Iran, Araghchi: «Mojtaba Khamenei sta bene e governa il Paese». Seul valuta l’invio di navi a Hormuz. I Pasdaran: «Uccideremo Netanyahu» – La diretta

Nel sedicesimo giorno della guerra tra Usa, Israele e Iran, si fanno i conti con l’attacco statunitense sull’isola di Kharg, cioè l’hub più importante del petrolio di Teheran. Il Pentagono rivendica la distruzione di 90 obiettivi militari ma la tensione si sposta ora sullo Stretto di Hormuz, dove Donald Trump sollecita una coalizione internazionale che vede però la Francia sfilarsi apertamente. Mentre il regime iraniano minaccia ritorsioni dirette contro i porti degli Emirati e i terminal petroliferi dell’area, il fronte nord si infiamma con Israele ormai pronto all’invasione del Libano per neutralizzare Hezbollah. Il presidente Usa non è pronto a un accordo, nonostante la disponibilità di Teheran: «I termini non sono ancora abbastanza buoni. Mojtaba Khamenei? Non so neanche se sia vivo».
Araghchi: «Mojtaba Khamenei sta bene e governa l'Iran»
«La Guida Suprema Mojtaba Khamenei gode di buona salute e governa pienamente il Paese». Lo ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in risposta alle notizie sull’assenza di Khamenei dalla vita pubblica e in tv da quando è stato eletto la scorsa settimana. «La situazione nel Paese è stabile», ha aggiunto Araghchi, citato dall’agenzia Irna. Il presidente Donald Trump ha dichiarato ieri di non sapere nemmeno se Mojtaba Khamenei sia vivo. Anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva affermato che Khamenei è «ferito e probabilmente sfigurato»
Seul: «Valutiamo con attenzione la richiesta di Trump su Hormuz»
La Corea del Sud «valuterà con attenzione» la richiesta di Donald Trump di «inviare navi da guerra» nello Stretto di Hormuz per «garantire che rimanga aperto»: lo ha affermato un funzionario presidenziale citato dall’agenzia Yonhap, aggiungendo che Seul si trova «in comunicazione stretta» con Washington sull’argomento. «La sicurezza delle rotte marittime internazionali e la libertà di navigazione sono nell’interesse di tutti i Paesi e sono protette dal diritto internazionale», ha dichiarato il funzionario coreano. «Sulla base di questo principio, speriamo che la rete logistica marittima globale torni rapidamente alla normalità».
MotoGP, è ufficiale: Gp del Qatar rinviato a novembre
Il Gran Premio del Qatar del motomondiale, previsto per aprile, è stato posticipato all’8 novembre a causa, informa la MotoGp, della persistente situazione geopolitica in Medio Oriente. Di conseguenza, il Gran Premio del Portogallo a Portimão si svolgerà il 22 novembre, mentre la gara finale della stagione a Valencia è stata spostata al 29 novembre, senza alcuna modifica al calendario del MotoGP 2026. Il ceo della MotoGp, Carmelo Ezpeleta, spiega che «la decisione è stata presa in coordinamento con la federazione mondiale e i nostri partner in Qatar e in tutto il paddock. La priorità è sempre la sicurezza di tutti».
Israele lancia una nuova ondata di attacchi su larga scala sull'Iran occidentale
L’esercito israeliano ha annunciato di aver «avviato, poco fa, una ondata di attacchi su larga scala contro le infrastrutture del regime terroristico iraniano nell’Iran occidentale».
Pasdaran, attaccata con missili la base di Al Dhafra negli Emirati
I Pasdaran hanno affermato di aver attaccato la base aerea di Al Dhafra, situata negli Emirati Arabi Uniti e utilizzata dagli Usa, con «10 missili Fatah e Ghadr»: lo indica un comunicato. In aggiunta, i Pasdaran hanno riferito che tre navi iraniane sanzionate dagli Usa, che erano state sequestrate dall’India, sono state autorizzate a ripartire, dopo che Teheran ha concesso ad alcune imbarcazioni indiane di attraversare lo Stretto di Hormuz. «Le azioni dell’Iran hanno dato i loro frutti nella battaglia dei mari… Questo è il vero modello usato per eliminare minacce e sanzioni», ha dichiarato su X il comandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie Alireza Tangsiri.
