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131 morti e 513 contagiati: l’epidemia di Ebola diventa un’emergenza continentale

19 Maggio 2026 - 10:24 Alba Romano
ebola allerta continentale oms emergenza
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L'Oms dichiara l'allarme sanitario internazionale. La circolare del ministero della Salute italiano sugli operatori di Ong
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L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è probabilmente responsabile di 131 decessi confermati e 513 casi sospetti. Lo ha dichiarato il ministro della Salute congolese alla televisione nazionale nella tarda serata di lunedì. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha emesso un allarme sanitario internazionale.

Cos’è l’Ebola

L’Ebola causa una febbre emorragica altamente contagiosa. Il virus mortale ha causato oltre 15.000 vittime in Africa negli ultimi 50 anni. Il ministro della Salute congolese Samuel Roger Kamba ha detto:« I decessi che stiamo segnalando sono tutti quelli che abbiamo identificato nella comunità, senza necessariamente affermare che siano tutti collegati all’Ebola». Finora sono stati analizzati pochi campioni in laboratorio e le cifre si basano principalmente sui casi sospetti. Il precedente rapporto del Ministero della Salute congolese indicava 91 decessi e 350 casi sospetti.

L’epicentro dell’epidemia

L’epicentro dell’epidemia si trova nell’Ituri, una provincia del Congo nord-orientale al confine con l’Uganda e il Sud Sudan. In questa regione ricca d’oro, si verificano quotidianamente intensi spostamenti di popolazione legati all’attività mineraria. Il virus si è già diffuso oltre i confini dell’Ituri e della Repubblica Democratica del Congo. Casi sospetti sono stati segnalati a Butembo, un centro commerciale situato nella vicina provincia del Nord Kivu, a circa 200 km dall’epicentro dell’epidemia, secondo Samuel Roger Kamba, senza fornire ulteriori dettagli. Un caso è stato identificato anche a Goma, un’importante città del Congo orientale controllata dal gruppo armato antigovernativo M23 e capitale del Nord Kivu.

Il tasso di mortalità

Durante le precedenti epidemie, il tasso di mortalità ha oscillato tra il 25% e il 90%, secondo l’Oms. Il ceppo del virus responsabile dell’attuale epidemia si chiama Bundibugyo. Non esiste un vaccino o un trattamento specifico per questa variante. I centri di salute pubblica africani in una dichiarazione rilasciata lunedì sera, hanno «ufficialmente dichiarato l’epidemia in corso del virus Ebola ceppo Bundibugyo, che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda, un’emergenza sanitaria pubblica continentale». L’agenzia sanitaria ha anche espresso la sua preoccupazione per l’alto rischio di diffusione regionale. Gli Stati Uniti hanno annunciato che rafforzeranno i controlli sanitari alle proprie frontiere per combattere il virus.

L’americano in Germania

Intanto la Germania ha accettato di curare un cittadino americano che ha contratto il virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, ha riferito all’Afp il ministero tedesco della Salute. «Le autorità statunitensi hanno chiesto l’aiuto del governo federale (tedesco) per curare un cittadino americano che ha contratto il virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. Sono attualmente in corso i preparativi per accogliere e curare il paziente in Germania», ha dichiarato il ministero, senza precisare né il calendario del trasferimento né il luogo in cui il paziente sarà preso in carico.

Il ministero della sanità

Una circolare del ministero della Salute italiano per gli operatori sanitari e non, impiegati in attività di cooperazione e supporto sanitario o logistico in ong e altre organizzazioni attive nelle aree colpite dal focolaio e per i cooperanti che erogano servizi di tipo sanitario, assistenziale e logistico, chiede di «applicare le misure di vigilanza nei confronti del personale di organizzazioni governative, non governative, e cooperanti, impiegati nel Paese interessato dal focolaio, provenienti da tutti i territori della Repubblica democratica del Congo e dell’Uganda».

Il modulo

Nel documento, firmato dal capo del Dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie Maria Rosaria Campitiello, vengono allegati un modello di dichiarazione sanitaria, «essenziale per la tracciatura ai fini di sanità pubblica della persona in arrivo», da sottoscrivere a cura del responsabile dell’organizzazione, o del singolo progetto, in caso di personale di Ong o di altre organizzazioni e da inviare al ministero della Salute con almeno 48 ore di anticipo rispetto alla partenza dalla zona affetta. Il modulo dovrà riportare – in seguito ad autodichiarazione del cooperante – che lo stesso non manifesta sintomi.

La scheda anamnestica

Viene allegata anche una scheda anamnestica per la registrazione dei dati dello screening primario, da compilare direttamente dalla persona in arrivo e dal medico dell’Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera Usmaf-Sasn territorialmente competente. In caso il cooperante rientrasse in Italia con mezzi che non prevedono ingresso aeroportuale (treni, bus, auto propria) la stessa scheda dovrà essere compilata dal medico dell’Asl di riferimento con le informazioni acquisite al momento dell’attivazione della sorveglianza, si spiega nella circolare.