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Ora legale, l’Italia avvia l’iter per renderla permanente ma senza l’Ue non può fare una legge

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Il Parlamento ha avviato l'indagine conoscitiva ma la proposta della Commissione europea, presentata nel 2018, è rimasta lettera morta. E senza un provvedimento Ue i singoli Paesi non possono decidere

Dopo anni di dibattiti, il Parlamento ha avviato l’iter parlamentare per rendere permanente l’ora legale. Ma anche se il percorso dovesse concludersi con un accordo tra maggioranza e opposizioni, l’Italia potrebbe fare ben poco senza un intervento della Commissione europea, dove la questione si dibatte da anni ma senza alcun risultato concreto.

Avviato l’iter alla Camera

Nelle scorse ore, la X Commissione della Camera dei deputati (Attività Produttive, Commercio e Turismo) ha approvato l’avvio dell’indagine conoscitiva «sull’impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale: effetti e ricadute sui settori», presentata lo scorso novembre su impulso di Sima (Società Italiana di Medicina Ambientale), Consumerismo No profit e del deputato Andrea Barabotti (Lega). Nel 2018, quando la Commissione europea lanciò una maxi consultazione pubblica sull’argomento, l’84% dei cittadini europei si espresse a favore dell’abolizione del cambio d’ora. Il problema è che, da allora, nessuna decisione è stata presa in tal senso.

La proposta Ue del 2018 e la promessa di Sánchez

Nel 2019, il Parlamento europeo approvò una proposta di direttiva per lasciare ai singoli Stati la libertà di scegliere tra ora legale o solare permanente. Il processo, tuttavia, si arenò quasi subito, a causa della pandemia e delle divergenze tra i Paesi membri, lasciando il tema sospeso. Paesi come Portogallo e Grecia si opposero alla direttiva, mentre alcuni governi del Nord Europa, come Finlandia e Polonia, si dissero preoccupati dai possibili effetti negativi – sia fisici che mentali – che l’ora legale avrebbe su una parte significativa della popolazione.

Nei mesi scorsi, è stato il premier spagnolo, Pedro Sánchez, a rilanciare la proposta. «Cambiare l’ora due volte all’anno non ha più senso. L’obiettivo è che nel 2026 si smetta definitivamente di spostare le lancette», ha promesso il leader di Madrid lo scorso ottobre. Di fatto, però, nulla si è mosso. Sul sito della Commissione europea compare ancora la proposta di direttiva originale, ma l’ultimo aggiornamento temporale risale al 2019. «Fino all’adozione di una decisione definitiva», precisa l’esecutivo Ue, «il sistema attuale resta in vigore».

I benefici per l’ambiente e per l’economia

Nel documento che dà il via all’indagine conoscitiva alla Camera dei Deputati, si sottolinea come tre ricerche presentate in sede europea concordino sul fatto che l’abolizione del cambio di orario e l’applicazione di unico sistema per l’intero anno comporterebbe vantaggi economici e ambientali. Gli ultimi dati ufficiali forniti da Terna e riferiti all’Italia attestano tra il 2004 e il 2025 «un minor consumo di energia elettrica dovuto all’ora legale di oltre 12 miliardi di kWh». In termini economici, il risparmio stimato è di «circa 2,3 miliardi di euro». Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale, tra i principali promotori dell’iniziativa parlamentare, l’introduzione permanente dell’ora legale permetterebbe di ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera di 160mila-200mila tonnellate ogni anno, pari a quella che verrebbe assorbita piantando dai 2 ai 6 milioni di nuovi alberi.

Cosa può fare l’Italia in attesa di una decisione dell’Ue

L’indagine si concluderà entro il 30 giugno e servirà a delineare benefici e criticità di un eventuale passaggio all’ora legale permanente. Ma finché non arriverà una decisione condivisa a Bruxelles, l’Italia non potrà andare oltre lo studio e il confronto. L’attuale direttiva europea, entrata in vigore nel 2001, prevede che i singoli Stati membri non possano decidere in autonomia sul cambio dell’ora. L’iniziativa della Camera, dunque, ha soprattutto un valore preparatorio: costruire dati su una base solida e aggiornata e coinvolgere le istituzioni e le associazioni di categoria, in attesa che si sblocchi il negoziato a livello Ue. Tra i soggetti che saranno chiamati in audizione a esprimere un proprio parere figurano anche Commissione europea e Parlamento europea. E chissà se sarà proprio quella l’occasione giusta per scoprire se anche Bruxelles si sta rimettendo al lavoro sulla questione oppure no.

Foto copertina: Pixabay/Annette

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