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Giorgia Meloni dà la scossa all’Ue: «Emergenza energia, stop al Patto di Stabilità per gli aiuti». Muro di Bruxelles: «Rispettare i vincoli»

17 Maggio 2026 - 20:36 Simone Disegni
Meloni Von der Leyen
Meloni Von der Leyen
La premier scrive alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen: «Le spese militari non sono l'unica priorità, rischiamo uno shock economico»
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A 78 giorni dall’inizio della guerra in Iran che ha terremotato i mercati energetici, Giorgia Meloni prende carta e penna e scrive alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Per chiedere ufficialmente all’esecutivo Ue di consentire all’Italia di derogare ai vincoli del Patto di Stabilità per sostenere famiglie e imprese di fronte ai rincari in bolletta o alla pompa di benzina. «L’Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della Clausola nazionale di salvaguardia già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica, senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti», scrive Meloni a von der Leyen. «In assenza di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile per il Governo spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste», aggiunge la premier con riferimento alla possibile attivazione dei prestiti Ue per le spese militari.

Meloni all’Ue: «Rischiamo nuovo shock socio-economico»

«La crisi in Medio Oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz, che si aggiungono agli effetti dell’aggressione russa dell’Ucraina, stanno già producendo effetti pesantissimi e spesso asimmetrici sui prezzi dell’energia, sui costi per famiglie e imprese, sulla competitività del nostro sistema produttivo e sul potere d’acquisto dei cittadini», sottolinea Meloni. Pertanto, sostiene, «in Italia e in molte nazioni europee cresce la preoccupazione di dover affrontare un nuovo shock economico e sociale dopo gli enormi sacrifici sostenuti negli ultimi anni. Per questo ritengo che l’Europa debba dare un segnale di coerenza, di buon senso e di vicinanza ai cittadini. Se consideriamo giustamente la difesa una priorità strategica tale da giustificare l’attivazione della National Escape Clause, allora dobbiamo avere il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea».

Energia e difesa, la doppia emergenza Ue

Meloni è diplomatica nei toni, ma dura nella sostanza nell’avanzare la richiesta politico-finanziaria all’Ue. «Lo straordinario incremento dei costi energetici che stiamo subendo rappresenta una circostanza eccezionale al di fuori del controllo degli Stati membri con pesanti ripercussioni sulle finanze pubbliche. Non possiamo giustificare agli occhi dei nostri cittadini che l’Ue consente flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa strettamente intese e non per difendere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica che rischia di colpire duramente l’economia reale», sottolinea la premier, secondo cui la sicurezza dell’Europa «non si misura soltanto nella capacità militare», ma anche «nella possibilità per le imprese di continuare a produrre, per le famiglie di sostenere i costi energetici, per gli Stati di garantire stabilità economica e sociale».

Il muro dell’Ue: «La sicurezza energetica non è a rischio»

Da Bruxelles arriva subito una prima risposta alla lettera di Meloni, e ancora una volta non è positiva. «La posizione della Commissione europea non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica. Al momento non stiamo includendo la Clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni, perché riteniamo che la gamma di strumenti presentata debba restare entro un quadro di vincoli fiscalmente responsabili. Naturalmente osserviamo l’evoluzione della situazione», manda a dire in una dichiarazione all’Ansa il portavoce della Commissione Ue Olof Gill. Nei fatti la valutazione di Bruxelles è nettamente diversa da quella di Roma. Secondo l’esecutivo Ue al momento non esiste «alcuna minaccia energetica imminente né un rischio immediato per la nostra sicurezza degli approvvigionamenti energetici» energetica dell’Ue nonostante l’escalation in Medio Oriente. La Commissione comunque continua a monitorare la situazione e si dice «pronta ad adattare la risposta se necessario».

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