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«Chi lucra sulla guerra faccia la sua parte», l’asse tra Italia e altri 4 paesi Ue per la tassa sugli extraprofitti alle società energetiche

04 Aprile 2026 - 11:51 Cecilia Dardana
petrolio extraprofitti
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Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e i suoi omologhi di Germania, Spagna, Austria e Portogallo puntano a una «soluzione europea» sul caro energetico. La mossa per contenere gli effetti dalla guerra in Iran sui prezzi di petrolio e gas e la batosta inevitabile sui carovita

Mentre la guerra nel Golfo continua a scuotere i mercati energetici globali, l’Europa prova a battere un colpo per proteggere famiglie e imprese dall’ennesima impennata dei prezzi. L’Italia, rappresentata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, si è fatta promotrice di un’iniziativa congiunta insieme a Germania, Spagna, Portogallo e Austria per ripristinare e rendere più efficace la tassazione sugli extraprofitti delle grandi società energetiche, trasformandola da misura d’emergenza nazionale a pilastro di una strategia coordinata a livello europeo.

La lettera a Bruxelles: «Un segnale di unità»

In una lettera inviata al commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra, i cinque ministri chiedono a Bruxelles di agire con urgenza. Secondo i firmatari, l’attuale scenario geopolitico non permette esitazioni: «Il conflitto in Medio Oriente ha causato un aumento dei prezzi del petrolio, imponendo un onere significativo sull’economia europea e sui cittadini europei», si legge nel documento. Per i ministri, il principio cardine deve essere la giustizia sociale: «È importante garantire che tale onere sia distribuito equamente». Una risposta frammentata, nazione per nazione, non sarebbe più sufficiente. Per questo i cinque invocano «una soluzione europea», convinti che questa «rappresenterebbe un segnale per i cittadini dei nostri Stati membri e per l’economia nel suo complesso, dimostrando che siamo uniti e in grado di agire».

Il bersaglio: le multinazionali e i profitti esteri

Non è la prima volta che l’Europa affronta il tema degli extraprofitti (già visti nel 2022 dopo l’invasione russa in Ucraina), ma questa volta la richiesta punta a uno strumento più raffinato e giuridicamente inattaccabile. I ministri chiedono infatti alla Commissione di sviluppare «uno strumento analogo a livello dell’Ue, fondato su una solida base giuridica». L’attenzione si sposta in particolare sulle grandi sorelle del petrolio. Nella lettera, Bruxelles viene invitata a valutare «se e come i profitti esteri delle compagnie petrolifere multinazionali possano essere inclusi in modo più mirato» rispetto al passato. L’idea è quella di evitare i vuoti normativi che, nelle precedenti versioni nazionali della tassa, hanno permesso a molti colossi di eludere il prelievo o di limitarlo drasticamente attraverso complesse architetture contabili.

Difesa del bilancio e lotta all’inflazione

L’iniziativa non ha solo una valenza etica, ma squisitamente macroeconomica. In un momento in cui i bilanci pubblici sono sotto pressione per il rientro del Patto di Stabilità, trovare risorse fresche senza fare nuovo debito è la priorità dei governi promotori. Agire insieme, scrivono i ministri, permetterebbe di «finanziare misure temporanee di sostegno, in particolare per i consumatori, e contenere l’aumento dell’inflazione, senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici». Il messaggio politico rivolto ai giganti dell’energia è netto: «Coloro che traggono profitto dalle conseguenze della guerra devono fare la loro parte per alleviare il peso sulla collettività». Ora la palla passa alla Commissione Hoekstra, chiamata a «sviluppare rapidamente» il nuovo strumento normativo. Se la proposta dovesse passare, l’Europa si doterebbe di un meccanismo permanente di “solidarietà bellica”, segnando un precedente fondamentale nella gestione fiscale delle crisi globali.

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