Pasdaran: «Bbraccheremo e uccideremo Netanyahu»
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato che continueranno a «dare la caccia e a uccidere con tutte le forze» Benjamin Netanyahu. In un comunicato ufficiale diffuso dall’agenzia Fars, i Pasdaran cavalcano il giallo sulla sorte del leader israeliano, affermando che «l’incertezza sul destino del criminale Primo Ministro sionista» e le voci su una sua possibile morte o fuga rivelano la «crisi e l’instabilità» dello Stato ebraico.
Sul piano militare, il regime rivendica il successo di un’operazione congiunta che avrebbe colpito duramente i «criminali terroristi sionisti americani» come ritorsione per i martiri iraniani. Secondo Teheran, i missili pesanti delle Guardie Rivoluzionarie avrebbero devastato i settori industriali di Tel Aviv e tre basi statunitensi nella regione: la base aerea di Harir a Erbil e quelle di Ali Salem e Arifjan. «Il suono continuo delle sirene delle ambulanze», scrivono i Pasdaran, confermerebbe la «profondità dell’impatto» dell’attacco, nonostante il tentativo delle istituzioni di nascondere il reale numero di morti e feriti tra le forze americane e israeliane.
Pasdaran rivendicano attacchi su Israele, Iraq e Kuwait
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) ha affermato di aver preso di mira Israele e tre basi statunitensi in Iraq e Kuwait. «Il suono continuo delle sirene delle ambulanze» in Israele e le ammissioni delle autorità israeliane sul “numero crescente di morti e feriti” rivelano la «profondità dell’impatto dei missili pesanti» dell’Irgc nei settori industriali di Tel Aviv, si legge in un comunicato, pubblicato da Al-Jazeera. Ha inoltre affermato che la base aerea di Harir a Erbil, in Iraq, così come le basi di Ali Al Salem e Arifjan, che ospitano truppe statunitensi in Kuwait, sono state «distrutte da potenti missili e droni iraniani».
Droni e missili intercettati su Arabia Saudita e Giordania
Il Ministero della Difesa saudita afferma che tre droni sono stati intercettati e distrutti nella regione orientale del Paese. Lo fa sapere Al-Jazeera, secondo cui inoltre sono state udite delle esplosioni nella città di Irbid, in Giordania, in seguito all’intercettazione di missili.
Trump: «Sanzioni sul petrolio russo ripristinate a crisi finita»
Donald Trump giustifica la parziale sospensione delle sanzioni sul petrolio russo con una priorità energetica assoluta: «Voglio ci sia petrolio per il mondo. Voglio che ci sia petrolio», ha dichiarato alla Nbc, assicurando che le restrizioni del 2022 «saranno ripristinate non appena la crisi sarà terminata». Il tycoon ha poi spostato l’attenzione sul fronte ucraino, attaccando frontalmente Volodymyr Zelensky: «Sono sorpreso che Zelensky non voglia raggiungere un accordo. Dite a Zelensky di trovare un accordo, perché Putin è disposto a farlo».
Sul delicato fronte dell’intelligence, Trump ha risposto con ambiguità ai sospetti di uno scambio di informazioni militari tra Mosca e Teheran contro le truppe USA: «Forse la Russia sta fornendo informazioni, forse no», ammettendo però che gli Stati Uniti «stanno agendo allo stesso modo» fornendo dati a Kiev nel tentativo di ristabilire la pace. Fredda, infine, la reazione all’offerta ucraina di supporto contro i droni iraniani: «Non abbiamo bisogno di aiuto», ha tagliato corto il Presidente, aggiungendo che «l’ultima persona da cui ci serve aiuto è Zelensky», pur senza confermare se Washington abbia già integrato tecnologie di intercettazione fornite da Kiev.
