Jennifer Lopez, Rihanna, Kim Kardashian: sui red carpet tornano le pellicce, ma l’Europa potrebbe vietarle a breve

Dai social ai red carpet, la pelliccia sembra essere destinata a un ritorno in grande stile. Eppure, in Europa potrebbe avere i giorni contati, proprio ora che sempre più celebrities sembrano non farsi più alcun tipo di remora nello sfoggiare abiti e cappotti che un tempo gli sarebbero costate campagne di boicottaggio da parte degli animalisti. Jenna Ortega, star della serie tv Wednesday su Netflix, è arrivata alla première con una giacca di montone di produzione italiana dal costo di 15.500 dollari. Pharrell Williams si è esibito ai Grammy Awards con un lungo cappotto bianco e anche altri colleghi del mondo della musica – da Rihanna ad Asap Rocky, da Jennifer Lopez a Madonna e Kim Kardashian – si sono presentati avvolti nelle loro morbide pellicce.
La petizione con oltre 1,5 milioni di firme
Proprio quegli abiti sono al centro di uno scontro politico che rischia di accendersi nelle prossime settimane. La Commissione europea, infatti, è chiamata a rispondere a una petizione firmata da oltre 1,5 milioni di cittadini che chiede il divieto dell’allevamento e del commercio di pellicce nell’Ue. Secondo una bozza circolata nei giorni scorsi, l’esecutivo comunitario sarebbe orientato a respingere la richiesta, preferendo puntare su standard più severi per il benessere animale. Una scelta che ha già provocato reazioni dure da parte delle associazioni animaliste, che parlano apertamente di «tradimento» e hanno presentato un reclamo al Mediatore europeo. Sullo sfondo, anche le divisioni interne tra Stati membri e all’interno della stessa Commissione, che hanno contribuito a ritardare una decisione attesa già da fine marzo.
Il dibattito tra industria e animalisti
Al centro del dibattito c’è una domanda tecnica ma decisiva, vale a dire: è possibile migliorare davvero le condizioni degli animali negli allevamenti? Secondo una revisione del 2025 dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), i problemi strutturali di questo sistema – dallo stress alla reclusione in gabbie – non sarebbero risolvibili con l’attuale modello produttivo. Una tesi che, di fatto, coincide con quella promossa dalla galassia animalista e ambientalista. Il settore, però, respinge questa narrazione. Mark Oaten, alla guida della Federazione internazionale della pelliccia, sostiene che una nuova generazione di consumatori si sarebbe avvicinata alle pellicce dopo la pandemia, anche grazie al vintage e a una percezione di maggiore sostenibilità rispetto ai marchi del fast fashion.
Il dilemma politico europeo
Il caso è ora nelle mani del commissario europeo al benessere animale, l’ungherese Olivér Várhelyi, considerato poco incline a soluzioni drastiche come i divieti. Secondo fonti interne, l’indirizzo dato ai tecnici sarebbe stato fin dall’inizio quello di lavorare su standard e non su un bando totali. Intanto il settore continua a sottolineare il proprio peso economico in alcune aree. Secondo le stime di Bruxelles, l’allevamento di animali da pelliccia sostiene circa 2mila posti di lavoro nell’Ue. Un settore che sembra nel pieno di una rinascita, almeno da un punto di vista dell’immagine, ma che potrebbe avere i giorni contati, almeno in Europa.
Foto copertina: EPA/Frederic Sierakowski | Una protesta anti-pellicce a Bruxelles, in Belgio
