Orbán conferma il veto sui 90 miliardi all’Ucraina, l’ira dell’Ue: «Inaccettabile, avanti coi prestiti» – La diretta

I capi di Stato e di governo dei 27 Paesi membri dell’Ue si ritrovano oggi a Bruxelles per il Consiglio europeo di primavera. Incombe sulle loro teste in primis la guerra in Iran, fuori controllo dopo che gli Ayatollah hanno reagito all’attacco Usa-Israele colpendo a ripetizione i Paesi del Golfo, e sino a Cipro (parte dell’Ue). Declinata la richiesta di Donald Trump di inviare navi da guerra nella regione per tenere aperto lo Stretto di Hormuz, i leader devono decidere come parare l’impatto della guerra. In primis quello sui prezzi dell’energia, che già schizzano. Ma anche la prospettiva di una destabilizzazione dell’intero Medio Oriente che può avere conseguenze anche in termini di flussi migratori. Sul tavolo resta pure l’altra guerra, quella d’Ucraina: a Volodymyr Zelensky, che si collegherà in videoconferenza, i leader Ue sperano di poter garantire quel prestito da 90 miliardi di euro promesso a dicembre per finanziare l’Ucraina nel 2026 e 2027. Ma per farlo devono vincere l’ennesima resistenza di Viktor Orbán. Nella seconda parte della giornata il focus dovrebbe spostarsi sulle sfide economiche interne, con dibattito sulla competitività dell’Unione e sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (Qfp).
In copertina: La premier italiana Giorgia Meloni con quello ungherese Viktor Orban al Consiglio europeo – Bruxelles, 19 marzo 2026 (Ansa-Epa / Olivier Hoslet)
Agi: leader al lavoro su un quadro di riferimento dell'Ets
A quanto apprende l’agenzia Agi, al Consiglio europeo in corso a Bruxelles i leader europei starebbero lavorando a un testo di conclusioni che comprenda un quadro di riferimento per il sistema Ets. I leader, spiega la fonte, non stanno lavorando sulla struttura esatta dell’Ets, ma piuttosto su un quadro di riferimento. Il quadro riguarderebbe il breve termine, la volatilità e la prevedibilità, ma senza influenzare il signal price (un indicatore di prezzo), che orienta gli investimenti verso la decarbonizzazione.
Il video di Orbán sul dibattito «difficile» sull'Ucraina
Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha condiviso su X un video, apparentemente registrato dopo la discussione di questa mattina sul prestito di 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina, bloccato proprio dal veto dell’Ungheria. Il dibattito, ammette Orbán, è stato «difficile». Il premier ungherese aggiunge: «Ero sotto pressione da tutte le parti. Ma hanno tentato questa strada nel posto e nel momento sbagliato, perché la posizione ungherese è profondamente radicata».
Nessun impegno per la sicurezza nello Stretto di Hormuz
I leader europei hanno concluso i colloqui sul Medio Oriente senza raggiungere alcun accordo sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, ignorando di fatto le richieste di Donald Trump. Lo riporta Euronews, che precisa come oggi non fosse prevista alcuna decisione in tal senso. Diversi governi del Vecchio Continente sostengono che l’Ue non è stata consultata sull’attacco di Usa e Israele contro l’Iran e che, pertanto, non spetta a loro intervenire a favore di Trump.
I leader Ue contro Orbán: «Usa il diritto di veto per fini elettorali»
Diversi leader europei hanno accusato Viktor Orbán di utilizzare il suo diritto di veto in seno al Consiglio per rafforzare la propria posizione in vista delle elezioni generali ungheresi di aprile, dove dovrà rischia di vedersi soffiare il posto di primo ministro dal leader dell’opposizione, Péter Magyar. «Ora sta facendo pressione sull’Ucraina e sull’intero Consiglio europeo. A mio avviso, lo fa per ragioni di politica interna in Ungheria», ha dichiarato il primo ministro svedese Ulf Kristersson al suo arrivo al vertice.
Finito il pranzo con Guterres, ora si passa al Medio Oriente
Poco prima delle 16, il pranzo con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, è terminato. Ora i leader europei discuteranno del prossimo punto all’ordine del giorno: la situazione in Medio Oriente.
Zelensky: «Quei 90 miliardi sono fondamentali»
Mentre il premier ungherese Viktor Orbán non accenna a demordere sul maxi-prestito all’Ucraina, è lo stesso Volodymyr Zelensky a intervenire durante il vertice a Bruxelles per rivolgere l’ennesimo accorato appello ai leader europei: «Ormai da tre mesi, la più importante garanzia di sicurezza finanziaria fornita dall’Europa all’Ucraina non funziona: il pacchetto di aiuti da 90 miliardi di euro per quest’anno e il prossimo. Per noi è fondamentale. È una risorsa per proteggere vite umane. Ancora oggi non sappiamo con certezza se questi aiuti verranno sbloccati».
L'Ue avanti a 25 sull'Ucraina: «Primi soldi a Kiev ad aprile». Ma come?
