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Nordio: «Ho perso io ma non mi dimetto»

24 Marzo 2026 - 08:50 Alba Romano
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«Mi inchino al popolo sovrano. Ma ho ancora molte cose da fare, anche se alcune riforme si fermeranno»

Carlo Nordio non si dimette. Il ministro della Giustizia risponde «No, perché?» alla domanda del Corriere della Sera. «Fa parte della politica perdere le elezioni. Successe anche a Churchill, dopo la Seconda guerra mondiale. Non la considero una sconfitta personale. Era una riforma in cui credevo e in cui penso di aver messo tutto l’impegno possibile. Ero certo che avremmo vinto. Mi inchino al popolo sovrano. Ma non penso a dimettermi. Ho ancora molte cose da fare, anche se alcune riforme si fermeranno», dice.

«Ho perso io»

E parlando con il Foglio aggiunge: «Sì, ho perso io, è anche una sconfitta mia, di cui rivendico la paternità, perché se c’è una cosa che non mi manca è il coraggio. Però non penso di dovermi dimettere né sarò certo io a cercare altri capri espiatori, o scuse per la sconfitta. Era una battaglia in cui credevo e l’abbiamo persa perché il popolo invece non ci ha creduto, tutto qua». Ribadito che «la nostra compagine ministeriale è compatta», guarda avanti e al Corriere della Sera spiega: «Adesso dobbiamo dedicarci all’efficientamento della giustizia: ai concorsi da bandire per completare la pianta organica dei magistrati e alla stabilizzazione del personale del Pnrr. Prendendola con filosofia diciamo che la sconfitta ci fa risparmiare molto tempo che avremmo dovuto dedicare ai decreti attuativi per fare tutto questo».

Bartolozzi e Delmastro

Dopo la bufera che l’ha investito per i casi Bartolozzi e Delmastro, assicura: «Non ci saranno modifiche nella compagine ministeriale. Considerato che da entrambe le parti sono stati usati argomenti equivalenti credo che non abbiano influito in nulla. Loro sono stati più aggressivi con epiteti come piduisti, fascisti e banditi. L’unica cosa che mi ha ferito è che abbiano fatto passare per mia la definizione di Csm come ‘sistema paramafioso’, che era una citazione del pm Nino Di Matteo”. Il sottosegretario Fazzolari dice che ora l’azione delle toghe sarà più invasiva. “Sì – risponde il Guardasigilli – nel senso che limiterà l’iniziativa politico-parlamentare in alcuni ambiti a cominciare dall’immigrazione».

La riforma

Il presidente del Senato La Russa nel 2025 si chiese se valesse la pena puntare su questa riforma. «Se non avessi ritenuto che valeva la pena non mi sarei speso con tutte le mie forze. E anche oltre, considerata l’età. Ho tenuto una media di quattro conferenze al giorno, solo nella convinzione di continuare il lavoro dell’ex partigiano Giuliano Vassalli per rendere il giudice terzo e imparziale. E, come si dice, le battaglie più nobili sono quelle combattute con più energia. Anche quando vengono perdute».