Violenze, taser e molestie sessuali: le denunce della Flotilla dopo il video di Ben Gvir

Violenze estreme anche con l’uso di taser e proiettili di gomma. E casi di «molestie sessuali e umiliazioni». Dopo il video sugli attivisti della Global Sumud Flotilla e Ben Gvir l’ong Adalah ha raccolto le denunce degli attivisti fermati: tre sono ricoverati in ospedale. Intanto due dei 29 italiani sono stati liberati nella serata di ieri. Mentre per gli altri 27 il futuro è incerto. Sei di loro sono «recidivi» per Israele perché già arrestati in precedenza. Fuori dal carcere il deputato campano del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto e il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani. Dovrebbero tornare in Italia stamattina 21 maggio.
99 anni
Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla, commenta: «Siamo particolarmente preoccupati per i sei recidivi che sono stati in quel carcere nei mesi scorsi. Sono già passati dalle procedure di espulsione e perciò Israele ha attribuito loro un divieto di rientrare nel Paese per 99 anni. Rischiano che venga prolungato il periodo di detenzione e non sappiamo in che modo verranno trattati». Sono i 29enni Luca Poggi e Adriano Veneziani, la 40enne Gessica Lastruzzi, il 30enne Andrea Sebastiano Tribulato, il 70enne Ruggiero Zeni e il 48enne Marco Orefice. Nel video sul suo profilo X si vedono il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir e il leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit che sventola una bandiera di Israele. Gli attivisti sono inginocchiati.
L’inchiesta e la rogatoria
Pochi minuti dopo il ministro pubblica un secondo video: «Sono arrivati qui pieni di orgoglio, come grandi eroi. Guardate come sono ridotti ora, non eroi ma sostenitori del terrorismo». Francesca Nardi, attivista italiana, ha partecipato alla missione di fine aprile. «Anche noi siamo stati costretti a stare per lunghissimo tempo in posizioni di stress, con la testa contro il pavimento e le mani dietro il collo», dice e aggiunge che durante la detenzione gli attivisti erano privati di documenti, oggetti personali e vestiti. «Molti di noi sono rimasti in maglietta». La procura di Roma ha aperto un fascicolo per tortura, sequestro di persona, danneggiamento con pericolo di naufragio e rapina. Con rogatoria dall’esito scontato. Ma il filmato di Ben Gvir non necessita di rogatorie. Il fascicolo è sulla scrivania della procuratrice aggiunta Lucia Lotti e del pm Stefano Opilio.
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Le rivendicazioni
«Le violazioni dei diritti fondamentali sono state documentate e rivendicate dalle autorità israeliane, che dimostrano ancora una volta l’assoluta incuranza per il diritto internazionale e per le regole minime che fondano ogni Stato di diritto», spiegano i legali. «Le violenze e le vessazioni di ogni genere vengono esibite trionfalmente e pubblicate su canali ufficiali, offrendo un’evidenza incontrovertibile di ciò che sta accadendo». Intanto tutti i fermati hanno completato la fase iniziale di identificazione da parte delle autorità israeliane per l’immigrazione e quasi tutti stanno venendo trasferiti nel carcere di Ktziot, prosegue il team legale, aggiungendo che oggi i partecipanti compariranno davanti a un tribunale in vista dell’espulsione. Adalah, fa sapere l’ong, chiederà di essere presente alle udienze per garantire loro assistenza legale.
Netanyahu
La situazione sembra isolare sempre più Benjamin Netanyahu, finora sopravvissuto all’indignazione internazionale di fronte alle stragi di decine di migliaia di civili a Gaza dopo il massacro del 7 ottobre da parte di Hamas, e alle precedenti reazioni muscolari alle diverse missioni della Flotilla, con abbordaggi in mare, arresti ed espulsioni. Il premier è costretto a prendere le distanze da uno dei ministri che tiene in piedi il suo governo. «Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie di sostenitori di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza. Tuttavia, il modo in cui il ministro Ben Gvir ha trattato gli attivisti non è in linea con i valori e le norme di Israele», dichiara il premier in una nota, riferendo di aver «dato istruzioni di espellere i provocatori il prima possibile». Rispondendo così allo stesso ministro che, nel video, gli aveva chiesto di consegnarglieli a lungo per «metterli nelle carceri dei terroristi».
«Tu non sei il volto di Israele»
Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha scritto a Ben Gvir: «Tu non sei il volto di Israele» in un post su X in cui ha definito la parata trionfante ad Ashdod, col sottofondo di inno nazionale, come una «vergognosa performance» con cui il ministro ha «consapevolmente arrecato danno al Paese. Hai vanificato gli enormi sforzi, professionali e di successo, compiuti da moltissime persone, dai soldati dell’Idf ai dipendenti del ministero degli Esteri e molti altri ancora», ha aggiunto Sa’ar riferendosi alla reputazione dello Stato ebraico agli occhi del mondo. «Israele ha smesso di essere un bambino che prende schiaffi. Non porgeremo l’altra guancia», ha risposto Ben Gvir.

