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Nasce il primo sindacato per la salute mentale sul lavoro, parla il fondatore Giacomo Spinadin: «Basta burnout, mobbing e stress» – L’intervista

15 Aprile 2026 - 21:07 Ygnazia Cigna
sindacato salute mentale lavoro intervista
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Giacomo Spinadin, 27enne di Venezia e neolaureato in psicologia, racconta a Open la genesi dell’idea, il funzionamento del servizio e le ragioni per cui riesce a intercettare il crescente bisogno di benessere negli ambienti di lavoro

È nato il primo sindacato per la salute mentale sul lavoro in Italia. Il fondatore si chiama Giacomo Spinadin, ha 27 anni ed è laureato in psicologia. Se per le varie categorie di lavoratori esistono già sigle sindacali che tutelano i diritti contrattuali e, all’occorrenza, offrono supporto psicologico settoriale, fino a oggi mancava un ente trasversale che mettesse al centro esclusivamente il benessere psichico, indipendentemente dal contratto o dalla mansione.

Mobbing e ambienti tossici: la fine del malessere normalizzato in ufficio

Oggi i lavoratori pongono ai datori di lavoro nuove esigenze. Oltre allo straordinario non pagato e le ore di lavoro, c’è una galassia di criticità che per lungo tempo sono rimaste invisibili e in molti spazi di lavoro tuttora normalizzate. Mobbing, conflitti con capi e colleghi, isolamento sociale, stress lavoro-correlato, burnout. Ma anche la perdita di motivazione, l’immersione inambienti tossici, le micro-aggressioni, le dimissioni indotte e le molestie psicologiche o sessuali. Sono tutte ferite che colpiscono milioni di lavoratori ogni giorno. Ma la sensibilità sta cambiando. Secondo i dati di Unobravo, circa otto persone su dieci hanno pensato di lasciare il proprio posto di lavoro a causa dello stress. Le nuove generazioni hanno smesso di considerare il malessere come un prezzo da pagare per lo stipendio e hanno iniziato a mettere il benessere al primo posto nella gerarchia dei valori.

Giacomo Spinadin, uno psicologo della gen Z: chi è il fondatore

All’anagrafe è Giacomo Spinadin, ma il mondo digitale e quello artistico lo conoscono come Dultesio. Musicista, cantante e musicoterapeuta, Spinadin vive a Chioggia, in provincia di Venezia, ha studiato a Padova e sta completando il percorso magistrale in Psicologia del Lavoro. «Sono nato nel 1998, ho quasi 28 anni, e faccio parte di quella che viene definita da tanti una generazione di mezzo” una sorta di zillennial a cavallo tra Millennial e Gen Z», racconta Spinadin a Open. «Sono cresciuto con la classica domanda “Che lavoro vuoi fare da grande?”. Il classico interrogativo che ha contribuito a creare una generazione che rischia di confondere la propria identità con il proprio ruolo professionale», aggiunge.

Oltre lo stipendio: la ricerca del benessere

Ma proprio da questo rischio è nata col tempo la consapevolezza. «Oggi ci interroghiamo molto di più sull’impatto del lavoro sulla vita. Nei colloqui i ruoli sono cambiati. Non è più solo il datore a dettare legge, i candidati oggi valutano e pongono condizioni precise per la propria salute», prosegue.  Spinadin non è solo in questa impresa. Ha costruito una squadra che opera già in quasi tutta Italia, partendo dalla vicepresidente e socia fondatrice Elena Favaretto, studentessa di psicologia e voce influente sui social per la salute mentale. «C’è un Coordinamento nazionale nato dalle persone che mi hanno contattato subito dopo il mio post virale su TikTok, due psicologhe, un’avvocata giuslavorista, una commercialista, una praticante avvocato e una laureata in comunicazione. In tutto siamo 12 persone nel cuore operativo, supportate da una rete di psicologi e avvocati che va dal Veneto alla Sicilia, passando per Puglia e Calabria». 

Il sindacato per la salute mentale sul lavoro nato da TikTok

Il nome ufficiale è Sindacato per la Dignità Psicologica sul Lavoro (SDPL). Un progetto che ha preso vita quasi per caso. «Tutto è partito da un post su TikTok il 14 giugno 2025. Esprimevo il desiderio di creare una tutela sindacale per la salute mentale. Quel contenuto è andato virale e mi sono arrivati tanti commenti e messaggi di chi si sentiva finalmente rappresentato», racconta Spinadin. «Da quell’onda di interesse ho deciso di trasformare l’idea in un progetto reale e strutturato». Il suo sindacato rompe gli schemi classici perché non è un sindacato di categoria. È una piattaforma aperta a tutti, inclusi autonomi, partite Iva e lavoratori in nero, spesso i più dimenticati dalle tutele tradizionali. «L’obiettivo è centralizzare una problematica che finora è stata gestita in modo frammentato e isolato», chiosa il 27enne.

Il cambiamento culturale dei giovani sul lavoro

Il sindacato per la salute mentale sul posto di lavoro è lo strumento che il 27enne ha pensato per interpretare un cambiamento di fatto antropologico del lavoro. «Molti giovani non cercano più solo la stabilità economica, ma il riconoscimento psicologico. C’è l’esigenza di essere “visti” come persone. Non accettiamo più un lavoro a caso e per questo oggi si cambia lavoro più spesso, è una ricerca di benessere», prosegue. La sfida più grande resta però superare il muro della diffidenza e del silenzio. «Ancora oggi molti faticano a chiedere aiuto per paura di ritorsioni o sfiducia. Il nostro sindacato nasce proprio per cambiare la percezione del lavoro stesso. Chiedere aiuto è il primo passo e non bisogna avere paura. Ci saranno sempre professionisti pronti a sostenervi, sia sul piano psicologico che legale». 

Sportelli con psicologi e avvocati: come funziona il sindacato

Il Sindacato per la dignità psicologica sul lavoro (SDPL) si occupa di tutelare il benessere mentale nei luoghi di lavoro, promuovendo il riconoscimento dei rischi legati a stress, burnout e condizioni lavorative dannose. Offre tre principali servizi. Il supporto psicologico attraverso sportelli di ascolto e orientamento, consulenza legale su diritti, contratti e situazioni di abuso o irregolarità, e supporto sociale per l’accesso a welfare, bonus e misure di sostegno. Possono iscriversi lavoratori, disoccupati, studenti e cittadini perché il sindacato è aperto a tutti e considera la dignità psicologica un diritto universale.

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