Ultime notizie Crisi Usa - IranDaniela SantanchèDonald TrumpGoverno Meloni
ATTUALITÀIntervisteIslamLeccoLombardia

Sindaco di Lecco alla festa per la fine del ramadan. Scoppia la polemica, e lui risponde: «Vi spiego perché ho partecipato alla cena del centro islamico» – L’intervista

26 Marzo 2026 - 21:17 Roberta Brodini
Il primo cittadino di Lecco, Mauro Gattinoni, è stato all'iftar con la comunità musulmana: il gesto è stato molto criticato da alcuni esponenti dell'opposizione. In questa intervista spiega a Open le sue ragioni

Quando si parla di Lecco è facile associarla all’immagine placida delle calme sponde del lago di Como, o fantasticare sui luoghi in cui era ambientato uno dei più grandi capolavori della letteratura italiana: I promessi sposi di Alessandro Manzoni. Eppure, in queste settimane la cittadina, che conta circa 47.000 abitanti, è diventata teatro di dissapori e destinataria di attenzioni, non sempre lusinghiere. Al centro della questione, l’agenda delsindaco di Lecco, Mauro Gattinoni, in carica dall’ottobre 2020 ed esponente del centrosinistra. Le sue due partecipazioni delle ultime settimane, prima a un iftar comunitario e poi a un momento di preghiera al Centro Islamico Culturale “La Città” di via – neanche a farlo apposta – Promessi Sposi, non sono passate inosservate in Consiglio Comunale. Alcuni esponenti dell’opposizione hanno infatti commentato che, vista la vicinanza delle elezioni amministrative (previste per il 24 e 25 maggio), si trattasse di visite poco opportune. Open ne ha parlato direttamente con il primo cittadino, che ci ha voluto raccontare la realtà multietnica della sua cittadina e le reti di rapporti interculturali che la abitano.

il sindaco di lecco con la comunità islamica
Il sindaco di Lecco all’Iftar

Sindaco, come è iniziato questo rapporto con la comunità islamica nel Comune di Lecco?
«Anzitutto a Lecco, già dalla fine degli anni ’90 e principio anni 2000, abbiamo vissuto fenomeni di immigrazione piuttosto consistenti, provenienti soprattutto dal Nord Africa, che sono stati per noi e per le nostre aziende assolutamente vitali. Consideri che la quota di immigrazione a Lecco è circa del 10-11%. In un contesto di economia reale, le nostre aziende, le nostre fabbriche, in costante ricerca di manodopera, hanno molto beneficiato dell’apporto di personale migratorio per far fronte al fabbisogno di professionalità. Questo ha permesso, di conseguenza, di avere un’integrazione efficace».

In che modo avviene questa convivenza efficace?
«Se le persone immigrate trovano lavoro e quindi una casa e quindi una stabilità, anche la convivenza sociale risulta sempre armonica. Sulla scia di questo, le comunità locali islamiche, che nello specifico contano membri di origini nordafricane, marocchine, ma anche provenienti dall’Africa Centrale, hanno dato vita a un’associazione culturale, che tuttora esiste e che è molto attiva in azioni di assistenza comunitaria all’interno della loro stessa comunità. Assistono quindi le famiglie in maggior difficoltà e organizzano corsi di lingua in collaborazione anche con altre associazioni lecchesi di volontariato. Questo permette di avviare un processo di integrazione reale molto efficace. Inoltre, questa associazione (il Centro Islamico Culturale “La Città”, ndr) ha stretto un patto di collaborazione con il Comune di Lecco per la cura dei beni comuni, nello specifico, di un tratto di fiume, degli spazi pubblici e di parcheggi, prossimi peraltro alla moschea, quindi mantenuti e curati da loro stessi. È un esempio di partecipazione civica che, come Comune di Lecco, sviluppiamo anche con altre associazioni e privati, ma in questo caso è stato molto efficace anche con la comunità islamica».

In quest’ottica si inscrivono anche alcuni punti contenuti nel Piano di Governo del Territorio votato dalla giunta lo scorso gennaio.
«Esattamente. Stando nell’ambito di attuazione del PGT (Piano di Governo del Territorio), e quindi nell’obbligo – peraltro previsto costituzionalmente – di garantire degli spazi di culto a tutte le confessioni, abbiamo deciso di scrivere nelle regole urbanistiche che lo spazio del Centro Islamico Culturale “La Città” è riconosciuto ufficialmente come moschea. Ma non solo: abbiamo fatto una modifica al piano regolatore cimiteriale per ospitare anche le salme dei defunti di religioni diverse rispetto a quella cattolica. Spazi che non esistevano fino a due mesi fa, e che verranno implementati nei prossimi mesi per accogliere anche i defunti di professione islamica».

