Sfuma il piano pakistano di tregua, Trump: «Domani notte potremmo distruggere l’Iran» – La diretta

Una tregua di 45 giorni. È questa la base della trattativa per la Guerra del Golfo tra Usa, Israele e Iran, arrivata al suo 38esimo giorno. Secondo quattro fonti statunitensi, israeliane e regionali a conoscenza dei colloqui, gli Stati Uniti, l’Iran e un gruppo di mediatori regionali stanno discutendo i termini di un potenziale cessate il fuoco di 45 giorni che potrebbe portare a una fine definitiva della guerra. A scriverlo è Axios. Il patto servirebbe così a concludere la guerra e fermerebbe l’ultimatum di Donald Trump, che domenica 5 aprile ha dato 24 ore di tempo a Teheran per arrendersi minacciando in caso contrario la distruzione di siti nucleari e centrali elettriche.
L’accordo sarebbe in due fasi. La prima prevederebbe un potenziale cessate il fuoco di 45 giorni, durante il quale si negozierebbe la fine definitiva della guerra. Il cessate il fuoco potrebbe essere esteso se fosse necessario più tempo per i colloqui, ha affermato una delle fonti. La seconda fase consisterebbe in un accordo per porre fine alla guerra. Ma le possibilità di giungere a un accordo in 24 ore sono scarse. Teheran ha intanto fatto sapere che il piano proposto dagli Usa è inaccettabile e di aver presentato una controproposta ai mediatori.
Mojtaba Khamenei torna a suonare la carica all'Iran
La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei in un messaggio diffuso oggi ha affermato che «gli assassinii e i crimini non scalfiranno la causa jihadista delle forze armate iraniane». La Guida Suprema da giorni non interveniva attraverso i suoi consueti messaggi, diffusi regolarmente dopo la nomina seguita all’uccisione del padre senza mai mostrarsi in pubblico.
Trump: «Possiamo distruggere l'Iran in una notte»
L’Iran «può essere eliminato in una notte e quella notte potrebbe essere domani». Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump all’inizio della conferenza stampa dedicata all’operazione militare con cui è stato tratto in salvo il pilota del caccia abbattuto venerdì sui cieli dell’Iran. «Dal punto di vista militare è stata una delle nostre migliori Pasque. Siamo qui per celebrare il successo di una delle missioni di salvataggio più complesse mai eseguite», ha aggiunto Trump prima di scendere nei dettagli dell’operazione insieme al ministro della Guerra Pete Hesgeth. Trump ha dato “appuntamento” alle 20 ora dell’East Cost di martedì (le 2 di notte di mercoledì in Italia) per la scadenza del suo ultimatum per un accordo all’Iran, pena «l’inferno» su ponti e impianti energetici del Paese.
L'Iran respinge il piano di cessate il fuoco
L’Iran sembra avere di fatto respinto il piano di cessate il fuoco con Usa e Israele avanzato dal Pakistan. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale Irna, il regime degli Ayatollah «respinge il cessate il fuoco, sottolineando la necessità di una fine definitiva del conflitto». E rilancia controproponendo una proposta in 10 punti per porre fine alla guerra. Tra queste, la fine di tutti i conflitti nella regione, un protocollo per il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, i risarcimenti per i danni di guerra e la revoca delle sanzioni. Un piano «massimalista» che sembra chiudere la porta a ogni possibile accordo con Usa e Israele.
Netanyahu: «Avanti con la guerra fino a eliminare la minaccia»
«Continueremo con tutta la nostra forza, su tutti i fronti, finché la minaccia non sarà eliminata e tutti gli obiettivi di guerra non saranno raggiunti». Lo scrive il premier israeliano Benjamin Netanyahu in un post su X dopo l’uccisione Majid Khadami, capo del dipartimento di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, e di Athar Bakri, comandante della Sezione 840 della Forza Quds, indicato come responsabile di attacchi contro ebrei e israeliani in tutto il mondo. «Coloro che lavorano per assassinare i nostri cittadini, coloro che dirigono il terrore contro lo Stato di Israele, coloro che costruiscono l’asse iraniano del male, il loro sangue ricade sulle loro teste. Agiamo con forza e determinazione: raggiungeremo chiunque cerchi di danneggiarci», aggiunge Netanyahu.
