La Polizia contro i vigili urbani blocca alla Camera la riforma di Piantedosi

La Polizia in campo contro i vigili urbani. E così la riforma della polizia locale, su cui la maggioranza ha assunto un impegno politico, rischia di subire una nuova battuta d’arresto nel suo iter legislativo. Ora all’esame della Commissione Affari costituzionali della Camera, il ddl delega presentato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi punta a una revisione organica della disciplina: dall’armamento e addestramento degli agenti alle loro attribuzioni, fino alle tutele assicurative e infortunistiche. Ma tra i numerosi nodi sul tavolo c’è il tema dell’estensione ai vigili urbani dell’accesso al Ced, il Centro elaborazione dati delle forze di polizia. Ed è proprio questo il problema: i vertici della pubblica sicurezza temono che quei dati sensibili possano finire nelle mani sbagliate.

Tocca alla FdI Augusta Montaruli cercare la mediazione in tempi brevi
Secondo quanto riferiscono a Open fonti parlamentari a conoscenza del dossier, è proprio su questo punto che si concentrano i dubbi. La riunione di mercoledì si è conclusa con un nuovo rinvio. Il presidente della Commissione, Nazario Pagano, ha invitato la relatrice Augusta Montaruli a “sciogliere quanto prima la riserva sulle proposte emendative tuttora accantonate”, poiché da calendario l’approdo del provvedimento in Aula è fissato per il prossimo 27 aprile.

Da molte legislature tutte le proposte di riforma dei vigili sono naufragate
Tentativi di riordino della disciplina della polizia locale non sono mancati anche nelle precedenti legislature, ma senza mai arrivare a dama. Al centro del confronto stavolta c’è una rivendicazione storica della categoria: l’accesso alla banca dati interforze che rappresenta il cuore informativo delle attività operative e investigative delle forze di polizia. Questo sistema è tradizionalmente riservato a soggetti qualificati, ufficiali di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza.
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Le poche banche dati sulla sicurezza aperte con le leggi del 1993 e del 2018
Nel tempo, tuttavia, sono arrivate alcune aperture anche per la polizia municipale. Il decreto legge n. 8 del 18 gennaio 1993 estende già oggi, in forma limitata, la consultazione al personale impegnato in servizi di polizia stradale e in possesso della qualifica di agente di pubblica sicurezza, per specifiche informazioni come quelle relative ai veicoli rubati, ai documenti d’identità smarriti e ai permessi di soggiorno. Un ulteriore intervento, con il decreto n. 113 del 2018, ha poi consentito agli operatori, durante le attività di controllo e identificazione, di verificare l’eventuale esistenza di provvedimenti di ricerca o rintraccio a carico delle persone fermate.

Il problema dei comuni a rischio di infiltrazione della criminalità organizzata
La riforma in discussione amplia ulteriormente queste possibilità. L’articolo 3, comma 1, del disegno di legge delega prescrive infatti che il governo disciplini le “forme di collaborazione con le Forze di polizia dello Stato” e “preveda il collegamento tra il numero unico di emergenza 112 e le sale operative dei corpi di polizia locale”, nonché “le procedure di accesso al Ced da parte di questi ultimi”. Il tutto “sulla base dei principi di necessità dell’accesso, di selettività oggettiva e soggettiva e di garanzia della sicurezza informatica”. Paletti che non sarebbero sufficientemente stringenti agli occhi della Polizia di Stato e degli altri apparati della sicurezza, preoccupati per i rischi di un accesso da ogni comune di Italia, anche in quelli più a rischio infiltrazioni della criminalità organizzata, alla banca dati interforze. Il problema è che l’accesso o si da a tutti i vigili urbani o a nessuno. Da qui il blocco della riforma e il ritardo sugli emendamenti in Commissione.
