La crisi silenziosa degli animali domestici traumatizzati e abbandonati sotto le macerie dei bombardamenti in Libano

Continuano i bombardamenti sul Libano, in un fuoco incrociato tra Israele ed Hezbollah, senza che ci sia segno di voler restituire ai libanesi una quotidianità fatta di pace e normalità. Oltre al lavoro delle tante organizzazioni sul campo, intente a dare pronta assistenza agli sfollati e alle persone che ne hanno più bisogno, è incessante anche quello silenzioso, ma non meno importante, delle moltissime associazioni che si occupano della difesa degli animali. I bombardamenti, i crolli degli edifici e il frastuono non hanno sconvolto solo la vita delle persone, ma anche quella degli animali, domestici e non. Se da un lato abbiamo quindi assistito anche a casi di abbandono di animali, come quelli denunciati nel corso degli allarmi droni negli Emirati, una notizia positiva che ridona speranza in un mondo minacciato da guerre e odio viene dal lavoro di tantissimi volontari, che ogni giorno si aggirano per le strade del Libano armati di gabbie e medicinali per portare in un luogo sicuro gli animali abbandonati o feriti, esponendo le loro stesse vite a un potenziale pericolo.
Le associazione come Animals Lebanon
È il caso degli operatori di Animals Lebanon, che diffondono video che testimoniano il loro lavoro quotidiano sul campo. Gli edifici sono abbandonati, parzialmente colpiti e diroccati: chi li abitava è dovuto scappare, senza avere il tempo di portare con se i propri animali. I volontari però si fanno strada tra i detriti e armati di gabbie, guanti e tanto coraggio, sfidano l’instabilità delle case per cercare gli animali, che sono sempre nascosti. Un video mostra il salvataggio di 16 gatti, i cui padroni si erano rivolti all’associazione chiedendo aiuto, dopo aver dovuto abbandonare i loro amici a quattro zampe nella concitazione della fuga. Sono nascosti, visibilmente impauriti e disorientati e vengono catturati per essere riportati dalle loro famiglie. Animals Lebanon non si occupa però solamente del recupero di animali con padroni. Altri video, testimoniano il lavoro per le strade delle città di Kfarseer e Dahye, nel sud del Libano. Lì tutti sono fuggiti e gli animali di strada sono soli, senza cibo, nei villaggi deserti. In una story su Instagram raccontano: «Dahye è stata ancora colpita. Ma noi ci rifiutiamo di dimenticarci di quelli che non possono andarsene», riferendosi ai poveri animali disorientati. Negli ultimi giorni a Kfarseer sono stati portati 120 kg di cibo, ma i volontari fanno sapere che hanno bisogno di sostegno e fondi, perché sono allo stremo delle forze, anche dal punto di vista economico. Oltre a cibo e compagnia, un team di veterinari segue gli animali in pericolo, sia in piccoli rifugi mobili per le strade, che nella sede di Animals Lebanon.
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Gli annunci per gli animali dispersi
Sono davvero tantissimi anche gli annunci diffusi dai famigliari e dalle associazioni, con le foto e il nome delle zone in cui cani e gatti sono stati smarriti dai loro padroni, così come le immagini di cani ritrovati per strada, di cui si cercano i padroni. Una vera rete di coordinamento per aiutare gli animali e le loro famiglie.

Gli animali dimenticati negli zoo
E agli animali che una casa ce l’avevano – o che potenzialmente potrebbero averla – si aggiungono quelli che da sempre vivono fuori dal loro habitat naturale, per il vezzo tutto umano di poterli rimirare in cattività. Cosa succede però a quei leoni, alle pantere o agli orsi abbandonati negli zoo, ora deserti? In un video di Animals Lebanon, si vedono gli ospiti deperiti e prigionieri in gabbia del Flewa Zoo in Baalbek, al confine con la Siria, ricevere finalmente soccorso. Per 13 mesi l’area è stata pesantemente bombardata e i poveri animali sono rimasti nelle sole mani del proprietario, Mohamad Siblani, che ha cercato di prendersi cura di loro come poteva. In una massiccia operazione di trasporto in collaborazione, tra gli altri, con Qatar Airways Cargo e con il sostegno del Ministero dell’Agricoltura, sono stati trasportati in Colorado, al The Wild Animal Sanctuary, ed ora «hanno finalmente ciò che ogni animale selvaggio dovrebbe avere: pace, sicurezza e libertà dalle gabbie».
Il parere dello psicologo veterinario
Come riferisce in un’intervista al quotidiano libanese An Nahar lo psicologo veterinario libanese Charbel Blanc, cani e gatti sarebbero «esposti a un intenso stress psicologico, rumori forti e alla costante paura che accompagna le esplosioni». Questo provocherebbe in loro «tremori, corse senza meta o per nascondersi sotto il letto o isolarsi in angoli angusti, oltre a segni di stanchezza ed esaurimento» per i quali è necessaria la giusta reazione da parte dei loro padroni o di chi li assiste. Essenziale sarebbe anzitutto adibire, all’interno dell’abitazione, una «comoda gabbia dotata di materasso o cuscino, che funga da rifugio per l’animale spaventato»: una sorta di vero e proprio rifugio, come quello di cui necessiterebbe un essere umano. È poi importante che il padrone rimanga calmo, senza agitarsi a sua volta rischiando di allarmare ulteriormente l’animale. Fondamentali anche le pettorine, per evitare che gli animali scappino in reazione al rumore dei bombardamenti, ma attenzione al modello: il rischio è che gli animali possano soffocarsi. Inoltre, è importante evitare di costringere l’animale a mangiare, perché potrebbe peggiorare il suo stato di ansia e malessere fisico, e non costringerlo ad uscire o ad avere un contatto con le persone, se non è tranquillo. Segnali importanti da riconoscere sono poi i tremori o la tendenza a nascondersi in cani e gatti, mentre potremmo vedere uccelli che arruffano le piume e ritraggono la testa tra le ali in un tentativo istintivo di proteggersi, mentre si agitano a qualsiasi rumore improvviso.
