Trump contro lo “ius soli” negli Usa: mercoledì la Corte Suprema inizia la valutazione sulla costituzionalità della norma

Donald Trump lo aveva già firmato il primo giorno del suo secondo insediamento, nel gennaio 2025: uno stop al 14esimo emendamento, che da sempre prevede che «tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono». Per il presidente degli Stati Uniti, il testo sarebbe sempre stato frainteso, portando gli Stati Uniti a diventare facile meta del turismo delle nascite, il fenomeno per cui gli immigrati si recherebbero negli Stati Uniti per un breve periodo allo scopo di avere un figlio. Stop quindi allo ius soli, sì invece solo allo ius sanguinis, con un effetto su tutti: i bambini nati da genitori che si trovano negli Stati Uniti illegalmente o temporaneamente non sarebbero più cittadini americani. Il primo aprile la Corte Suprema comincerà la sua analisi sulla validità costituzionale della modifica trumpiana.
Il valore del 14esimo emendamento: una conquista per gli ex-schiavi
Quella americana è la più antica Costituzione nazionale scritta, tra quelle ancora vigenti nel mondo. Fu redatta nell’estate del 1787 a Filadelfia, al termine della Guerra d’Indipendenza e a quattro anni dalla sua pubblicazione si aggiunsero 10 emendamenti, che costituiscono la Carta dei Diritti. La loro funzione è quella di limitare i poteri del governo federale statunitense e di proteggere i diritti di tutti gli uomini, cittadini e non. Bisognerà, però, attendere il 1868 perché entri in vigore il 14esimo emendamento, al centro oggi delle mire trumpiane: dopo secoli di lotte e a tre anni dall’abolizione della schiavitù, il 14esimo emendamento riconosceva finalmente agli ex-schiavi il godimento dei diritti costituzionali, tra cui quello di cittadinanza.
La modifica al 14esimo emendamento: solo “ius sanguinis”
Nel suo primo giorno di mandato, il 20 gennaio 2025, Donald Trump aveva subito firmato quello che considera uno dei fiori all’occhiello della sua politica in tema migratorio: l’Ordine esecutivo 14160, dal titolo Proteggere il significato e il valore della cittadinanza americana. Si tratta di un ordine che ha un forte impatto sull’interpretazione del 14esimo emendamento e del suo testo. Disponibile sul sito della Casa Bianca, cita: «Il privilegio della cittadinanza degli Stati Uniti è un dono inestimabile e di profondo valore». Ma poi, continua: «Il 14esimo Emendamento non è mai stato interpretato in modo da estendere universalmente la cittadinanza a chiunque nasca negli Stati Uniti […] ha sempre escluso dalla cittadinanza per diritto di nascita le persone nate negli Stati Uniti ma non “soggette alla giurisdizione degli stessi”».
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Il caso Elk contro Wilkins: quando un nativo americano voleva votare
Dirimente quindi l’interpretazione della clausola “soggette alla giurisdizione degli stessi”. Il Dipartimento di Giustizia si sarebbe ispirato al caso Elk contro Wilkins del 1884, quello di un nativo americano, di nome Elk, che aveva abbandonato la tribù per rivendicare la cittadinanza per diritto di nascita, chiedendo di votare alle elezioni come ogni altro cittadino. Il permesso gli fu rifiutato. I nuovi John Elk, oggi sarebbero i figli nati da madri presenti illegalmente negli Stati Uniti e da padri non cittadini statunitensi o residenti permanentemente, nonché figli di madri che si trovino nel Paese legalmente ma a titolo transitorio (per esempio, per studio, lavoro, etc) e di padri non cittadini statunitensi o residenti con permesso permanente legale.
Le conseguenze sui bambini: il rischio concreto di apolidia
Quali le conseguenze quindi sui nuovi nascituri? L’ordine esecutivo 14160 impone al personale federale di interrompere il rilascio dei documenti – certificati di nascita, numeri di previdenza sociale, passaporti – che trasformano i diritti costituzionali in realtà civica. Il rischio concreto è che possa nascere una generazioni di bambini apolidi, la cui sola possibilità sia che i genitori possano accedere a ricorsi in tribunale. Praticamente impossibile per loro beneficiare di programmi di assistenza pubblica, dimostrare idoneità scolastica o ricevere assistenza sanitaria. E questo solo durante l’infanzia, per proseguire con tutti i mancati diritti dell’età adulta. Una vita che comincia in salita, dal primo respiro.