Trump valuta il piano di cessate il fuoco: «Una idea tra le tante»
Gli Stati Uniti stanno esaminando la proposta di cessate il fuoco con l’Iran avanzata dal Pakistan, ma questa è solo «una delle tante idee in discussione». Lo ha detto un alto funzionario della Casa Bianca a Nbc News. In ogni caso Donald Trump, ha aggiunto il funzionario, non ha per il momento approvato la proposta. Anche dai vertici dell’Iran per il momento non è arrivato un riscontro certo sul piano di cessate il fuoco, a poco più di 24 ore dalla scadenza del nuovo ultimatum dettato dallo stesso Trump prima di «scatenare l’inferno» colpendo ponti e infrastrutture energetiche nel Paese.
Raid di Israele sul complesso petrolchimico di South Pars
Netanyahu celebra la morte dei due generali iraniani
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha celebrato la morte di due alti dirigenti del regime iraniano, uccisi dalle sue forze armate. «Un altro braccio centrale del regime terroristico iraniano è stato isolato. Oggi abbiamo eliminato Majid Khadami, capo del dipartimento di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, una figura di spicco del regime iraniano, che aveva assunto l’incarico solo dopo l’eliminazione del suo predecessore», ha ricordato su X. «Inoltre, abbiamo eliminato Athar Bakri, comandante della Sezione 840 della Forza Quds, responsabile di attacchi contro ebrei e israeliani in tutto il mondo», ha aggiunto. «Il sangue di quanti lavorano per assassinare i nostri cittadini, dirigono il terrore contro lo Stato di Israele, costruiscono l’asse iraniano del male ricade sulle loro teste», ha avvertito. «Agiamo con forza e determinazione: raggiungeremo chiunque cerchi di danneggiarci. Continueremo con tutte le nostre forze, su tutti i fronti, finché la minaccia non sarà eliminata e tutti gli obiettivi di guerra non saranno raggiunti», ha assicurato.
Iran: il piano Usa è inaccettabile. Abbiamo presentato una proposta ai mediatori
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che è stata redatta una risposta ai mediatori impegnati a porre fine alla guerra tra Stati Uniti, Israele e l’Iran. Lo riferisce la Bbc. Esmail Baghaei, citato dall’agenzia di stampa statale Irna, ha affermato che il piano in 15 punti condiviso dagli Stati Uniti tramite intermediari «non era in alcun modo accettabile per noi». I negoziati per porre fine al conflitto sono «incompatibili con ultimatum e minacce di commettere crimini di guerra». L’Iran ha stilato una serie di richieste «basate sui nostri interessi e sulle nostre considerazioni».
Costa (Ue) contro Trump: «Illegali attacchi agli impianti energetici»
«Dopo cinque settimane di guerra in Medio Oriente, è chiaro che solo una soluzione diplomatica potrà risolvere le cause profonde del conflitto. Qualsiasi attacco alle infrastrutture civili, in particolare agli impianti energetici, è illegale e inaccettabile. Questo vale per la guerra della Russia in Ucraina e vale ovunque. La popolazione civile iraniana è la principale vittima del regime iraniano: sarebbe anche la principale vittima di un’escalation della campagna militare». Lo scrive su X il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, condannando di fatto in anticipo gli eventuali raid Usa su infrastrutture energetiche e ponti dell’Iran minacciati da Donald Trump.
«Come ho sottolineato nella mia recente conversazione telefonica con il presidente dell’Iran Pezeshkian, l’Unione Europea esorta l’Iran a porre immediatamente fine ai suoi attacchi contro i paesi della regione e a consentire il ripristino della piena libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz», prosegue Costa, che in quanto presidente del Consiglio Europeo rappresenta l’Ue nel mondo al livello di capi di Stato e di governo. «L’escalation non porterà al cessate il fuoco né alla pace. Solo i negoziati potranno farlo, in particolare gli sforzi attualmente in corso guidati dai partner regionali».