Trump: «Non so nemmeno se Mojtaba Khamenei sia vivo»
Donald Trump lancia un’ombra pesantissima sulla leadership di Teheran, mettendo pubblicamente in dubbio che la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, sia ancora in vita dopo la sua mancata apparizione video di giovedì scorso. «Non so nemmeno se sia vivo. Finora nessuno è riuscito a mostrarlo», ha incalzato il tycoon in un’intervista alla Nbc, bollando la notizia del decesso come una «voce di corridoio» ma aggiungendo con sarcasmo che, se fosse vivo, «dovrebbe fare qualcosa di molto intelligente per il suo Paese: arrendersi».
Il Presidente americano ha evitato di indicare un successore preferito, limitandosi a osservare che «ci sono persone ancora in vita che sarebbero ottimi leader per il futuro del Paese», mantenendo però il massimo riserbo su eventuali contatti diretti per «non metterli in pericolo». Trump si è detto inoltre «sorpreso» dall’aggressività iraniana verso i vicini regionali, definendo gli attacchi contro partner come Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita — descritti come «eccezionali» — come azioni «del tutto immotivate» e rappresentanti «la sorpresa più grande» dell’intera crisi.
Trump: «Impegno da diversi Paesi su sicurezza Stretto di Hormuz»
Donald Trump alza la pressione internazionale chiedendo a «numerosi Paesi colpiti dalle prepotenze dell’Iran» di partecipare attivamente alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz. In un’intervista alla Nbc, il Presidente ha confermato che diversi alleati si sono già impegnati a contribuire, definendo la missione «un’ottima iniziativa», pur mantenendo il riserbo sui nomi dei coinvolti e sulla possibilità che la Marina Usa inizi a scortare direttamente i mercantili con un sibillino «non voglio dire nulla».
Attraverso i suoi canali social, il tycoon ha chiamato a raccolta nazioni come Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito, esortandole a inviare navi da guerra per contrastare quella che definisce una «restrizione artificiale» al commercio globale. Trump ha poi rivendicato con estrema durezza l’attacco all’isola strategica di Kharg: «Abbiamo totalmente demolito l’isola di Kharg, ma potremmo colpirla ancora qualche volta, giusto per divertimento. L’abbiamo totalmente decimata», ha dichiarato, precisando però che le infrastrutture energetiche sono state risparmiate per evitare tempi di ricostruzione biblici. Mentre i prezzi del greggio schizzano verso l’alto, la linea di Washington resta quella del pattugliamento a «grande intensità» per garantire che il passaggio marittimo rimanga aperto nonostante le minacce di Teheran.
Trump: «Non ancora pronto per accordo che concluda la guerra»
Donald Trump frena bruscamente sulle speranze di una tregua immediata. Nonostante i segnali di apertura arrivati da Teheran, il Presidente americano ha chiarito in un’intervista alla Nbc di non voler cedere il passo «perché i termini non sono ancora abbastanza buoni». Il tycoon, pur confermando che «l’Iran vuole stringere un accordo», ha ribadito la necessità di condizioni «molto solide», blindando il segreto sui dettagli del negoziato con un secco «non voglio rivelarvelo», pur ponendo l’abbandono totale delle ambizioni nucleari iraniane come pilastro imprescindibile.
Sul piano militare, Trump ostenta sicurezza dopo i raid dei giorni scorsi, parlando di un’operazione «ben in anticipo sulla tabella di marcia» in cui, a suo dire, «non è rimasto praticamente nulla da colpire». Secondo la Casa Bianca, la capacità offensiva di Teheran sarebbe ormai agli sgoccioli: «l’unico potere che possiedono», ha spiegato il Presidente riferendosi a mine e missili a corto raggio, «può essere neutralizzato in tempi relativamente brevi». La strategia di pressione massima punta alla distruzione totale dell’arsenale nemico: «Abbiamo neutralizzato la maggior parte dei loro missili e droni», ha concluso Trump, assicurando che nel giro di quarantotto ore ogni residua capacità produttiva iraniana «sarà totalmente annientata».
Forti esplosioni udite a Manama, in Bahrein
Due giornalisti dell’AFP hanno riferito di forti esplosioni nella capitale del Bahrein, Manama, nelle prime ore di oggi. Il Bahrein ha dichiarato di aver intercettato 125 missili e 203 droni dall’inizio degli attacchi iraniani, che hanno causato due morti nel regno e altri 24 nei paesi limitrofi del Golfo.