L’opposizione delle corti e dei giudici federali
Già tre giorni dopo la sua emanazione, furono 6 le cause intentate da 22 Stati e organizzazioni. Il giudice della Corte distrettuale federale, John C. Coughenour, aveva definito il decreto «palesemente incostituzionale» e ne aveva bloccato l’attuazione per 14 giorni, mentre il 5 febbraio, era stato il giudice Deborah L. Boardman, a emettere un’ingiunzione preliminare che bloccava l’attuazione del decreto. Secondo molti, inoltre, una modifica ad esclusivo favore dello «ius sanguinis», cambierebbe radicalmente il significato della cittadinanza statunitense, trasformandola da un concetto legato alla geografia a uno connesso alla discendenza, stravolgendo l’intento dei Padri Fondatori. Secondo il professor Vikram Amar, esperto di diritto: «L’intero esperimento americano si basa sul fondare le proprie opportunità e il proprio futuro su chi si è e su come si percepisce la propria uguaglianza, piuttosto che sulla famiglia e sul lignaggio di appartenenza».
La sentenza “Trump vs Casa” e il processo “Trump vs Barbara”
Dopo le prime opposizioni locali, il 13 marzo Trump si era rivolto alla Corte Suprema, che aveva emesso il suo responso il 27 giugno 2025 rispetto alla controversia Trump vs Casa (da Casa of Maryland, un’organizzazione che si occupa della difesa dei migranti latinos): una sentenza che ha ridefinito il potere dei giudici federali di bloccare le politiche presidenziali su scala nazionale. La sentenza è controversa in quanto limita il potere dei tribunali inferiori di adottare ingiunzioni con effetti nazionali, con il rischio di creare applicazioni divergenti della stessa normativa tra diversi distretti giudiziari. Il 26 settembre 2025 l’amministrazione Trump ha chiesto ufficialmente alla Corte Suprema di pronunciarsi sulla costituzionalità del suo decreto sulla cittadinanza per diritto di nascita (per il quale sono necessari quattro voti). L’organizzazione American Civil Liberties Union aveva citato in giudizio il governo federale per la stessa ragione, firmandosi «Barbara». I giudici hanno accolto la richiesta il 5 dicembre 2025. Il 1° aprile 2026 la Corte Suprema esaminerà quindi il caso Trump vs Barbara, che probabilmente risolverà la costituzionalità con un giudizio che arriverà tra fine giugno e inizio luglio.
Springsteen presta la sua “Born in the Usa” per la campagna contro Trump
Il 23 marzo, a una settimana dall’inizio delle consultazioni della Corte Suprema americana sul diritto di cittadinanza, l’American Civil Liberties Union ha pubblicato un video a sostegno della campagna contro la modifica del 14esimo emendamento. La canzone in sottofondo è una pietra miliare del rock americano, dal titolo Born in the U.S.A.(“Nato negli Stati Uniti”, ndr) e il ringraziamento è tutto per la rockstar che ha deciso di concedere loro i diritti per l’utilizzo della canzone. «Siamo onorati che l’unico e inimitabile Bruce Springsteen ci abbia concesso l’uso del suo inno iconico in vista del nostro storico caso presso la Corte Suprema, Trump contro Barbara, in cui contestiamo il tentativo del Presidente Trump di revocare il diritto costituzionale alla cittadinanza per diritto di nascita».
Il messaggio di Trump
In vista dell’inizio dell’esame da parte della Corte Suprema, Donald Trump ha scritto un post sul suo social Truth: «La cittadinanza per diritto di nascita non riguarda i ricchi cinesi e del resto del mondo che vogliono che i loro figli, e centinaia di migliaia di altri, diventino, in modo ridicolo, cittadini degli Stati Uniti d’America, dietro pagamento. Riguarda i bambini degli schiavi! Siamo l’unico Paese al mondo che degna questo argomento di discussione. Guardate le date di questa legge di tanto tempo fa: la fine esatta della guerra civile! Il mondo si arricchisce vendendo la cittadinanza al nostro Paese, mentre allo stesso tempo ride di quanto sia diventato stupido il nostro sistema giudiziario statunitense (dazi!). “Giudici e magistrati incompetenti non faranno un grande Paese!”»
