L’Ucraina si ribella a Trump, il nuovo ambasciatore di Zelensky in Italia: «Cedere il Donbass? Putin attaccherebbe l’Europa entro 3 anni»

Se l’Ucraina cade – sul campo di battaglia o al tavolo dei negoziati – la prossima preda di Vladimir Putin sarà l’Europa: non tra 5 o 10 anni, ma entro 2 o 3. Ossia prima che l’Ue abbia avuto il tempo di riorganizzarsi e sia pronta a quella sfida militare. È l’ammonimento con cui si presenta al pubblico italiano Ihor Brusylo, nuovo ambasciatore ucraino a Roma. Vicinissimo a Volodymyr Zelensky, Brusylo è stato al suo fianco per tutta la durata della guerra come vicecapo (dal 2021) dell’ufficio presidenziale. Ora il leader di Kiev lo ha spedito in Italia – dove da mesi mancava un ambasciatore a pieno titolo – per assicurarsi di mantenere il sostegno del governo Meloni e dell’opinione pubblica nel momento in cui tutte le attenzioni, americane e non solo, sembrano calamitate dalla guerra in Iran. Gettatosi a capofitto nella nuova avventura militare, e frustrato dalla mission impossible di mediare tra Mosca e Kiev, Donald Trump sembra aver di fatto «dimenticato» l’Ucraina. Sospesi a tempo indeterminato quei negoziati, i suoi inviati speciali per ogni crisi – Steve Witkoff e Jared Kushner – sono ora occupati a tentare di sbrogliare l’esplosiva matassa mediorientale. A riemergere però, complici forse i contatti russo-americani legati all’Iran, è per l’ennesima voglia la tentazione di Trump di farla finita con quella guerra («sarebbe per me un onore risolverla», è tornato a dire oggi) adottando di fatto la posizione russa: imponendo cioè all’Ucraina di cedere l’intero Donbass.
Le pressioni Usa su Zelensky
A svelare come siano ripartite le pressioni americane su Kiev è stato in un’intervista alla Reuters lo stesso Zelensky. «Il Medio Oriente ha sicuramente un impatto su Trump e sui suoi prossimi passi. Purtroppo mi sembra che continui a scegliere la strategia di mettere più pressioni sulla parte ucraina» che su quella russa, ha detto Zelensky. Tradotto: «Gli americani pensano di finalizzare ad alto livello le garanzie di sicurezza (per Kiev contro futuri attacchi russi, ndr) quando l’Ucraina sarà pronta a ritirarsi dal Donbass». Tenaglia perfetta, insomma: se Kiev vuole la fine della guerra deve «regalare» ai russi quella regione del sud-est in cui l’armata di Mosca tenta di sfondare senza successo da oltre quattro anni. Firmato Trump (e Putin). Cosa ne pensano gli europei? Sono ancora «svegli» rispetto al pericolo che la Russia si prenda un pezzo d’Ucraina considerato dagli analisti avamposto strategico per altre future avventure militari? Nel dubbio, Kiev ha riattivato tutti i canali diplomatici per scongiurare il peggio, nel momento in cui pure gli aiuti Ue (90 miliardi di prestiti per sostenere il bilancio ucraino) sono al palo, ostaggio del veto di Viktor Orbán. Ecco da dove nasce l’appello all’Italia del nuovo ambasciatore.

Cosa rischia l’Europa se vince l’asse Trump-Putin
«La Russia non deve ottenere al tavolo negoziale la vittoria che non è in grado di ottenere sul campi di battaglia. Sarebbe un disastro a orologeria per il sistema di sicurezza europeo», ha avvertito Brusylo, intervenendo a un evento su Europa, Ucraina e libertà di pensiero organizzato a Milano da Parlamento e Commissione Ue. «Se non viene contenuta ora, la Russia si sentirà impune e andrà avanti col soddisfare il suo risentimento per ciò che ha perduto nella Guerra Fredda», ha spiegato Brusylo. Altrimenti detto, «la pace alle condizioni russe legittimerà l’aggressione e le conquiste di terre e incoraggerà la Russia a volerne ancora. La pausa non sarà lunga. La nuova aggressione inizierà prima che l’Europa diventi autosufficiente nell’industria della difesa e nel settore della sicurezza». Non 5 o 10 anni come ritengono valutazioni conservative, ma 2 o 3 anni, ossia con Trump ancora al timone degli Usa, così da cogliere – per Mosca – la «finestra d’opportunità unica per un rapido attacco» fornita dal «disallineamento tra America ed Europa». E se Putin decidesse davvero di coglierla, si aprirebbe lo scenario di un dominio russo su «almeno metà dell’Europa», avverte il rappresentante in Italia di Zelensky.
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La ricetta di Kiev per l’Europa
Che dovrebbero fare quindi l’Italia e l’Europa di fronte a questo scenario, quindi? Dal punto di vista dell’Ucraina la via maestra è sempre la stessa. E si sostanzia in quattro azioni chiave. Primo, continuare a sostenere finanziariamente e militarmente la resistenza all’aggressione russa, e non mollare proprio ora che Mosca «è vicina al punto di svolta dell’esaurimento». Secondo, investire nella difesa dell’Europa stessa, spiegando chiaramente agli elettori – ammonisce Brusylo – come quella sia la sola strada per assicurare pace e prosperità durevoli per il continente. Terzo, predisporre garanzie di sicurezza forti e giuridicamente vincolanti per assicurare il contenimento di lungo periodo della minaccia russa, rigettando le richieste di Putin sulla riduzione degli effettivi dell’esercito di Kiev e sulla sua neutralità. Quarto, accogliere rapidamente l’Ucraina nell’Ue come membro a pieno titolo. Senza lungaggini «lunari» per un Paese in guerra e senza strane alchimie dunque come quella di una membership “parziale” nel primo periodo, magari senza il diritto di veto garantito agli Stati Ue, come si ipotizza nei corridoi delle cancellerie per non ingolfare i futuri processi decisionali. «Mantenere la sovranità nelle politiche estere e di difesa è materia non negoziabile», è l’ultimo avvertimento della diplomazia di Kiev.
