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Il Pakistan si difende dalla crisi in Medio Oriente con il fotovoltaico: milioni di pannelli solari sui tetti contro il petrolio fermo a Hormuz

crisi medio oriente rivoluzione solare pakistan
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Dopo l'invasione russa in Ucraina, il paese ha cominciato a installare impianti fotovoltaici per rendersi più indipendente dal gas. Una strategia che si è rivelata doppiamente vincente ora che la regione è ripiombata nel caos

Mentre le tensioni nello Stretto di Hormuz continuano a minacciare le forniture globali di petrolio c’è un paese molto vicino al Medio Oriente che è riuscito ad attenuare l’impatto della crisi energetica. Si tratta del Pakistan, che proprio in queste settimane ha potuto difendersi grazie ai milioni di pannelli solari installati negli ultimi anni sui tetti di case, fabbriche e fattorie. Una rivoluzione silenziosa, guidata più dai cittadini che dalla politica, che sta cambiando gli equilibri energetici del paese e potrebbe ridurre di parecchio la dipendenza dal petrolio e dal gas che transitano da Hormuz.

La svolta dopo l’inizio della guerra in Ucraina

La svolta energetica del Pakistan inizia nel 2022. Pochi mesi dopo l’invasione russa in Ucraina, i prezzi del gas raggiungono livelli record, inavvicinabili per molti abitanti del paese. Alla carenza di materia prima si somma una delle più intense ondate di calore di sempre, che provoca numerosi interruzioni di corrente. È in quel momento che tra i cittadini pakistani comincia a prendere piede l’idea di dotarsi di un’alternativa a basso costo e più affidabile: i pannelli solari. Secondo i dati del think tank Ember, la percentuale di elettricità generata dal fotovoltaico è cresciuta di cinque volte tra dicembre 2021 e dicembre 2025, arrivando a coprire circa un quinto dell’elettricità fornita dalla rete nel 2024.

Il calo del gas e il boom del solare

La crescente produzione di energia solare ha permesso al Pakistan di ridurre il fabbisogno di gas, soprattutto durante il giorno. Già prima dello scoppio della guerra in Iran, il paese stava dirottando le forniture di gas previste da un accordo di fornitura a lungo termine con il Qatar a causa del calo della domanda. Certo, il gas naturale liquefatto non è scomparso dal mix energetico pakistano, ma ad oggi viene utilizzato principalmente per soddisfare i picchi serali della domanda, quando è buio e i pannelli fotovoltaici non possono produrre energia.

Un’analisi condotta da Renewables First e dal Centre for Research on Energy and Clean Air mostra che, a febbraio 2026, l’aumento dell’energia solare in Pakistan ha contribuito a evitare importazioni di petrolio e gas per circa 12 miliardi di dollari. Ed è proprio grazie a tutti quegli impianti fotovoltaici che oggi il paese ha potuto prevenire una crisi di approvvigionamento, almeno per il gas. «Il Pakistan dipende fortemente dal Medio Oriente per le importazioni di petrolio e gas, con oltre il 90% delle sue risorse di Gnl e petrolio che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz», ha spiegato al Guardian Haneea Isaad, specialista in finanza energetica presso l’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA).

La guerra in Medio Oriente e i rischi per il Pakistan

Il ministro dell’Energia pakistano, Awais Leghari, ha dichiarato a Reuters che «la rivoluzione solare guidata dai cittadini» ha ridotto la vulnerabilità del paese di fronte alle ripetute interruzioni delle forniture globali di gas naturale liquefatto. Ma se la crisi dovesse prolungarsi, si rischia di andare incontro a importanti carenze, soprattutto d’estate, quando la domanda di aria condizionata aumenta vertiginosamente. Mentre il Pakistan limita gli spostamenti per conservare il petrolio, i lavoratori e gli studenti sono incoraggiati a restare a casa e lavorare online. Questa opzione di lavoro da remoto è resa ancora più praticabile e accessibile proprio dalla diffusione del solare sui tetti, che ha ridotto la dipendenza dalla rete elettrica e, di riflesso, dal gas importato.

Come cambia il mercato del gas in Asia

Dietro la forte accelerazione del fotovoltaico in Pakistan ci sono due fattori chiave. Da un lato, il crollo dei prezzi dei pannelli solari, trainato dalla sovrapproduzione cinese. Dall’altro, la scelta del governo di mantenere dazi quasi nulli sulle importazioni di tecnologia fotovoltaica. Il risultato è che il Pakistan segue una traiettoria quasi opposta rispetto agli altri partner regionali. Cina, India, Corea del Sud e la maggior parte delle altre economie asiatiche hanno aumentato le loro importazioni di Gnl, la curva energetica di Islamabad ha piegato nella direzione opposta. Il risultato: ora che mezzo mondo guarda con preoccupazione a ciò che accade nello Stretto di Hormuz, il Pakistan sembra avere le idee piuttosto chiare su come immagina il proprio futuro energetico.

Foto copertina: EPA/Rahat Dar | Un uomo acquista un pannello fotovoltaico in un mercato di Lahore, Pakistan (10 giugno 2025)

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