Il papa americano contro Trump che vuole «cancellare» gli iraniani: «Minacce inaccettabili: non solo illegali, ma immorali»

È dura la condanna di papa Leone XIV alla minaccia di Donald Trump di «cancellare la civiltà iraniana». Da Castel Gandolfo, l’americano Prevost stavolta interviene direttamente sulle parole controverse del presidente Usa, che sul suo social Truth in vista della scadenza dell’ultimatum all’Iran aveva scritto letteralmente: «Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà».
«Da Trump parole inaccettabili»
Parole «inaccettabili» per il pontefice: «Questo veramente non è accettabile, qui ci sono questioni certamente di diritto internazionale ma molto di più. È una questione morale per il bene del popolo intero». Prevost ha poi aggiunto parlando con i giornalisti: «Vorrei invitare tutti a pensare nel cuore veramente di tanti innocenti, tanti bambini, tanti anziani, totalmente innocenti, che sarebbero anche loro vittime di questa escalation».
L’appello del papa: «Torniamo al dialogo, vogliamo la pace»
Il Papa ha chiesto un ritorno immediato ai negoziati: «Torniamo al dialogo, cerchiamo come risolvere i problemi senza arrivare a questo punto». Ha poi invitato non solo alla preghiera ma anche all’azione concreta, esortando tutti a «comunicare, forse con i congressisti, con le autorità, a dire che non vogliamo la guerra, vogliamo la pace». Occorre «rigettare la guerra, specialmente questa guerra definita da molta gente ingiusta. Continua l’escalation e non risolve niente e provoca una crisi economica mondiale, crisi energetica e grande instabilità». Lo ha detto il Papa a Castel Gandolfo aggiungendo: «Occorre tornare al tavolo per trovare soluzioni. E ricordiamo specialmente gli innocenti, i bambini, gli anziani, i malati», ha detto ancora Leone sottolineando anche che «gli attacchi alle infrastrutture civili sono contro il diritto internazionale e il segno di una distruzione che l’essere umano è capace di mettere in atto». «Tutti dobbiamo lavorare per la pace».
