrutture petrolifere ed energetiche del paese porterebbe ad attacchi contro le strutture delle compagnie petrolifere che collaborano con gli Stati Uniti nella regione, secondo quanto riportato dai media iraniani. L’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Fars ha riferito, citando fonti, che più di 15 esplosioni sono state udite sull’isola di Kharg durante gli attacchi statunitensi. Le fonti hanno affermato che gli attacchi hanno preso di mira le difese aeree, una base navale e le strutture aeroportuali, ma non hanno causato danni alle infrastrutture petrolifere. I mercati erano in attesa di un segnale che gli attacchi statunitensi avessero danneggiato la complessa rete di oleodotti, terminali e serbatoi di stoccaggio dell’isola. Anche interruzioni minori potrebbero ulteriormente restringere l’offerta globale, aumentando la pressione su un mercato già volatile.

La scorta

Trump ha anche detto ieri ai giornalisti che la Marina statunitense inizierà «presto» a scortare le petroliere attraverso lo stretto. Sebbene in precedenza avesse affermato che la guerra sarebbe durata solo poche settimane, si è rifiutato di prevedere pubblicamente una data di fine del conflitto. «Non posso dirvelo», ha detto ai giornalisti. «Voglio dire, ho una mia idea, ma a cosa serve? Sarà solo finché sarà necessario». L’Iran ha continuato a esportare petrolio greggio, mentre altri produttori del Golfo hanno interrotto le loro spedizioni per timore di attacchi iraniani. Secondo le immagini satellitari esaminate da TankerTrackers.com, mercoledì diverse petroliere di grandi dimensioni stavano caricando petrolio greggio a Kharg. Dal 28 febbraio a mercoledì, l’Iran ha esportato tra 1,1 milioni e 1,5 milioni di barili al giorno.

I rinforzi

Secondo la stampa americana gli Stati Uniti invieranno rinforzi in Medio Oriente: il New York Times riporta l’invio di circa 2.500 Marines e tre navi aggiuntive. Il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi, riferisce che la nave d’assalto Tripoli, con base in Giappone, e i suoi Marines si stanno dirigendo verso la stessa regione.

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