Ancora una volta il Consiglio europeo è costretto a diramare le sue conclusioni sulla parte che riguarda l’Ucraina non all’unanimità, ma con l’accordo «ristretto» di 25 Paesi. È l’effetto dello scontro al tavolo con Viktor Orbán e Robert Fico, che nonostante gli sforzi di compromesso Ue sull’oleodotto Druzhba hanno confermato il loro veto al prestito da 90 miliardi e al 20esimo pacchetto di sanzioni alla Russia. «È fondamentale assicurare che l’Ucraina abbia i mezzi finanziari e militari per continuare ad esercitare il suo diritto inalienabile all’autodifesa e a scoraggiare l’aggressione russa», si legge nel testo delle conclusioni sull’Ucraina approvato e «fortemente sostenuto» dai 25. I Paesi dell’Ue ribadiscono quindi di voler procedere quanto prima con lo sblocco dei soldi promessi a Kiev, puntando al «primo esborso all’Ucraina entro l’inizio di aprile». Ma senza il via libera di Ungheria e Slovacchia non è chiaro come ciò potrà avvenire. Resterebbe d’altronde in ogni caso un’ulteriore lacuna da 30 miliardi di euro nel bilancio dell’Ucraina che l’Ue chiede ora ad altri «Paesi terzi» di aiutare a colmare.
Veto di Orban sul prestito all'Ucraina, l'ira dell'Ue: «Inaccettabile»
Duro scontro al tavolo del Consiglio europeo tra Viktor Orbán e i vertici dell’Ue. Quando è arrivato il momento di discutere del prestito da 90 miliardi all’Ucraina – che l’Ungheria tiene in sospeso da settimane – si è aperto un lungo dibattito tra i leader sulla necessità di superare il veto di Budapest. Arrivato il suo turno, Orbán ha preso brevemente la parola e ha gelato tutti, ribadendo il suo niet, sua posizione «legalmente solida», ha sottolineato secondo quanto riportano fonti Ue. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, interpretando il sentire della maggior parte degli altri leader, gli ha risposto che il suo comportamento è «inaccettabile» e «contrario al principio della leale cooperazione» previsto dai trattati Ue. Ma Orbán e lo slovacco Robert Fico non hanno dato, almeno per ora, alcun cenno di apertura, riferiscono le stesse fonti.
Italia e Danimarca chiedono azioni Ue in caso di «nuove ondate migratorie»
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen hanno inviato una lettera ai vertici Ue con l’obiettivo di «rafforzare il sostegno europeo alle popolazioni colpite dal conflitto in Medio Oriente» e di mettere in campo «un coordinamento in caso di nuove ondate migratorie, con l’obiettivo di evitare il ripetersi della crisi migratoria del 2015». Lo rende noto Palazzo Chigi. La lettera è stata illustrata da Meloni questa mattina alla riunione dei Paesi like-minded sulle politiche migratorie.
Macron: «Preservare ma riformare il sistema ETS»
«Credo che l’Ets sia un buon meccanismo, e serve preservarlo, ma nel contesto attuale serve flessibilità, per rispondere alla crisi, ma bisogna mantenere la struttura». Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron arrivando al vertice Ue.
Meloni-Merz-De Wever, prevertice a tre su crisi ed energia
Prima dell’inizio del vertice Ue Giorgia Meloni ha visto il Cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier belga Bart de Wever. Uno «scambio di vedute in vista della discussione sulla competitività europea», fa sapere Palazzo Chigi, utile anche a confrontare gli approcci sul tema energia e sulle «possibili iniziative da adottare rapidamente per contenere la spinta dei prezzi». Una prima azione c’è stata da parte del governo italiano che ieri, nell’ultimo consiglio dei ministri, ha deciso per un taglio delle accise di 25 centesimi a litro per venti giorni. «Sono state allo stesso tempo discusse le priorità da promuovere congiuntamente in tema di semplificazione, mercato unico e investimenti», riporta una nota di Palazzo Chigi.
Metsola: «L'Ue dia risposte alle preoccupazioni sull'energia»
«Continueremo a chiedere una de-escalation della crisi in Medio Oriente. Quanto accaduto nelle ultime ore ha un impatto diretto sull’Europa oltre che sulla regione, soprattutto in termini di aumento dei prezzi delle energia. Speriamo che si possa arrivare a una soluzione del conflitto». Lo ha detto la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola all’arrivo al Consiglio europeo a Bruxelles. «Se vogliamo essere indipendenti dal punto di vista energetico – ha aggiunto – dobbiamo anche occuparci delle preoccupazioni a breve termine dei nostri cittadini. L’aumento dei prezzi dell’energia avrà un impatto diretto sulle loro bollette e le decisioni che saranno assunte oggi al Consiglio europeo dovranno mandare un messaggio politico forte che i leader si occupano delle loro reali preoccupazioni».
Kallas: «Guerra illegale, l'Ue non ci entrerà»
«Non c’è una base di diritto internazionale per la guerra in Iran». Lo ha detto l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando al vertice dei leader, ricordando che l’uso della forza è previsto nel caso dell’autodifesa e di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. «Poiché al momento non esiste nulla del genere, i Paesi dell’Ue non hanno alcuna intenzione di entrare in guerra», ha sottolineato. All’ultimo consiglio Esteri, ha ricordato Kallas, «i ministri sostenevano che non fossimo stati consultati e alcuni affermavano addirittura che avessimo cercato di convincere le parti a non scatenare questa guerra, di cui non conosciamo gli obiettivi».
