Crosetto sulle spese militari prende tempo: «Parlo più con Giorgetti che con mia moglie». E critica Israele sulla Flotilla

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si presenta in aula alla Camera in giorni di tensione sulle spese militari e soprattutto sul programma Safe, il prestito agevolato da 15 milioni di euro a cui l’Italia aveva annunciato di voler accedere ma che ora potrebbe abbandonare temendo l’impopolarità di uno scostamento di bilancio solo per l’acquisto di nuove armi.
A cosa dovrebbe servire Safe
«Occorre fare chiarezza sul 5% – dice Crosetto – perché una parte riguarda l’acquisto di armi vere e proprie e l’altra investimenti sulla sicurezza del territorio, cibernetica e delle comunicazioni. Non sono obiettivi immediati ma una traiettoria di lungo periodo che sarà soggetta a revisione nel 2029. L’obiettivo del 5% va raggiunto nel 2035. Nel breve periodo – sottolinea – l’obiettivo del 2% non è stato raggiunto con incremento in nuove risorse ma abbiamo computato meglio le forze, non abbiamo costruito presidio aggiuntivo”.
Il tono è netto ma sarebbe difficile definirlo ottimista, dice di non volersi sbilanciare su quale sarà la decisione finale su Safe, prima di entrare in aula si concede qualche battuta coi cronisti presenti, confessando di parlare «più con Giorgetti che con mia moglie». Arriverà questo prestito? «Dai miei frutti mi riconoscerete, dice il Vangelo» commenta laconico. Crosetto dice poi, durante il question time posto da Ettore Rosato, di non voler contrapporre le spese per l’energia a quelle di difesa.
«Lo strumento Safe nasce come meccanismo europeo per la difesa del nostro continente, chi compra le grate per le finestre invece di una bicicletta al figlio non lo fa per scelta». Il tempo per siglare i contratti e attivare il prestito stringe e i segnali dall’Europa al momento sono pochi. Tra l’altro, ipotizzando di accedere ai prestiti nei bilanci pluriennali per il 2026 l’Italia al momento ha messo poco sulla Difesa, senza prestiti o clausole di salvaguardia rischia di franare tutto l’impianto.
La reazione al comportamento di Israele
Impossibile non chiedergli del comportamento del ministro della Sicurezza nazionale di Israele, Itamar Ben Gvir che ha umiliato gli attivisti della Flottilla chiedendo a Netanyahu di affidarli a lui: «Non accettiamo immagini come quelle che abbiamo visto, è meglio che i cittadini italiani rientrino immediatamente, il prima possibile, rispettando la loro stessa regola che prevede che entro 24 ore debbano tornare. Ci auguriamo intanto questo, e poi tutto quello che dovrà essere fatto», dice Crosetto.
Specificando poi che l’accordo di cooperazione militare con Israele è sospeso mentre non lo è il canale diplomatico, lo stesso che a suo dire ha permesso che dopo l’abbordaggio in acque internazionali gli attivisti non subissero conseguenze peggiori.

