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Scooter subacquei e rebreather: così il team finlandese ha recuperato i corpi dei sub italiani nella grotta alle Maldive – Il video

19 Maggio 2026 - 16:19 Alba Romano
Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist della ong Dan Europe hanno utilizzato un equipaggiamento altamente specializzato durante le immersioni condotte in una grotta sottomarina. Ecco quale
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I tre speleosub finlandesi Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, appartenenti alla ong Dan Europe, hanno utilizzato un equipaggiamento altamente specializzato durante le immersioni condotte in una grotta sottomarina alle Maldive, dove è stata effettuata la ricerca dei corpi dei quattro sub italiani. Secondo l’organizzazione no-profit internazionale attiva nella sicurezza e nella prevenzione in ambienti ad alto rischio, il team ha effettuato l’esplorazione del sistema di cavità sommerse a circa 60 metri di profondità, valutando le condizioni operative e raccogliendo dati utili per le successive fasi del recupero. Nella giornata di lunedì 18 maggio sono stati individuati i quattro sub dispersi, mentre oggi sono stati recuperati i corpi di Federico Gualtieri e della professoressa Monica Montefalcone. Entrambi si trovavano nella stessa grotta insieme a Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino, i cui recuperi sono previsti domani.

Chi sono i 3 speleosub del team finlandese?

I tre subacquei coinvolti sono professionisti esperti in immersioni tecniche e speleosub, con un lungo curriculum internazionale in missioni complesse svolte in ambienti confinati, profondi e particolarmente pericolosi. Per affrontare questa missione alle Maldive, hanno fatto uso di tecnologie avanzate come rebreather a circuito chiuso e DPV (Diver Propulsion Vehicle), ossia scooter subacquei ad alta potenza. Hanno un motore elettrico alimentato a batteria che aziona un’elica, progettata e protetta in modo da non essere pericolosa per il subacqueo o per l’ambiente. Sono mezzi che aiutano a trasportare la pesante attrezzatura necessaria spesso per questo tipo di immersioni e a ridurre il tempo necessario per gli spostamenti, accorciando quindi i tempi già lunghi di decompressione. Secondo gli esperti di sicurezza subacquea, queste attrezzature hanno permesso di prolungare l’esplorazione in grotta in condizioni di maggiore sicurezza e con un controllo operativo più stabile.

Che cos’è il rebreather?

Un ruolo centrale è stato svolto dal rebreather, un dispositivo che consente di respirare sott’acqua riciclando i gas espirati. A differenza delle tradizionali bombole, questo sistema a circuito chiuso filtra l’anidride carbonica prodotta dal sub tramite un assorbitore chimico e reintroduce il gas depurato nel circuito respiratorio. L’ossigeno consumato viene reintegrato automaticamente attraverso un sistema elettronico o meccanismi di controllo del flusso, garantendo così una miscela respiratoria costante e ottimizzata.

Le diverse tipologie: «Non sono semplici bombole»

Esistono diverse tipologie di rebreather: quelli a circuito chiuso (CCR), che riutilizzano completamente il gas espirato, e quelli a circuito semichiuso (SCR), che riciclano solo una parte del gas, espellendo il resto in acqua tramite valvole di sovrapressione. Questi sistemi non sono semplici bombole, ma dispositivi complessi che consentono immersioni molto più lunghe, riducono la produzione di bolle e permettono un consumo di gas decisamente inferiore. Inoltre, offrono un controllo più preciso della miscela respiratoria, caratteristica fondamentale nelle operazioni di recupero in ambienti ristretti e particolarmente impegnativi come le grotte sottomarine.

Foto copertina: ANSA / DAN EUROPE | Le operazioni dei sommozzatori finlandesi per recuperare i corpi degli italiani morti durante un’immersione alle Maldive, 19 maggio 2026

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