Ue: gli attacchi alle infrastrutture civili dell'Iran sono illegali
«Dopo cinque settimane di guerra in Medio Oriente, è chiaro che solo una soluzione diplomatica potrà risolvere le cause profonde del conflitto. Qualsiasi attacco alle infrastrutture civili, in particolare agli impianti energetici, è illegale e inaccettabile. Questo vale per la guerra della Russia in Ucraina e vale ovunque. La popolazione civile iraniana è la principale vittima del regime iraniano: sarebbe anche la principale vittima di un’escalation della campagna militare». Lo scrive su X il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa.
«Come ho sottolineato nella mia recente conversazione telefonica con il presidente dell’Iran Pezeshkian, l’Unione Europea esorta l’Iran a porre immediatamente fine ai suoi attacchi contro i paesi della regione e a consentire il ripristino della piena libertà di navigazione nello Stretto di Ormuz», prosegue Costa, che in quanto presidente del Consiglio Europeo rappresenta l’Ue nel mondo al livello di capi di Stato e di Governo. «L’escalation non porterà al cessate il fuoco né alla pace. Solo i negoziati potranno farlo, in particolare gli sforzi attualmente in corso guidati dai partner regionali».
Il petrolio in calo per le voci di tregua
Prezzo del petrolio in deciso calo sui mercati sulle attese di un cessate il fuoco fra Iran e Usa a poche ore della scadenza dell’ultimatum del presidente Trump. Il greggio Wti del Texas cede 1,98% a 109,2 dollari al barile mentre il Brent del Mare del Nord perde 1,8% a 106,9 dollari.
Iran: gli Usa volevano rubare l'uranio, non salvare il pilota
L’Iran è tornato a sollevare dubbi sul salvataggio del pilota dell’F15 americano precipitato venerdì: secondo Teheran in realtà Washington voleva appropriarsi del suo uranio. «Rimangono domande e ambiguita’ sull’operazione statunitense», ha dichiarato oggi il portavoce del ministero degli Estteri, Esmaeil Baqaei, citato dalla tv di Stato.
«Il luogo in cui l’aereo americano era precipitato», nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, era «a una distanza considerevole» da Ishafan dove sarebbe stato tratto in salvo il pilota (oltre 200 chilometri, ndr).« “Quindi esiste la possibilità di un’operazione ingannevole per rubare l’uranio dell’Iran» nella centrale di Isfahan, ha spiegato. «Ma il punto fondamentale è che la loro operazione è stata un palese fallimento e una vergogna catastrofica per loro», ha aggiunto.
Iran: non riapriremo Hormuz per una tregua
L’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz in cambio di una tregua temporanea: lo ha detto un alto funzionario iraniano citato da Reuters online, chiedendo l’anonimato e aggiungendo che Teheran ritiene che Washington non sia pronta per una tregua permanente. Il funzionario ha poi confermato che l’Iran ha ricevuto la proposta del Pakistan per un cessate il fuoco immediato e la sta esaminando, aggiungendo che Teheran non accetta di essere messa sotto pressione per accettare scadenze e prendere una decisione.
Iran: gli attacchi alle infrastrutture civili sono crimini di guerra
Gli attacchi alle infrastrutture civili sono crimini di guerra. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ribadito il messaggio in una telefonata con l’omologo francese, Jean-Noel Barrot, sostenendo che qualsiasi attacco statunitense alle infrastrutture in Iran riceverà una potente risposta da parte delle forze armate della Repubblica Islamica. Lo riportano l’emittente iraniana con sede all’estero ‘Iran International’ e l’agenzia Irna. «Le conseguenze di tali misure non saranno limitate solo all’Iran e alla regione, ma avranno anche effetti distruttivi sull’energia e sull’economia mondiale», ha sottolineato. Secondo l’Irna, Barrot, da parte sua, ha sottolineato la necessità di porre fine alla guerra e risolvere il conflitto attraverso la diplomazia.
