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Il Picasso «più importante» è a Teheran, la storia del dipinto che rischia di restare “nascosto” per sempre

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"Il pittore e la sua modella", acquistato coi ricavi del petrolio negli anni '70, si trova in un deposito del muso d'arte contemporanea della capitale. Per gli esperti si tratta del maggiore capolavoro del periodo surrealista di Picasso

C’è un Pablo Picasso quasi impossibile da ammirare, e che la guerra in Iran rischia di rendere per sempre inaccessibile. Il capolavoro del Novecento, The Painter and His Model (Il pittore e la sua modella), è conservato a Teheran, all’interno del museo di arte contemporanea (TMoCA). Si tratta di una delle opere più importanti al mondo, difficilmente accessibile al pubblico. Un dipinto del 1927 che – scrive Bloomberg – gli storici dell’arte considerano tra le espressioni più alte del periodo surrealista dell’artista spagnolo, l’opera, secondo l’agenzia, «più importante di Picasso».

Dall’embargo petrolifero alla collezione iraniana

La storia del dipinto, insieme ad altri capolavori multimiliardari conservati in Iran, si intreccia con quella delle economie mondiali. Nel 1973, con lo scoppio della quarta guerra arabo-israeliana, i Paesi arabi dell’OPEC – l’organizzazione dei principali produttori di petrolio nata nel 1960 – imposero un embargo ai Paesi occidentali filo-israeliani, in particolare Stati Uniti e Olanda, riducendo progressivamente la produzione di greggio. Il blocco commerciale, e la conseguenze crisi energetica, hanno avuto un effetto anche sull’arte in Iran, agendo da catalizzatore finanziario per una straordinaria fioritura artistica, sostenuta dallo Scià Mohammad Reza Pahlavi. La quadruplicazione delle rendite petrolifere permise infatti investimenti ingenti nel settore culturale, e fu così che il capolavoro di Picasso entrò a far parte della collezione iraniana. Dopo la rivoluzione islamica, molte di queste opere rimasero però nei depositi per lungo tempo, rendendo la collezione di grande valore, ma di difficile accesso per il pubblico.

Painter and his model
WIKIART | Painter and his model, Picasso

Farah Pahlavi portò il dipinto a Teheran 

Il dipinto è arrivato a Teheran grazie a Farah Pahlavi, la moglie dello Scià, che aveva l’ambizione di fare dell’Iran un centro artistico di rilevanza mondiale. Fu lei a promuovere la costruzione del Museo d’Arte Contemporanea di Teheran e a guidare l’acquisizione di opere di altissimo livello. Tra il 1975 e il 1977, grazie ai proventi del petrolio, venne costituita una collezione dal valore iniziale stimato tra i 25 e i 30 milioni di dollari, cifra oggi valutata in miliardi. Tra le acquisizioni più significative spicca proprio The Painter and His Model, comprato nel 1977 dal mercante svizzero Ernst Beyeler. All’epoca, anche il Museum of Modern Art (MoMA) di New York era interessato all’opera, ma non riuscì a competere con le risorse e la determinazione della Shahbanu, come era conosciuta Farah. Il dipinto è considerato un passaggio fondamentale nella produzione di Picasso, una tappa cruciale verso opere successive come Guernica.

La rivoluzione iraniana del 1979 interruppe bruscamente questo progetto culturale. Alcune opere furono danneggiate durante i disordini – tra cui una scultura di Henry Moore e un ritratto di Andy Warhol – ma la maggior parte della collezione fu preservata e trasferita nei depositi del museo a Teheran. Nonostante la nascita della Repubblica islamica teocratica guidata dall’Ayatollah Khomeini, le nuove autorità decisero di conservarla, riconoscendone il valore culturale.

Le esposizioni all’estero

Nel corso degli anni, alcune opere della collezione sono state occasionalmente esposte all’estero. Un dipinto di Jackson Pollock, ad esempio, è stato prestato per una mostra in Giappone nel 2012, mentre The Painter and His Model ha fatto la sua prima apparizione pubblica dopo decenni nel 2010 al Kunsthaus Zürich. Nonostante raffiguri una donna nuda, l’opera è stata esposta anche sotto il regime iraniano e, nel 2025, è stata protagonista di una mostra dedicata a Pablo Picasso a Teheran, attirando decine di migliaia di visitatori in pochi giorni. Il dipinto rimane un simbolo di un periodo storico unico, in cui le dinamiche economiche globali hanno ridefinito la geografia del collezionismo artistico. La sua presenza a Teheran racconta non solo la storia di un capolavoro, ma anche di un’epoca in cui il petrolio si trasformò letteralmente in arte. Oggi, però, l’opera rischia (ancora una volta) di scomparire. Questa volta, la minaccia è la guerra.

Foto copertina: EPA/ABEDIN TAHERKENAREH | Vista su Teheran, 29 April 2024

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