Lei è stato criticato per aver preso parte all’iftar, la cerimonia di interruzione del digiuno serale che si celebra durante le notti di Ramadan, e a un momento di preghiera proprio nel Centro Islamico Culturale “La Città”…
«Sì, siamo stati invitati per l’Iftar e una sera, quando è stata celebrata la rottura del digiuno, eravamo presenti anche noi. In realtà è una cosa che facciamo già da diversi anni, quindi forse la novità è che quest’anno siamo in campagna elettorale, quindi fa tutto brodo. Trovo si tratti di un’ottima consuetudine quella di essere invitati da parte della comunità islamica. In queste occasioni vengono sempre coinvolti il sindaco, gli assessori, e quest’anno anche il Prevosto di Lecco, Don Bortolo Uberti, ma erano presenti anche altri sacerdoti o lo sono stati in passato in diverse occasioni. Sono comunque invitati anche esponenti di associazioni di volontariato locale con cui collaborano stabilmente nel campo educativo e assistenziale durante l’anno. È quindi anche un gesto di apertura, di gratitudine e di festa, nonché di buona e sana integrazione. Ovviamente a Natale succede la stessa cosa, ma al contrario. Ci si scambia gli auguri e si reciproca il gesto gradito di ospitalità. Quando noi facciamo iniziative natalizie invitiamo sempre tutti, e in ogni caso ci scambiamo auguri o piccoli omaggi, dei dolci, insomma cose molto semplici».

Perché quest’anno quindi la sua visita ha fatto così scalpore?
«Le posso dire che la mia prima visita era stata nel 2020, in occasione della mia campagna elettorale. A quel tempo ricordo bene che la stessa visita fosse stata fatta dal candidato alle elezioni comunali di centrodestra, che si chiamava Giuseppe Ciresa. Questa cosa non aveva al tempo destato nessuno scandalo, anzi: probabilmente le persone, mi permetto di dire, che oggi mi criticano, erano le stesse che all’epoca accompagnavano l’allora candidato sindaco di centrodestra. Credo che se fosse stato al posto mio, oggi, avrebbe fatto quello che ho fatto io, o almeno me lo auguro. La cittadinanza lecchese ormai è consapevole di far parte di un tessuto multietnico, multiculturale, pur avendo ciascuno la propria identità».

Cosa si sentirebbe di dire a quella parte di stampa e politica che attribuisce ai voti della comunità islamica la vittoria del NO al recente referendum sulla Giustizia?
«Il 17 di marzo è stato il giorno che lo Stato italiano riconosce per l’Unità Nazionale, l’Inno e la Bandiera. In quell’occasione, insieme al Prefetto, abbiamo conferito alcune cittadinanze italiane: è stata l’occasione per verificare che negli ultimi cinque anni sono stati 1067 gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, provenienti da 68 Paesi diversi. Questi sono cittadini italiani, punto. Quindi ogni cittadino italiano in un referendum, in elezioni, in un qualsiasi contesto di democrazia partecipativa ha il diritto e il dovere di esprimersi. Così è stato e così auspico sarà per tutti quanti i cittadini italiani, da quelli da più o meno tempo e da più o meno generazioni».

La sua amministrazione si sta occupando di altri temi di integrazione o aiuto alle comunità straniere al momento?
«In generale, posso dire che poniamo sempre attenzione ai temi della mondialità. Non più tardi di ieri sera abbiamo tenuto un incontro con la comunità iraniana che sta vivendo, come si può immaginare, momenti molto critici. A Lecco si trova infatti la sede staccata del Politecnico di Milano e sono presenti circa 200 studenti iraniani: 200 giovani che da mesi o anni non possono nemmeno ritornare nel proprio Paese. Con loro si è creata una comunità e ieri sera ci siamo trovati in una sala civica per raccogliere le loro testimonianze, i loro punti di vista. Su loro richiesta, il 9 aprile insieme al Prevosto di Lecco, Don Bortolo Uberti, terremo un momento di riflessione in una chiesa, per ricordare anche i loro congiunti scomparsi, che non hanno potuto salutare e che sono magari scomparsi o talvolta sono stati anche massacrati nel loro Paese. Da sindaco non posso affermare che c’è qualcosa che non ci riguarda. Credo che se noi vogliamo la pace, dobbiamo iniziare da noi stessi e da quel metro che ci separa dagli altri».

leggi anche