Maldive, parla il sub finlandese che ha recuperato i corpi degli italiani: «Non ci sono correnti nella grotta, impossibile essere risucchiati»

Sami Paakkarinen, speleosub di fama internazionale capace di raggiungere profondità fino a 140 metri, ha preso parte insieme ad altri tre colleghi alle operazioni di ricerca e recupero dei quattro italiani nella grotta di Alimatha. Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino, recuperate oggi, e Federico Gualtieri e Monica Montefalcone, nella giornata di ieri. In un’intervista a Sara Gandolfi – inviata a Malè del Corriere della Sera – ha definito l’intervento «complesso ma portato a termine con successo», esprimendo soddisfazione per il risultato raggiunto. «Provo un grande sollievo perché abbiamo potuto aiutare», ha dichiarato. L’esperto ha inoltre sottolineato come le immersioni in grotta richiedano una «pianificazione più accurata rispetto a un’immersione normale» e competenze altamente specializzate. «E per immergerti a oltre 60 metri – prosegue -, hai bisogno di gas subacquei oltre all’aria. Si chiamano trimix. Sono una miscela di ossigeno, azoto ed elio, che riducono l’effetto narcosi in profondità. Così resti lucido».
«Non rischi di entrare accidentalmente in una grotta»
Paakkarinen ha poi escluso che si possa entrare «accidentalmente in una grotta» di quel tipo, sottolineando come «il passaggio dalla luce al buio sia immediatamente percepibile anche in condizioni di ottima visibilità», come quelle delle Maldive. Ha inoltre ridimensionato l’ipotesi che forti correnti possano aver causato un «risucchio», spiegando che si tratta di correnti di marea prevedibili e alternate, e che all’interno della grotta è stata rilevata solo una «leggerissima corrente». «Quindi è vero che c’è una corrente in entrata e in uscita dalla grotta – continua l’esperto -. La grotta, per così dire, respira. Ma è davvero poco forte. Non è possibile che abbia risucchiato qualcuno».
Le difficoltà dell’intervento
Parlando delle difficoltà dell’intervento, lo speleosub ha ricordato la profondità superiore ai 60 metri e la necessità di ricorrere a procedure e attrezzature altamente avanzate. «Quindi ci sono molti piccoli dettagli che devono combinarsi per poter fare questo tipo di immersione o anche solo per svolgere qualsiasi lavoro lì dentro», ha spiegato. Per operazioni a queste profondità, oltre alle miscele trimix, è fondamentale l’utilizzo del rebreather, un dispositivo che ricicla il gas respirato e consente immersioni molto più lunghe rispetto all’attrezzatura tradizionale, che garantisce solo pochi minuti di autonomia in profondità.
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Il materiale recuperato
Paakkarinen ha confermato che tutto il materiale recuperato – comprese attrezzature e GoPro – è stato consegnato alle autorità competenti. L’intervento, ha aggiunto, è stato organizzato in tempi rapidi dopo la chiamata di emergenza grazie alla collaborazione tra la squadra di speleosub, Dan Europe, l’ambasciata italiana, le forze di difesa maldiviane e la polizia locale. «Non si dovrebbe mai entrare in una grotta senza essere certi dell’esito», ha concluso, ribadendo la fiducia nella propria squadra e nell’esperienza maturata in anni di immersioni estreme.
Foto copertina: ANSA/DAN EUROPE | Le operazioni dei sommozzatori finlandesi per recuperare i corpi degli italiani morti durante un’immersione alle Maldive, 19 maggio 2026