Iran: sei feriti in Kuwait per gli attacchi dei droni
Sei persone sono rimaste ferite in Kuwait in seguito ad attacchi con missili e droni iraniani. Lo hanno riferito le autorità del paese. I soccorritori sono intervenuti all’alba «dopo che proiettili e detriti sono caduti su una zona residenziale nel nord del paese». Sei persone sono rimaste ferite e una di loro è stata portata in ospedale, ha reso noto il ministero della Salute.
L'Iran riceve la proposta del Pakistan
L’Iran ha ricevuto la proposta di cessate con Stati Uniti e Israele preparata dal Pakistan e la sta esaminando, ma non accetta ultimatum. Lo hanno riferito fonti iraniane all’agenzia Reuters. Teheran non accetta di essere messa sotto pressione con scadenze per prendere una decisione, ha detto la fonte. E comunque non riaprirà lo Stretto di Hormuz in cambio di una “tregua temporanea”, ha confermato l’alto funzionario iraniano sentito dall’agenzia. Il regime, ha poi aggiunto, ritiene che Washington non sia disposta a un cessate il fuoco permanente.
Israele: ucciso il capo dell'intelligence dei Pasdaran
Il comandante dell’intelligence dei Guardiani della Rivoluzione + stato ucciso. Lo riporta l’agenzia Tasnim citando un comunicato ufficiale dei Pasdaran. Nella nota si annuncia «il martirio del generale di divisione Seyed Majid Khadami, il potente e colto capo dell’organizzazione di intelligence del corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche». Khadami era stato nominato nel giugno scorso dopo l’uccisione Mohammed Kazemi durante la guerra dei 12 giorni.
«Quel comandante illustre, in quasi mezzo secolo di sincera e coraggiosa difesa della Rivoluzione, del regime e della patria islamica nei campi dell’intelligence e della sicurezza, ha registrato risultati grandiosi, duraturi e istruttivi, che per molti anni potranno fungere da faro per la comunità di intelligence del Paese, specialmente nell’affrontare i nemici esterni e i loro piani sinistri e diabolici per infiltrarsi e minare la sicurezza e la tranquillità dell’orgoglioso Iran», sottolinea il comunicato.
Usa e Israele ricevono il piano del Pakistan per la fine della guerra
L’Iran e gli Stati Uniti hanno ricevuto un piano per porre fine alle ostilità e riaprire lo Stretto di Hormuz. Lo riferisce Reuters online citando fonti anonime informate. L’accordo quadro «è stato elaborato dal Pakistan e scambiato con l’Iran e gli Stati Uniti nel corso della notte», ha affermato la fonte, «delineando un approccio in due fasi con un cessate il fuoco immediato seguito da un accordo globale». L’intesa, provvisoriamente denominata “Accordo di Islamabad”, prevedrebbe la riapertura di Hormuz «entro 15-20 giorni», con i colloqui finali in presenza a Islamabad.
34 morti nei raid a Teheran
Sale a 34 morti il bilancio delle vittime degli ultimi attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran: lo scrive al Jazeera, precisando che i raid notturni e del mattino hanno causato almeno 23 morti, tra cui sei bambini, nella provincia di Teheran, cinque in una zona residenziale della città di Qom, a sud di Teheran, e sei morti nella città meridionale di Bandar-e Lengeh.
Una petroliera giapponese attraversa Hormuz
Una petroliera battente bandiera indiana di proprietà di una società giapponese ha attraversato lo Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato la stessa compagnia. «Sia l’equipaggio sia il carico sono al sicuro», ha riferito una portavoce della Mitsui O.S.K.. La petroliera Green Asha, otra in viaggio verso il Giappone, è la terza nave collegata a Tokyo a transitare per lo stretto. Tra venerdì e sabato erano passate anche la Green Sanvi e la Sohar.
