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Oltre 200 italiani in fuga dal Bahrein tramite autobus messi a disposizione dall’ambasciata

18 Marzo 2026 - 13:25 Roberta Brodini
attacchi sul bahrein
attacchi sul bahrein
Dopo 18 giorni dall’inizio del conflitto in Bahrein si cerca di tornare a una normalità ma i residenti ricevono alert che avvisano degli attacchi direttamente sui cellulari

Negli ultimi giorni gli attacchi in Bahrein si sono affievoliti ma non si sono fermati, lasciando viva una certa tensione tra gli abitanti dell’isola. Tra loro, ancora molti italiani, che si trovano in Bahrein per lo più per lavorare nel settore privato con grandi aziende straniere o come liberi professionisti. Sono più di 500 i residenti permanenti, circa un centinaio quelli temporanei. Duecento, di cui la maggior parte lavoratori che si trovavano temporaneamente in Bahrein, hanno fatto rientro in Italia o sono usciti dal Paese, grazie a dei trasporti via terra. L’Ambasciata d’Italia in Bahrein, ha infatti messo a disposizione dei pullman che sono partiti dalla sede dell’ambasciata. I pullman sono usciti dal Paese passando per l’unica via d’uscita disponibile: il ponte King Fahd Causeway che collega l’isola alla terra ferma, in terra saudita. Sono infatti del tutto sospesi i voli, per via della chiusura totale dello spazio aereo, così come risultano interrotte le tratte marittime.

Il viaggio di rientro

Il sito Viaggiare Sicuri della Farnesina riferisce: «Ai connazionali che intendano attraversare la frontiera via terra tra Bahrein e Arabia Saudita, si segnala che la frontiera risulta aperta. Nelle scorse giornate vi sono state brevi chiusure a singhiozzo, seguite comunque da riaperture. Si raccomanda di verificare la situazione al seguente numero prima di mettersi in movimento». Una volta raggiunta l’Arabia Saudita, gli italiani scappati dal Bahrein hanno avuto l’opportunità di prendere un volo dalla vicina Dammam, dove parte della flotta aerea della compagnia aerea di bandiera bahreinita aveva spostato alcuni velivoli. Altri hanno proseguito il loro viaggio fino a Riad, per raggiungere l’aeroporto dove alcuni voli Gulf Air operavano a regime ridotto. Molti i voli diretti a Londra, Bangkok e Mumbai (cui si sono aggiunte recentemente Francoforte e Nairobi e ulteriori destinazioni verranno annunciate nei prossimi giorni), in virtù della forte presenza di lavoratori di nazionalità indiana, pakistana, bengalese e filippina.

La vita continua, tra apprensione e una nuova normalità

Intanto nella capitale Manama continua la vita quotidiana. Molte persone sono tornate al lavoro, i supermercati sono aperti e le pratiche del Ramadan continuano. Restano chiuse, però, le scuole e i centri commerciali, per evitare il rischio di assembramenti, e si tenta di tornare a una normalità nonostante i continui allarmi. Le giornate sono, infatti, spesso interrotte dalle sirene e dagli alert che partono all’interno dei dispositivi mobili dei cittadini: l’ultimo nel pomeriggio di lunedì 16 marzo. Il primo messaggio indica di mettersi al riparo fino a nuovo ordine, il secondo, l’all clear, invita ad uscire dallo stato di emergenza, rimanendo comunque al riparo e vigili. Il rischio è sempre quello di venire colpiti da frammenti di droni che piovono dal cielo. Non esistono veri e propri rifugi, piuttosto, punti di raccolta dove vengono fornite coperte e bevande calde alle persone in difficoltà.

Cosa è successo in queste settimane?

Le esplosioni che hanno colpito la base navale americana, che ospita la Quinta flotta della Marina Militare USA, e altri obiettivi sparsi per la città, si sono fatte sentire a metà mattinata del 28 febbraio. Gli attacchi sono proseguiti ad onde alterne tutti i giorni da allora, senza uno schema preciso. Inizialmente venivano prese di mira in modo particolare le installazioni militari americane. Poi, però, sempre nei primissimi giorni, gli attacchi iraniani hanno iniziato a colpire anche edifici civili. Un drone ha colpito un palazzo residenziale, poi andato in fiamme, per fortuna senza causare vittime. Un’altra palazzina è stata poi colpita più recentemente.

Le vittime

Nella palazzina colpita ha perso la vita la seconda vittima in Bahrein: una ragazza di 29 anni, colpita mortalmente dai detriti dell’esplosione. La sua morte è stata molto sentita nel Paese. La prima vittima, invece, era stato invece un operaio bengalese su una nave, morto in un incendio, causato dai detriti che avevano colpito l’imbarcazione. Qualche giorno dopo, sono stati colpiti un albergo, l’impianto di desalinizzazione, la principale raffineria del Paese e i depositi di carburante aeronautico dell’aeroporto. Continuano quindi gli attacchi, che in buona misura vengono però intercettati. Resta comunque il pericolo dei detriti che giocoforza piovono dal cielo quando i droni vengono neutralizzati in volo.

Cosa si prevede per le prossime settimane o i prossimi mesi

Sembra difficile per il momento fare qualunque previsione rispetto alla situazione futura e alle conseguenze di quella attuale. Per il momento si sa che la produzione di alluminio, settore di punta del Bahrein, è stata ridotta data l’impossibilità di esportare via mare e che il Gran Premio, momento di alta affluenza turistica nel Paese, è stato annullato, o forse posticipato a fine anno. Per le conseguenze più a lungo termine bisognerà attendere.