Dal ruolo degli uffici di Forza Italia allo stop di Crosetto. Come è nata (e come è morta) la mozione di maggioranza che tagliava le spese militari

La firma sulla mozione della discordia, quella che impegnava il governo a rivedere gli obiettivi “ambiziosi” sull’aumentare le spese militari fino al 5%, che è stata prima presentata al Senato e quindi rivista in un testo molto più morbido, l’hanno messa tutti e quattro i capogruppo del centrodestra a palazzo Madama.
Ma se proprio si deve cercare di capire come sia nato il testo di cui nessuno – neanche la Lega – rivendica fino in fondo la paternità, fonti di maggioranza raccontano a Open che l'”errore” l’avrebbe fatto l’ufficio legislativo di Forza Italia.
Come nasce il testo
L’idea di fare una mozione che rivedesse la postura della maggioranza sulle spese militari nasce con l’idea di presentarsi pronti al dibattito che oggi, 19 maggio, partiva dalle mozioni dell’opposizione che chiedono di rivedere gli impegni militari per concentrarsi su energia, sanità, scuola. Il testo della maggioranza,era l’idea, non doveva lasciare scoperti su un argomento così delicato, chiarendo che anche il centrodestra considera i costi dell’energia più importanti delle armi.
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Il compito viene dato agli uffici di Forza Italia che avrebbero elaborato un testo che dice appunto che l’impegno del 2% del Pil dedicato alla Difesa in ambito Nato è “realistico e credibile“, mentre vanno rivisti gli “obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica”. Una versione dei fatti che smentirebbe l’idea, che continua a circolare nella maggioranza e politicamente più sensata, che sia stata la Lega a causare l’incidente, perché desiderosa di segnare la svolta sull’argomento (di certo tra i capi gruppo l’unico a fare dichiarazioni pubbliche subito dopo sarà Massimiliano Romeo).
In ogni caso dopo la stesura il testo viene mandato al governo, non è chiaro se ci sia una incomprensione sulla prima valutazione, fatto sta che dopo poco alle 10 di mattino è già pubblico ed è considerato clamoroso. E infatti entro le 3 di pomeriggio arriva la retromarcia.
Il ruolo di Crosetto
E’ il ministro della Difesa, Guido Crosetto in persona a chiamare i capogruppo al Senato per chiarire, “in modo netto” dicono dalla stessa maggioranza, che scrivere una mozione così sugli obiettivi Nato, mentre non è ancora chiaro se l’Italia si ritirerà dai prestiti Safe (unico viatico per arrivare, in prospettiva al 5%), rende difficilissimi i rapporti con l’Alleanza atlantica qualunque sarà la decisione da prendere.
Il vertice Nato
E a ricordare che al difficile vertice Nato del 6 e 7 luglio ad Ankara per l’Italia la discussione sarà molto complicata. Tanto più se ci sarà, come era previsto, anche il presidente americano Donald Trump. Di certo è già prevista la presenza della premier Giorgia Meloni e il clima nei confronti dell’Italia non sarà morbido.
La tensione sull’argomento spese militari non è destinata a scendere almeno per tutta questa settimana. Domani, mercoledì 20 maggio, Guido Crosetto sarà alla Camera per un question time su Safe. E poi da giovedì in avanti Giancarlo Giorgetti dovrà vedersela in Europa alla ricerca di maggiore flessibilità sulle spese energetiche. Da affiancare, eventualmente, agli impegni militari.

