Perché quella di lunedì 16 marzo è la notte più sacra del calendario islamico

Esistono notti magiche, per i fedeli di una o di un’altra religione. Per i musulmani è in arrivo la notte più sacra dell’anno islamico: la Notte del destino, in arabo Laylat al-Qadr. Come ogni anno, anche il suo esatto arrivo è avvolto nel mistero, ma molti credono che coincida con la 27esima notte del mese di Ramadan, che quest’anno cade il 16 marzo.
Cos’è Laylat al-Qadr?
Considerata una delle notti più sacre dell’islam, Laylat al-Qadr coinciderebbe con la notte in cui il Corano fu rivelato al Profeta Maometto. Il termine Qadr in arabo significa «destino» o anche «decreto» in quanto, con la preghiera, l’adorazione e il pentimento, si scriverebbe il destino del fedele per l’anno che segue. La sua storia viene riportata nella Sura coranica 97: «Noi lo abbiamo rivelato nella notte del destino. Chissà cos’è la notte del destino? La notte del destino è migliore di mille mesi (97:1-3)». Mentre infatti il Profeta, che nel 610 d.c. aveva circa quarant’anni, si trovava in una grotta a La Mecca, avrebbe ricevuto la rivelazione coranica. Dopo un periodo di meditazione e solitudine, nella notte di Laylat al-Qadr, l’arcangelo Gabriele gli apparve e gli comandò: “Iqra’!”, ovvero «Recita!»(o, più letteralmente, «Leggi!»). Tale rivelazione è doppiamente importante se si pensa che, per la religione islamica, il Corano è «increato», ovvero coeterno con Dio, soprattutto secondo i musulmani sunniti. C’è chi sostiene inoltre che Maometto non sapesse leggere e scrivere, anche secondo la definizione al-nabī al-ummī («il profeta illetterato»), a riprova del potere del messaggio coranico e del suo valore letterario, religioso e sociale. Secondo altri, invece, vista la sua professione di mercante di successo, era improbabile che non sapesse né leggere né scrivere.
Come si calcola la data della Notte del destino
Questa ricorrenza sacra non avrebbe una data fissa: «Cercate Laylat al-Qadr nelle notti dispari degli ultimi dieci giorni di Ramadan». Potrebbe manifestarsi quindi il 21, 23, 25, 27 o il 29esimo giorno di Ramadan. Ad ogni modo, come dichiara Islamic Relief Italia: «Allah sa meglio». È usanza, però, tra i musulmani sunniti celebrarlo il 27esimo giorno del mese di Ramadan, e per gli sciiti durante il 23esimo.
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Come riconoscere la Notte del destino
Se il Corano nella Sura 97 spiega che cosa sia e cosa succeda nella Notte del Destino, sono poi gli ahādīth a dirci come riconoscere l’arrivo di questa notte sacra. Il Corano, infatti, contiene al suo interno 6346 versetti, ma solo cinquecento di questi contengono argomenti giuridici o indicazioni sulla vita quotidiana dei fedeli. Furono quindi gli ‘ulamā, i primi studiosi di scienze religiose islamiche, a elaborare una raccolta, gli ahādīth, appunto, sulla base delle narrazioni fedelmente memorizzate che riportavano ciò che il Profeta aveva detto ai suoi compagni, o le azioni che aveva compiuto. Queste raccolte, oltre a indicare di cercare la notte di al-Qadr nelle notti dispari degli ultimi giorni di Ramadan, aggiungono che si distingue per essere seguita da un’alba con un sole senza raggi: «La mattina dopo Laylat al-Qadr, il sole sorge senza raggi, come se fosse un piatto di ottone, finché non sorge». Altri versi specificherebbero anche come la notte si caratterizzi per una pace e tranquillità straordinarie e un clima mite: «Laylat al-Qadr è calma e piacevole, né calda né fredda, il sole sorge al mattino debole e rosso». Secondo quanto riporta al-Maṣrī l-Yawm, quotidiano egiziano, alcuni studiosi avrebbe anche osservato come la Notte del destino si distingua per «assenza di meteore e di stelle cadenti nel cielo». Una tranquillità generale che non è solo nel mondo esteriore, ma anche in quello interiore del fedele musulmano: in una condizione eccezionale di pace e serenità, sarebbe più propenso all’obbedienza e a pregare con sincero pentimento.
Cosa fare nella Notte del destino
Fondamentale svolgere in questa notte le adorazioni, per le quali è prevista una ricompensa migliore di quelle fatte in 1000 mesi. Inoltre, il mondo sarebbe raggiunto da una moltitudine incredibile di angeli. Cita infatti il Corano: «In essa discendono gli angeli e lo Spirito, con il permesso del loro Signore, per [fissare] ogni decreto. È pace, fino al levarsi dell’alba». Come riporta al-Maṣrī l-Yawm, Abū Hurairah, uno dei più fedeli compagni di Maometto, avrebbe narrato che «il numero degli angeli in quella notte è maggiore del numero dei sassolini sparsi sulla terra». Durante questa notte, nelle moschee e nelle case dei musulmani si veglia, si legge il Corano e si chiede perdono ad Allah in modo più intenso che nelle altre, anche se il testo sacro raccomanda di farlo per tutti e dieci i giorni finali del Ramadan. Aisha, sposa del Profeta, riferì infatti come lui fosse solito, nello stesso periodo, intensificare le proprie devozioni. In generale, è inoltre consigliato, oltre a rispettare il digiuno, le preghiere quotidiane e la zakāt, la carità obbligatoria, dedicarsi anche alla Sadaqa, la carità volontaria. Quest’ultima può essere pecuniaria o nella forma di cibo offerto, o un buona azione, per poter beneficiare massimamente della clemenza divina.
