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«Accolti come eroi, che emozione portare aiuti a Cuba»: un volontario italiano racconta il viaggio del convoglio che ha sfidato l’embargo

07 Aprile 2026 - 15:18 Olga Colombano
foto cuba
foto cuba
Cuba tra crisi energetica e sanzioni: la storia del Nuestra América Convoy, la spedizione umanitaria che ha sfidato il blocco statunitense

«Alle prime luci del sole, stavamo costeggiavamo il Malecón, abbiamo visto centinaia di persone con bandiere e striscioni che erano lì a fare i cori e a cantare», racconta Umberto Cerutti. Umberto è uno dei volontari che ha seguito l’organizzazione del convoglio europeo diretto a Cuba e si è imbarcato sulle navi partite dal Messico. «Sembrava di essere degli eroi, quindi quasi esagerato, ma bellissimo» aggiunge. Il Nuestra América Convoy, a bordo del quale viaggiava, è arrivato in un momento di estrema difficoltà per Cuba, segnata dalla scarsità di combustibile e dalle sanzioni statunitensi. L’iniziativa, lanciata da Progressive International, ha unito associazioni e cittadini da tutto il mondo per portare aiuti concreti e sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sulla situazione cubana. Umberto ha raccontato a Open la missione, le difficoltà incontrate e l’impatto umano di un’azione solidale dal basso.

Una missione tra aiuti umanitari e sensibilizzazione politica

Il convoglio è partito a febbraio con il doppio scopo: fornire aiuti alla popolazione e accendere i riflettori sull’isolamento dell’isola. «Cuba è sotto embargo dagli Stati Uniti da decenni, e la perdita del principale fornitore di petrolio, il Venezuela, ha aggravato la crisi», spiega Umberto, che a Cuba vive da un anno. Prima della crisi, il Paese importava circa il 50% del suo petrolio dal Venezuela. Oggi il carburante è razionato, i blackout sono frequenti e spostarsi nel Paese è complicato. A questo si aggiunge l’aumento costante del costo della vita e le difficoltà per famiglie e comunità nel reperire beni essenziali. «Il messaggio che volevamo lanciare è semplice: là dove i governi non riescono ad arrivare, i popoli e le persone, se si organizzano, riescono a fare la differenza», continua Umberto. Il convoglio, quindi, non era solo un trasporto di medicinali e beni materiali, ma anche un simbolo di solidarietà internazionale e di vicinanza al popolo cubano.

L’organizzazione del convoglio europeo

Preparare il convoglio europeo ha richiesto oltre due mesi di lavoro intenso e coordinamento tra associazioni e volontari provenienti da tutta Europa. L’attività principale consisteva nella raccolta e catalogazione delle donazioni, nella gestione logistica e nellìorganizzazione dei voli e delle spedizioni marittime. Volontari provenienti da diversi Paesi hanno preso aerei e imbarcato valigie piene di medicinali, mentre tre navi sono partite dal Messico cariche di generi di prima necessità. La nave principale, Granma 2, è stata preparata giorno dopo giorno. «Abbiamo passato giorni a sistemare e riparare le barche», racconta Umberto. Ma, prima ancora, c’è stato il problema di reperirle: nessuno voleva affittare ai volontari barche dirette a Cuba perché le assicurazioni non coprono quel territorio. Alla fine, Umberto e gli altri hanno trovato tre imbarcazioni disponibili: quasi dei relitti che hanno avuto bisogno di numerosi interventi prima di poter essere rimessi in acqua e caricati con i beni da consegnare sull’isola.

Difficoltà e i prossimi passi

La delegazione europea ha trasportato oltre cinque tonnellate di medicinali, sull’isola. Per Umberto il momento più significativo è stato la consegna delle donazioni all’ospedale William Soler dellAvana. «Vedere i camion scaricare le donazioni, gli occhi dei medici e dei pazienti emozionati, è stato unico. Anche se è solo una goccia nell’oceano, l’aiuto arriva davvero alle persone». La campagna Let Cuba Breathe, lanciata dall’AICEC, l’Agenzia per l’Interscambio Culturale ed Economico con Cuba e dai partner internazionali, continua a dare voce alla situazione cubana organizzando nuove iniziative. La seconda edizione del convoglio europeo, prevista dal 21 aprile al 2 maggio, si concentrerà sulle regioni orientali dell’isola, da Santiago a Guantánamo.

Le difficoltà affrontate

Non sono mancati ostacoli durante la missione. Umberto ci racconta che l’organizzazione sul campo è stata «abbastanza complicata ma penso sia anche stata uno degli aspetti più belli di questo viaggio perché è stata un’organizzazione dal basso». Alcune difficoltà si sono presentate dal lato statunitense dove alcuni partecipanti hanno subito pressioni al momento del ritorno. «Molti sono stati detenuti per ore e i loro computer sequestrati, un chiaro tentativo di ostacolare la solidarietà con Cuba», denuncia Umberto.

La situazione a Cuba

Cuba vive una crisi complessa, frutto di decenni di isolamento economico e pressioni internazionali. L’embargo statunitense, in vigore dal 1962, limita fortemente l’accesso a beni essenziali, petrolio, medicinali e tecnologie. La perdita del Venezuela ha aggravato la scarsità di carburante, rendendo i trasporti instabili e provocando blackout, mentre la pandemia e il calo del turismo hanno ulteriormente ridotto le entrate. Questa situazione è esacerbata da un periodo complicato per cuba da dopo la pandemia che ha segnato un calo del turismo che ha ridotto ridotto le entrate e le risorse disponibili, accentuando le difficoltà quotidiane di milioni di cubani. Nonostante queste difficoltà, il popolo cubano mostra grande resilienza e creatività. Umberto racconta infatti che «il cubano è maestro dell’arte dell’inventare: mezzi elettrici improvvisati, tricicli artigianali, soluzioni creative per andare avanti». Questa capacità di adattamento ha permesso a comunità intere di affrontare carenze e sfide spesso senza aiuti esterni.

Nella foto, Umberto Cerutti e l’equipaggio della Granma 2 appena arrivati al porto de L’Avana

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