India, troppi suicidi tra gli studenti: installate gabbie intorno ai ventilatori nell’hub di ingegneria di Kota

Quando si parla di salute mentale, si è spesso particolarmente attenti alla salute di alcune categorie: tra queste ci sarebbe anche quella degli studenti universitari. La rivista scientifica Value in Health aveva così denunciato un triste fenomeno già nel dicembre del 2024, in uno studio dal titolo “Kota: La città indiana emergente del suicidio”. Nella città nel nord dell’India, infatti, il tasso di suicidi tra gli studenti che alloggiavano negli ostelli legati ai suoi centri di preparazione ai programmi di ingegneria e medicina del Paese aveva raggiunto numeri estremamente preoccupanti: 32 nel 2023 e 17 solo nei primi 5 mesi del 2024. L’ultimo risale solo allo scorso sabato 2 maggio, quando un giovane è morto dopo essere caduto dalla finestra al quarto piano del suo dormitorio. La ragione sarebbe da attribuire alla cultura della competizione, che genera stress e ansia eccessivi tra gli studenti, con conseguenze negative sulla loro salute mentale. Eppure la dirigenza di uno degli ostelli ha reputato che, al posto di richiedere un intervento sul programma, fosse meglio adottare una soluzione più “alternativa”.
Le gabbie attorno ai ventilatori
Sembra quindi che recentemente, per contrastare fenomeni di autolesionismo, si sia scelto di “ingabbiare” i ventilatori nelle stanze degli ostelli dove sono ospiti gli studenti. Un post di denuncia su Instagram riporta come si sia optato persino per spendere più soldi per le gabbie apposte attorno ai ventilatori, appesi sui soffitti, che per gli apparecchi stessi: 5.000 rupie per ogni gabbia (circa 45 euro), contro le 2.000 (17 euro) dell’apparecchio stesso. La motivazione è legata all’utilizzo dei ventilatori per compiere atti di autolesionismo. Inoltre, si sarebbe anche proceduto, secondo quanto riporta il Times of India, ad apportare modifiche al loro funzionamento, aggiungendo meccanismi a molla che cedono sotto il peso.
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Kota, l’hub della preparazione ai test di ingegneria
Kota, città situata nello stato federato del Rajasthan, nel nord dell’India, è conosciuta per la presenza di diversi centri di preparazione per i testi di medicina, ma soprattutto per quelli di ingegneria, tanto da essere considerata un piccolo hub d’eccellenza in materia. Sono molto famosi i risultati conseguiti dagli studenti che si sono preparati a Kota in vista dell’esame IIT-JEE (Joint Entrance Examination). Quest’ultimo sarebbe il principale test di ammissione in India per corsi di ingegneria (B.E./B.Tech) presso i prestigiosi IIT (Indian Institute of Technology), NIT (National Institutes of Technology) e altre istituzioni tecniche. Si stima che ogni anno circa 200.000 studenti passino dai suoi istituti, portando con sé grandi sogni, spesso però a caro prezzo.
Lo studio sullo stress e il tasso di suicidi a Kota
Uno studio, condotto nel dicembre del 2024, riporta come siano stati analizzati i profili di 500 studenti di 4 istituti di preparazione di Kota, a seguito della rilevazione di 32 casi di suicidio nel 2023 e 17 solo nei primi 5 mesi del 2024. Al centro dell’indagine, sarebbero stati il profilo personale/demografico e le fonti di stress. I risultati della ricerca riportano che «i ritmi frenetici delle lezioni di recupero con compiti a casa che richiedevano molto tempo, i test settimanali, la pressione di ottenere risultati eccellenti, le aspettative dei genitori e il peso finanziario derivante dal pagamento di tasse scolastiche esorbitanti sono state le principali cause di stress per gli studenti». Tutte cause, queste, che sembrano aver condotto, in alcuni casi estremi, al suicidio.
La reazione ai video
Non si sono fatte attendere le reazioni degli internauti scioccati dalle misure poste in essere dalla direzione dell’ostello: accanto a chi le ha trovate sensate e, a loro, modo pragmatiche, c’è chi non ha esitato a denunciarne l’inutilità, sottolineando che uno studente intenzionato a farsi del male, potrebbe trovare senza problemi altri modi per riuscire nel suo intento. Altri ancora, più sarcasticamente, avrebbero avanzato l’ipotesi che la misura non fosse diretta alla salvaguardia della salute degli studenti, ma alla protezione degli apparecchi stessi. Criticato anche l’investimento economico, maggiore per le gabbie che per gli apparecchi, e che avrebbe potuto essere utilizzato per promuovere iniziative di assistenza per la salute mentale o misure per la riduzione della pressione tossica all’interno dei centri di studio.

