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Tremori, tumore, Parkinson: come funzionano le cure con gli ultrasuoni

18 Marzo 2026 - 08:23 Alba Romano
curare ultrasuoni tumori
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L'istituto neurologico Besta di Milano dal 2019 esegue procedure di questo tipo. senza dolore e anestesia

Curare con gli ultrasuoni si può. Senza dolore e anestesia. E con i risultati. L’istituto neurologico Besta di Milano dal 2019 esegue procedure di questo tipo. La Exablate Neuro, l’apparecchiatura che serve a praticarli dal costo di due milioni di euro, è stata donata dalla Fondazione Ravelli. E ora la Regione Lombardia ha dotato l’ospedale della Exablate Prime, una macchina che consente un maggior numero di trattamenti e la riduzione dei tempi. Da 3 ore e mezzo a 2 ore circa.

Exablate Neuro

«In Europa ci sono solo cinque Exablate Prime, dice al Corriere della Sera Francesco Di Meco, direttore del Dipartimento di Neurochirurgia dell’Istituto Besta e professore ordinario di Neurochirurgia all’Università degli Studi di Milano. Gli ultrasuoni si utilizzano in ambito neurologico. Si usano per distruggere nel cervello i focolai che creano problemi oppure per rendere più permeabili i vasi sanguigni locali. Per consentire il passaggio di farmaci che altrimenti non potrebbero raggiungere i tessuti malati come quelli dei tumori. Nel primo caso si usano ad alta frequenza, nel secondo caso a bassa.

Il tremore

Il tremore essenziale per essempio si può gestire con una stimolazione cerebrale profonda (Dbs, Deep Brain Stimulation), che richiede l’apertura del cranio per posizionarvi un elettrodo che viene poi collegato, attraverso un filo, a una batteria esterna. Ma con Exablate al paziente basta entrare nella Risonanza Magnetica per indirizzare gli ultrasuoni verso le cellule nervose. Quando la temperatura arriva a 45 gradi il paziente viene fatto uscire dalla Risonanza e si verifica se il tremore è scomparso. Poi si completa la procedura fino ai 55 gradi.

I tumori

«Gli ultrasuoni ad alta frequenza possono essere usati quando la zona da trattare è piccola», spiega al quotidiano DiMeco. «Mentre nel caso dei tumori ciò non è di solito possibile perché l’area da distruggere è in genere più estesa e un’aggressione di questo tipo potrebbe causare emorragie o altri problemi, ma si può ricorrere alla versione a bassa frequenza. Questa permette di allargare temporaneamente le giunzioni fra le cellule della parete dei vasi sanguigni cerebrali consentendo a farmaci che normalmente non potrebbero “passare” di arrivare fino al tumore. Con questa procedura al Besta abbiamo già trattato in via sperimentale, per esempio, 24 glioblastomi».

Il parkinson

Secondo il dottore «già ora possiamo intervenire in diversi casi di tremore provocato da malattia di Parkinson, o nel dolore neuropatico. Ma si può pensare a un uso per altre condizioni neurologiche, come per esempio la corea di Huntington, o anche il morbo di Alzheimer (per favorire il passaggio degli anticorpi diretti contro la placca amiloide). In futuro riteniamo che vi si potrà ricorrere anche per patologie come i disturbi ossessivo-compulsivi e la depressione resistente». Il trattamento è passato dal servizio sanitario nazionale. Con la nuova tecnologia si dovrebbero riuscire a trattare 130-150 pazienti in un anno.

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