L'Iran: nessuna tregua
L’agenzia iraniana Tasnim, affiliata ai Pasdaran, bolla le ultime rivelazioni di Axios – definito «il mezzo di comunicazione del Mossad per le operazioni psicologiche» – su una presunta mediazione per un cessate il fuoco come un tentativo di mescolare le carte, e preparare «l’ennesimo passo indietro di Donald Trump».
Il presidente Usa «consapevole della ferma determinazione dell’Iran a rispondere a qualsiasi follia riguardante le centrali elettriche e altre infrastrutture, sta probabilmente cercando di ritirarsi da questa minaccia per la terza volta, e questo tipo di notizie viene forse diffuso per prepararsi a questa eventualità».
L’Iran, sottolinea l’agenzia, «ha ripetutamente affermato di non accettare cessate il fuoco temporanei» senza un accordo sulla fine del conflitto. «I nemici americano-sionisti, che sono sotto la pressione della guerra e confusi, intendono sfruttare l’opportunità di cessate il fuoco per uscire dalla crisi delle munizioni e dalla situazione strategica difficile».
Israele: due corpi sotto le macerie a Haifa
Due corpi senza vita sono stati estratti dalle macerie del palazzo di sei piani colpito da un missile iraniano a Haifa, nel nord di Israele. Lo hanno riferito i media israeliani. I vigili del fuoco e le squadre di soccorso proseguono le ricerche per gli altri due dispersi.
Raid Usa-Israele vicino Teheran: 13 morti, 6 bambini uccisi
L’agenzia di stampa iraniana Fars, ripresa dai media internazionali, riferisce che le forze statunitensi e israeliane hanno bombardato due unità abitative nella città di Qaleh Mir, nella contea del Baharestan, uccidendo almeno 13 persone. La contea è un’area densamente popolata nella provincia di Teheran. Il governatore del Baharestan ha dichiarato alla Fars che le operazioni di rimozione delle macerie e di ricerca per soccorrere eventuali persone intrappolate sotto le macerie sono ancora in corso.
«Ieri sera, 6 bambini sono stati martirizzati nella provincia di Teheran». Lo scrive l’agenzia iraniana Fars, vicina ai pasdaran. «A seguito degli attacchi americano-sionisti di ieri sera nella provincia di Teheran, purtroppo un gruppo di civili, tra cui 4 bambine e 2 bambini di età inferiore ai 10 anni, sono stati martirizzati», afferma l’agenzia.
Axios: una tregua di 45 giorni
Secondo Axios Usa, Israele e Iran stanno trattando per una tregua di 45 giorni nella Guerra del Golfo. questo ultimo tentativo è l’unica possibilità per evitare una drammatica escalation del conflitto. Due fonti hanno affermato che il piano operativo per una massiccia campagna di bombardamenti israelo-americana contro gli impianti energetici iraniani è pronto, ma hanno sottolineato che la proroga della scadenza fissata da Trump mirava a dare un’ultima possibilità di raggiungere un accordo. I negoziati si starebbero svolgendo tramite mediatori pakistani, egiziani e turchi, nonché tramite messaggi di testo scambiati tra l’inviato di Trump Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Un funzionario statunitense ha dichiarato che l’amministrazione Trump ha presentato all’Iran diverse proposte negli ultimi giorni, ma finora i funzionari iraniani non le hanno accettate. Le fonti hanno aggiunto che i mediatori ritengono che la riapertura completa dello Stretto di Hormuz e una soluzione per l’uranio altamente arricchito iraniano – sia attraverso la sua rimozione dal paese che tramite diluizione – possano essere il risultato di un accordo finale.
