Bombole, GoPro e correnti: la verità sulla strage dei sub italiani alle Maldive?

Potrebbe essere stata registrata nelle telecamere GoPro la verità sulla strage dei sub italiani alle Maldive. Insieme a bombole, erogatori, orologi sono state recuperate con i corpi di Monica Montefalcone e Federico Gualtieri nella mattinata di ieri nella cavità più profonda della grotta di Dhekunu Kandu. E potrebbero raccontare il motivo della morte dei ricercatori. I finlandesi di Dan Europe che hanno ritrovato i corpi hanno notato pezzi di sagole. Ovvero delle cime di corda spezzate. I cadaveri sono stati trovati in una cavità raggiungibile solo attraverso uno stretto cunicolo. Ma non c’è stato un effetto risucchio. E soprattutto: l’attrezzatura che avevano con loro era di «assetto ricreativo», senza aria supplementare. Mentre rimane sul tavolo il giallo delle autorizzazioni.
I sub italiani morti alle Maldive e le telecamere
L’operazione di recupero al largo di Alimathà è durata due ore e mezza. Oggi verranno recuperati gli altri corpi. «La prima parte ci hanno detto che era semplice e c’era luce», spiega a La Stampa Cristian Pellegrini di Dan Europe, che ha coordinato dall’Italia le operazioni. Successivamente il team ha raggiunto la fine della prima grande camera. «Dopo il primo ambiente molto ampio c’è un passaggio più stretto. Lì si incontra un’altra cavità, una grotta senza luce, ampia quasi quanto la prima. In quella seconda parte ci sono degli anfratti, diverse strade senza alcuna uscita. In una di queste c’era tutto il gruppo. Non era una zona dove potrebbe essere stata la corrente ad averli spinti». Anche se in zona ci sono squali non c’erano segni di logoramento riferibili a loro. Le vittime indossavano ancora tutta l’attrezzatura, compresi i computer subacquei da polso.
Le bombole ad aria e non a trimix
È confermato che i sub avevano semplici bombole ad aria e non con la miscela trimix, che gli avrebbe consentito di rimanere in acqua più a lungo senza controindicazioni. I media maldiviani sostengono siano state riportate in superficie anche le telecamere GoPro: così fosse, tra i filmati girati dai 5 sub e quelli successivi dello stesso percorso fatti dai finlandesi. Per ora si rafforza l’ipotesi di una perdita di orientamento. Perché la grotta «non era sagolata correttamente ma c’erano pezzi di filo caotici, interrotti, agganciati forse da chi l’ha esplorata in passato». Con il loro filo d’Arianna i sub finlandesi hanno spinto i copri fino all’uscita.
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La corrente
Tutti gli esperti notano che quelle bombole non sono adatte per le grotte delle Maldive. Perché hanno una riserva limitata e quando si scende in profondità il consumo di aria aumenta. Sono indicate per immersioni sino a 40 metri. Alle Maldive si usano bombole d’alluminio e non di acciaio. Sono meno capienti d’aria. Non avevano un rebreather, un autorespiratore a circuito chiuso o semichiuso. C’è chi pensa che la corrente di marea possa aver impedito loro di tornare indietro. Oppure per la corrente sono andati in difficoltà e hanno consumato tutta l’aria mentre erano in trappola.
I permessi
«È possibile che l’operazione non si concluda con il recupero degli altri due corpi. Potrebbero esserci ulteriori immersioni per recuperare materiale disperso o studiare la grotta, in questi casi è importante raccogliere più elementi possibile per capire la dinamica dell’accaduto», dice Pellegrini a Repubblica. Intervenuto a RaiNews 24, il portavoce del governo maldiviano Mohammed Hussain Sharif ha ribadito che due sub (Sommacal e Benedetti) non erano nella lista degli autorizzati all’attività scientifica ma ha anche dichiarato che la professoressa Monica Montefalcone dell’Università di Genova era nota per i suoi progetti nel paese: «Il governo era a conoscenza del suo operato per le ricerche condotte negli ultimi quattro anni». Un’altra ipotesi che circola nella comunità di sub e biologi marini è che il gruppo di italiani volesse solo spingersi fino all’imbocco della grotta e per qualche ragione sia finito per entrare e perdere l’orientamento.

