Referendum Giustizia, l’analisi di YouTrend: 5 milioni di No non sono del Campo largo

Quasi 5 milioni di voti contrari alla riforma della giustizia non arrivano dagli elettori dei partiti del centrosinistra in campo per il No. «Un segmento a sé», spiega Lorenzo Pregliasco commentando il dossier post voto di YouTrend, fatto di «elettori eterogenei». Dagli arrabbiati ai dormienti, per cui «è più facile dire no che votare un partito». Se il centrodestra è riuscito a mantenere i numeri conquistati alle europee, da registrare è l’emersione di un voto moderato che ha voluto dare un segnale al governo, ma che non si riconosce automaticamente nel campo largo.
Il caso Veneto
Una spia è il risultato delle suppletive in Veneto. La corsa per i seggi lasciati dai leghisti Alberto Stefani, ora presidente di regione, e Massimo Bitonci, assessore regionale, «ci dice che nello stesso giorno in cui si votava per il referendum, 30 mila voti che sono andati al No non sono andati anche ai candidati del centrosinistra». Ad avere la meglio, infatti, sono stati altri due leghisti, Alberto Di Rubba con 87.269 voti e Giulio Centenaro con 98.991. Occhio, dunque, a considerare le percentuali del No di questa tornata referendaria ascrivibili di default al campo largo, è il ragionamento.
A pesare è stato il voto di opinione. «Per chi ha votato No la motivazione è di metodo e di principio, non modificare la costituzione», spiega Pregliasco. «Gran parte degli interpellati, il 30%, ha ammesso apertamente di dare un significato politico al voto, soprattutto tra chi ha scelto il No». Sebbene, secondo il 54% degli intervistati da YouTrend a ridosso del voto, Meloni non avrebbe dovuto lasciare il governo in caso di sconfitta nelle urne.
Il No del Sud
Passando poi all’analisi del voto territoriale, nella vittoria netta del No al Sud non è avventato leggere «malcontento e sofferenza sociale economica». Un bacino, quello del meridione, di possibile espansione per il centrosinistra e un grande campanello d’allarme per il centrodestra. L’abbandono da parte dell’elettorato nel 2027 potrebbe mettere a rischio i collegi del Sud. Un elemento di cui dovrà tener conto chi nella maggioranza sta seguendo il dossier della riforma della legge elettorale. Guardando alle province, il Sì si concentra nel nord non urbano. L’area padana che va dal Piemonte al Veneto, al Friuli Venezia Giulia, ma non nei grandi centri dove prevale il Sì. Di segno opposto invece tutti i capoluoghi.
Una partita referendaria giocata sulla capacità delle forze politiche di tenere «compatto» il proprio fronte. Sfida persa dal centrodestra ma anche da partiti centristi come Azione, Italia Viva e +Europa, che hanno dato indicazioni di voto non sempre rispettate dall’elettorato. Da rilevare anche le defezioni in Forza Italia. Dentro l’elettorato azzurro una quota minoritaria, il 16%, «non di destra» ha voluto inviare «un segnale di freno al metodo».