I mediatori stanno lavorando su misure di rafforzamento della fiducia che l’Iran potrebbe adottare in merito alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alle sue scorte di uranio, hanno riferito le fonti. Queste due questioni rappresentano le principali carte da giocare dell’Iran nei negoziati e gli iraniani non accetteranno di rinunciarvi completamente per soli 45 giorni di cessate il fuoco, hanno affermato due delle fonti. I mediatori vogliono verificare se l’Iran possa fare passi parziali su entrambe le questioni nella prima fase dell’accordo.
Stanno anche lavorando su misure che l’amministrazione Trump potrebbe adottare per dare all’Iran garanzie che il cessate il fuoco non sarà temporaneo e che la guerra non riprenderà. I funzionari iraniani hanno chiarito ai mediatori di non voler trovarsi in una situazione simile a quella di Gaza o del Libano, dove esiste un cessate il fuoco sulla carta, ma gli Stati Uniti e Israele possono attaccare di nuovo quando lo desiderano. I mediatori stanno anche lavorando su altre misure di rafforzamento della fiducia che gli Stati Uniti potrebbero adottare per rispondere ad alcune delle richieste iraniane.
La Casa Bianca ha rifiutato di commentare.
I mediatori hanno detto ai funzionari iraniani che non c’è tempo per ulteriori tattiche negoziali e hanno sottolineato che le prossime 48 ore rappresentano l’ultima opportunità per raggiungere un accordo e prevenire una distruzione di massa per il Paese. I funzionari iraniani, almeno pubblicamente, continuano a mantenere una linea estremamente dura e a respingere qualsiasi concessione.
Bab-El-Mandab: l'altro stretto che rischia di chiudere
Un alto consigliere della Guida Suprema iraniana ha lanciato un duro avvertimento sulle rotte energetiche globali, suggerendo che i principali punti strategici marittimi oltre lo Stretto di Hormuz potrebbero essere presi di mira se Stati Uniti e Israele dovessero intensificare ulteriormente le tensioni. Lo scrive Al-Jazeera. Ali Akbar Velayati, consigliere dell’Ayatollah Ali Khamenei, ha affermato che un singolo passo falso da parte di uno dei due Paesi potrebbe perturbare gravemente i flussi energetici globali e il commercio internazionale. Secondo la televisione di stato iraniana Press Tv, Velayati ha dichiarato che il «comando unificato della resistenza» considera lo Stretto di Bab el-Mandab «altrettanto strategico dello Stretto di Hormuz».
Le sue dichiarazioni giungono dopo che Trump ha minacciato di «scatenare l’inferno» sull’Iran se non riaprirà completamente lo Stretto di Hormuz entro domani. Velayati ha aggiunto che, sebbene gli Stati Uniti abbiano imparato alcune lezioni dalla storia dell’Iran, «devono ancora comprendere la geografia del potere». Lo stretto di Bab el-Mandab, al largo delle coste dello Yemen, collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden e il Mar Arabico, rappresentando un punto di strozzatura cruciale per il traffico marittimo diretto al Canale di Suez. I ribelli Houthi yemeniti, alleati di Teheran, hanno in passato avvertito di essere pronti a colpire lo stretto in segno di solidarietà con l’Iran.
L'Iran all'Onu: crimini di guerra per Usa e Israele se colpiscono le infrastrutture
La missione iraniana presso le Nazioni Unite ha affermato che le dichiarazioni di Donald Trump riguardo al colpire le centrali elettriche e i ponti iraniani costituiscono «una chiara prova dell’intenzione di commettere crimini di guerra» e di «terrorizzare» la popolazione civile. Lo scrive Iran International.
«Se la coscienza delle Nazioni Unite fosse viva, non resterebbe in silenzio di fronte alla minaccia palese e sfacciata del presidente guerrafondaio degli Stati Uniti di colpire le infrastrutture civili», ha dichiarato la missione in un post su X. «Trump cerca di trascinare la regione in una guerra senza fine», ha scritto ancora, esortando la comunità internazionale e gli Stati membri delle Nazioni Unite ad agire immediatamente per prevenire tali attacchi.
