I 5 sub morti alle Maldive e le due autorizzazioni mancanti per l’immersione

Tre dei 5 sub morti il 14 maggio nelle acque della grotta di Alimathaa alle Maldive avevano permessi per l’immersione dal 3 al 17 maggio, in sei atolli diversi, fra cui quello di Vaavu. Nelle autorizzazioni ci sono la Duke of York e le attrezzature. La loro ricerca, come conferma un documento che risale allo scorso febbraio, si svolgeva tra 0 e 50 metri di profondità. Le grotte arrivano a 60 metri, ma l’ingresso è a 47. Mohamed Hussain Shareef, portavoce del presidente delle Maldive Mohamed Muizzu, lo dice oggi al Corriere della Sera parlando della morte di Monica Montefalcone, 51 anni, docente in Ecologia all’ateneo di Genova, di sua figlia Giorgia Sommacal, 23 anni, della ricercatrice Muriel Oddenino, 31 anni, di Poirino, nel Torinese, della guida sub Gianluca Benedetti, 44 anni, di Padova, e del neolaureato Federico Gualtieri, 23 anni, di Omegna (Verbano-Cusio-Ossola).
I 5 sub morti alle Maldive e le autorizzazioni
L’intervista serve a fare chiarezza sulle presunte autorizzazioni mancanti delle vittime. Il governo delle Maldive ne aveva parlato subito dopo la strage. Il portavoce spiega che «si trattava di un’immersione in grotta e la loro proposta di ricerca, a quanto mi risulta, non ne faceva menzione. Hanno specificato gli atolli, ma non il dettaglio dei siti d’immersione». E aggiunge: «Noi, come governo, non sapevamo che avrebbero fatto un’immersione in grotta». Del team di ricerca facevano parte «tre su quattro. Federico ( il biologo Gualtieri , ndr), Muriel (la ricercatrice Oddenino , ndr) e Monica ( la professoressa Montefalcone , ndr)». «Il quinto era la guida subacquea di cui è stato trovato il corpo. In effetti, anche lui si è immerso a quella profondità. Quindi sì: tre dei cinque subacquei coinvolti sono menzionati come parte del team di ricerca. Ma confermo l’esistenza del permesso, con validità dal 3 al 17 maggio, in sei atolli diversi, fra cui quello di Vaavu».
La figlia
Il portavoce quindi specifica che Giorgia Sommacal, figlia di Montefalcone, non faceva parte del team. «Con l’Italia abbiamo un legame speciale e la professoressa era una persona molto speciale perché ha dedicato tanti anni della sua vita professionale alla ricerca in questo Paese», aggiunge Shareef. E sulle sue scelte, aggiunge che è sbagliato giudicarle: «Da cittadino maldiviano e da funzionario governativo, direi di sì. Ma vedremo i risultati dell’indagine». Sul ritiro della licenzia, invece, dice che «la barca è un’altra storia. C’erano dei problemi con la sua licenza turistica». «Il team dell’Università di Genova conduce ricerche annuali da almeno quattro anni alle Maldive. Aveva presentato una proposta di ricerca specifica sui coralli molli e sulla composizione dei sistemi di barriera delle Maldive al Dipartimento di ricerca marina, che ha dato il via libera. Avevano i permessi necessari», aggiunge.
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Federico Gualtieri
Ieri gli avvocati Antonello Riccio e Gianluigi Dell’Acqua, legali di Federico Gualtieri, il trentenne di Omegna (Verbano-Cusio-Ossola) morto durante un’immersione alle Maldive hanno invitato i media «a non formulare valutazioni affrettate o ricostruzioni che a oggi non possono essere supportate da dati oggettivi, soprattutto nel rispetto delle persone coinvolte e del lavoro degli investigatori». E hanno ribadito che «Federico era pienamente formato e qualificato per l’attività subacquea svolta, possedendo capacità tecniche, preparazione ed esperienza adeguate anche per immersioni di elevata complessità». I legali spiegano di intervenire su incarico dei genitori del ragazzo per «offrire una corretta rappresentazione della persona e delle competenze del loro figlio».
Abilitazioni e brevetti
Federico Gualtieri «aveva conseguito a far tempo dal 2011 abilitazioni e 23 brevetti specifici Padi, maturando inoltre una significativa esperienza pratica in immersioni effettuate in diversi contesti e condizioni operative, anche alle Isole Maldive. È sempre stato un ragazzo estremamente scrupoloso e prudente. Tali elementi escludono l’ipotesi di un comportamento imperito, negligente o imprudente da parte di Federico, e riteniamo comunque sia prematuro in questa fase pensare di operare una ricostruzione delle cause dell’accaduto. Certo è che a oggi non si sa chi abbia organizzato l’immersione, a quali scopi, e con quali attrezzature quindi non si è in grado di andare oltre semplici congetture».

