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Perché la Spagna dice no a Trump e Netanyahu

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Il ministro degli Esteri Albares: «La Spagna non ha iniziato questa guerra che colpisce così direttamente l'economia delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese europee. L'opposizione non è tra vecchio e nuovo ordine internazionale, ma tra ordine e disordine»

José Manuel Albares, ministro degli Esteri della Spagna, spiega oggi in un’intervista a Repubblica perché il governo del socialista Pedro Sánchez ha detto no a Usa e Israele nella guerra contro l’Iran. «Siamo coerenti e rispondiamo ai valori di pace e solidarietà della società spagnola, e sono sicuro che siano anche i valori della gran parte degli europei», esordisce. Madrid ha anche revocato la sua ambasciatrice a Tel Aviv: «L’ambasciata spagnola in Israele è pienamente operativa. A guidarla c’è una incaricata d’affari, esattamente come avviene da quasi due anni nell’ambasciata israeliana in Spagna, ovvero da quando Israele ha rimosso la sua diplomatica di allora. Siamo esattamente allo stesso livello. Nel frattempo, abbiamo cercato di mantenere le migliori relazioni possibili, nonostante i sistematici insulti e calunnie ricevuti da Israele, che la settimana scorsa si sono ripetuti in modo molto aggressivo».

La Spagna e il no a Usa e Israele sulla guerra del Golfo

Trump ha minacciato ritorsioni nei confronti del paese. Il ministro degli Esteri sul punto minimizza: «Non c’è motivo di temere ritorsioni. Siamo un alleato affidabile della Nato, con una presenza militare storica sul fianco est. Difendiamo lo spazio aereo dei Paesi baltici, abbiamo truppe in Slovacchia, in Lettonia, in Romania, in Turchia e una presenza significativa nella missione Nato in Iraq. Contiamo sulla solidarietà europea, naturalmente, come ha ribadito la Commissione Europea. La Spagna è solidale anche con i suoi partner e alleati. L’abbiamo dimostrato con Cipro, dove abbiamo inviato una fregata per difendere la sicurezza del suo spazio aereo, con l’integrità territoriale della Danimarca e con i Paesi europei che hanno subito pressioni tariffarie inaccettabili».

Il rifiuto e le basi

Albares dice che «Gli Usa sono l’alleato naturale storico dell’Europa. Abbiamo una relazione reciprocamente vantaggiosa, con investimenti molto diversificati in entrambe le direzioni e, sul piano commerciale, con un surplus per gli Stati Uniti. Siamo un grande acquirente di gas naturale liquefatto dagli Usa. Oltre a essere alleati Nato, la nostra cooperazione nella difesa si basa su un accordo bilaterale che contempla l’uso congiunto di due basi, Morón e Rota, che sono di sovranità spagnola. È la relazione che c’è tra due alleati che condividono sicurezza e prosperità, sulla base del dialogo, del rispetto e del beneficio reciproco. Abbiamo la ferma volontà di mantenere rapporti più stretti possibili con gli Stati Uniti».

E ancora: «La Spagna non ha iniziato questa guerra che colpisce così direttamente l’economia delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese europee. L’opposizione non è tra vecchio e nuovo ordine internazionale, ma tra ordine e disordine, tra diritto internazionale e legge del più forte che porta al caos. La Ue è chi più deve difendere il diritto internazionale essendo di per sé una creazione basata sul diritto».

Il no alla guerra

Sul no alla guerra, il ministro spiega che «non è la prima volta che questo governo vive una situazione simile. È successo con la nostra posizione su Gaza e il riconoscimento dello Stato di Palestina. Siamo stati i primi e un gran numero di Paesi ci ha seguito». Infine, il monito sull’Unione: «La Ue è un progetto di pace e deve continuare a esserlo. Ora dobbiamo lavorare anche per la de-escalation. Per questo ho intensificato i miei contatti con i miei omologhi in Medio Oriente. La Spagna non supporta né supporterà alcuna azione che rafforzi questa guerra».

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