15 navi attraversano lo Stretto di Hormuz con l'ok dell'Iran
L’agenzia di stampa Fars, affiliata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc), ha riferito che nelle ultime 24 ore 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz dopo aver ricevuto l’autorizzazione dall’Iran. Nonostante il traffico limitato, Fars ha affermato che il traffico marittimo complessivo attraverso questo punto strategico rimane inferiore di circa il 90% rispetto al periodo precedente l’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Israele e Usa stilano l'elenco degli obiettivi
Israele e gli Stati Uniti hanno stilato un elenco completo di obiettivi strategici da colpire in Iran qualora la Repubblica islamica non dovesse soddisfare le richieste dell’imminente ultimatum del presidente statunitense Donald Trump. Lo confermano al Jerusalem Post due fonti. L’accordo sulla lista degli obiettivi fa seguito a una serie di intense discussioni di alto livello volte a sincronizzare le risposte americane e israeliane alla continua sfida di Teheran. Oltre alla lista definitiva degli obiettivi, è stato completato il coordinamento operativo tra le forze armate statunitensi e quelle israeliane.
Gli ultimi ritocchi al piano operativo congiunto sono stati apportati durante un incontro giovedì scorso tra il capo di Stato Maggiore dell’Idf Eyal Zamir e i vertici del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom); i funzionari hanno discusso e definito la specifica divisione dei ruoli e gli obiettivi della missione nel caso in cui il presidente degli Stati Uniti dovesse ritenere scaduto l’ultimatum.
Alla luce di questi sviluppi, ieri sera il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato il Gabinetto di Sicurezza per informare i ministri. Netanyahu e i funzionari della difesa israeliani hanno fatto pressioni sull’amministrazione Trump affinché desse priorità al settore energetico e alle infrastrutture nazionali iraniane in eventuali nuovi attacchi. Sebbene a Gerusalemme si stia diffondendo la convinzione che il presidente darà alla fine il via libera agli attacchi contro infrastrutture di così alto valore, Israele è attualmente in attesa dell’autorizzazione definitiva della Casa Bianca prima di avviare qualsiasi operazione di questo tipo. Un funzionario israeliano ha dichiarato al Post che la strategia alla base del targeting del settore energetico è chiara: «Colpire obiettivi energetici porterà al collasso economico totale dell’Iran e a un significativo indebolimento della presa del regime terroristico sul potere».
Il petrolio in rialzo
Il petrolio allunga il passo in apertura di settimana tra le nuove minacce di Donald Trump all’Iran sulla distruzione delle sue centrali elettriche e di altri impianti nel caso in cui la leadership di Teheran dovesse decidere di non «firmare un accordo» o di non «aprire lo Stretto di Hormuz», braccio di mare dove transita il 20% del greggio mondiale circa: il Wti segna un rialzo dell’1,93%, a 113,69 dollari al barile, mentre il Brent si attesta a quota 110,67 dollari (+1,64%).
Il prezzo di riferimento del Wti, il greggio statunitense, è aumentato di circa il 70% dall’inizio dei bombardamenti sull’Iran: non era così alto da giugno 2022, dall’invasione russa dell’Ucraina che aveva sconvolto i mercati energetici. Alcuni analisti e operatori si aspettavano un tono più conciliante da parte del tycoon nel fine settimana: al contrario, il presidente ha sparigliato ancora le carte minacciando l’Iran con l’adozione di misure draconiane e distruttive.
Gli aerei britannici hanno abbattuto molti droni durante la notte
La Royal Air Force britannica ha dichiarato di aver abbattuto diversi droni iraniani durante la notte , stando ad un aggiornamento pubblicato dal ministero della Difesa del Regno Unito, visionato dal Guardian. Secondo l’aggiornamento, i caccia britannici Typhoon e F-35 continuano le missioni difensive sul Mediterraneo orientale, la Giordania, il Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti. Il comunicato aggiunge che “le misure di protezione delle forze nella regione rimangono ai massimi livelli” e che si “continua a lavorare a stretto contatto” con gli alleati.
