Il buco di 12 minuti nella cartella clinica di Domenico. Nuove accuse di falso per il chirurgo Oppido e una collega: cosa non torna

La Procura di Napoli ha aggiunto una nuova accusa a due dei sette medici già sotto indagine per la morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi. Sono accusati anche di falso il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha eseguito l’intervento, e la seconda operatrice Emma Bergonzoni. I pm Antonio Ricci e Giuseppe Tittaferrante hanno chiesto al gip come misura interdittiva la sospensione dall’esercizio della professione per entrambi. I due verranno ascoltati a fine mese in un interrogatorio preventivo. Oppido e Bergonzoni era stato già contentato il reato di omicidio colposo in concorso. Oppido è assistito dagli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, mentre Bergonzoni è difesa da Vincenzo Maiello
Cosa non torna nella cartella clinica: i dodici minuti contestati
Al centro dell’accusa di falso c’è una discrepanza di 12 minuti tra quanto scritto nella cartella clinica e quanto ricostruito dagli investigatori. Secondo la documentazione redatta dai due medici, il clampaggio, cioè la manovra che avvia l’espianto del cuore malato e l’arrivo del nuovo organo da Bolzano in sala operatoria sarebbero avvenuti nello stesso momento. Per gli inquirenti, però, le cose sarebbero andate in modo diverso: il clampaggio sarebbe partito alle 14.18, mentre il cuore del donatore, poi risultato parzialmente congelato e inutilizzabile, sarebbe arrivato non prima delle 14.30. Le testimonianze raccolte dai carabinieri del Nas di Napoli, guidati dal colonnello Alessandro Cisternino, non confermerebbero gli orari riportati in cartella.
