Milano, flash mob davanti alla Hoepli. I piccoli librai: «La chiusura di un gigante fa sentire fragili anche noi»

Le note di La libertà di Giorgio Gaber risuonano in via Hoepli, a Milano, mentre, sotto la pioggia, centinaia di persone sono radunate davanti all’ononima libreria per un flash mob contro la decisione della società di liquidare la casa editrice e chiudere il negozio. La decisione, maturata nelle scorse settimane, arriva dopo un periodo di difficoltà economiche e tensioni interne alla proprietà. La sua chiusura è stata recepita da molti come un campanello d’allarme per l’intero settore. Come commenta Alice Piciocchi, titolare di NOI libreria, «Se chiude un gigante del genere è come se venisse meno una colonna portante dell’edificio culturale milanese. Mi fa sentire più fragile e ricorda che questa liquidazione non è un caso isolato, ma un rischio che riguarda anche molte librerie indipendenti». C’è tristezza anche nelle parole di un’altra libraia, Elena Battaglia della libreria l’Accademia: Per la città di Milano Hoepli è un’istituzione storica, un po’ come i panzerotti di Luini».
Il flash mob in via Hoepli
«Quando l’ultima libreria sarà chiusa, l’ultimo libro letto, l’ultimo autore dimenticato, vi renderete conto che non si può mangiare denaro». È questo il monito letto in diverse lingue durante il presidio a Milano per sottolineare l’internazionalità di un luogo che da 156 anni rappresenta un’istituzione culturale non solo per Milano, ma per tutta l’Italia. La libreria è infatti un riferimento a livello nazionale per via dell’omonima casa editrice. Al flash mob, sostenuto dai sindacati SLC CGIL, Fistel CISL e UILCOM UIL di Milano, partecipano non solo i dipendenti della libreria ma anche molti cittadini e clienti. Tra i manifestanti compaiono cartelli con slogan come «la storia di Milano non si liquida» e «senza Hoepli non è Milano». Molti lasciano anche un messaggio su un grande cartellone, dove con alcune penne messe a disposizione è possibile scrivere cosa rappresenti per loro la libreria.


La mobilitazione, però, era iniziata già nei giorni precedenti online, con una petizione pubblicata su Change.org che ha superato le 41mila firme e chiede al Comune di riconoscere la Hoepli come negozio storico, per tutelare un patrimonio culturale che molti ormai considerano parte dell’identità della città.
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Dalla Galleria De Cristoforis a via Hoepli, una storia lunga 156 anni
Durante il presidio viene ricordato come la libreria Hoepli sia riuscita ad attraversare alcune delle fasi più difficili della storia del Paese, dalle due guerre mondiali fino alla più recente pandemia. La sua storia inizia nel 1870, quando l’editore svizzero Ulrico Hoepli apre la libreria nella Galleria De Cristoforis, in corso Vittorio Emanuele a Milano. Già l’anno successivo all’attività di vendita si affianca quella editoriale e, nel 1878 il marchio può contare su circa duemila titoli in catalogo, con una particolare attenzione ai manuali scolastici. Negli anni la libreria diventa uno dei punti di riferimento dell’editoria italiana e, dopo i gravi danni subiti durante la Seconda guerra mondiale, l’attività si trasferisce nell’attuale sede di via Hoepli. Una storia lunga più di un secolo e mezzo che oggi rischia però di interrompersi dopo la decisione dell’assemblea dei soci del 10 marzo 2026 di mettere la società in liquidazione. Tra le motivazioni citate figurano risultati negativi legati all’andamento del mercato editoriale e librario e un «conflitto endosocietario».
Il destino degli 89 dipendenti
La liquidazione non colpisce solo un simbolo culturale della città, ma lascia nell’incertezza anche 89 dipendenti della libreria. Per loro è prevista la cassa integrazione a zero ore, una misura che sospende completamente l’attività lavorativa. La vicenda Hoepli riporta così l’attenzione sulle difficoltà strutturali che oggi affronta il settore, in particolare quello delle librerie indipendenti.
A Milano se ne contano circa una trentina, realtà diverse tra loro ma accomunate da un mercato sempre più complesso. Alice Piciocchi, titolare di NOI libreria, descrive la gestione quotidiana di una libreria come un «esercizio di equilibrismo» tra sopravvivenza commerciale e una linea editoriale spesso «laterale e scomoda». I librai indipendenti, spiega, restano l’anello debole della filiera, con pochissimi margini di negoziazione nei confronti dei grandi distributori.
La resistenza delle librerie indipendenti
Anche Elena Battaglia, della libreria L’Accademia di Milano e autrice della newsletter la libraia senza filtri, sottolinea le difficoltà strutturali del settore. Gli aiuti istituzionali, come le riduzioni sulla TARI previste dal Comune, risultano spesso «tappabuchi» che incidono poco su un mercato in contrazione. Dal 2013, ricorda, in Italia hanno già chiuso circa mille librerie indipendenti. Per resistere dai colossi online e dalle grandi catene, i librai puntano a differenziarsi soprattutto sulla relazione con i lettori. «A mio avviso – continua Battaglia – noi piccole librerie dobbiamo puntare su ciò che ci fa rimanere vivi, cioè proprio il rapporto umano con il cliente. La mia forza è il fatto di poter selezionare e consigliare ai clienti dei libri che magari nelle librerie di catena non entrano».
Un altro aspetto su cui le piccole librerie puntano sono gli incontri con autori, i festival e le attività culturali. In questo modo le librerie diventano luoghi di incontro e scambio, presìdi culturali che contribuiscono alla vita dei quartieri, ma che spesso non ricevono un riconoscimento adeguato dalle istituzioni. Una dimensione che, secondo Cristina Di Canio, fondatrice della Scatola Lilla, resta difficile da sostituire online. Però, allo stesso tempo, Di Canio racconta che «il Covid ci ha insegnato che dobbiamo stare al passo. E quindi oggi secondo me una libreria, anche indipendente, è bene che abbia un sito online dove la gente possa acquistare. Io l’ho fatto e ho lettori in tutta Italia. E a quelli di Milano citofona direttamente mio papà, che è in pensione è che diventato il mio corriere».
