Trump minaccia l’Iran: «Se falliscono colpiremo con armi più potenti. Hormuz? Non permetteremo pedaggi». Meloni sente al-Sisi

Nel quarantunesimo giorno della guerra del Golfo tra Usa, Israele e Iran Teheran ha fatto sapere che i negoziati di pace saranno sospesi finché Israele non smetterà di bombardare il Libano. L’Iran ha smentito l’arrivo di una delegazione a Islamabad in Pakistanper cominciare i negoziati. Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato alcuni esponenti del movimento MAGA che lo avevano criticato, definendoli «stupidi». Trump ha poi dichiarato che l’Iran non può imporre pedaggi sullo Stretto di Hormuz e ha affermato che il petrolio «scorrerà a fiumi» anche in assenza di un accordo con Teheran. Il vicepresidente JD Vance è partito nel frattempo per Islamabad per partecipare ai colloqui: «Sono ottimista, ma l’Iran non ci prenda in giro». Nel frattempo, il presidente del parlamento iraniano Ghalibaf detta le condizioni per i negoziati: «Cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani bloccati prima dell’inizio dei colloqui». Tutti gli aggiornamenti
Trump: «Non permetteremo pedaggi ad Hormuz»
Vance fa scalo a Parigi per rifornimento in direzione Pakistan
Media: «La delegazione dell'Iran è arrivata a Islamabad»
Meloni sente al-Sisi: «Sostegno ai negoziati sulla crisi in Iran»
Trump attacca l'Iran: «Nuovi raid se non si arriva ad un accordo»
L'esercito dell'Iran pronto a reagire: «Abbiamo il dito sul grilletto»
Ghalibaf: «Stop attacchi al Libano e sblocco asset iraniani prima dell'avvio dei negoziati»
Media: «Parlamento Iran proporne pedaggi da Hormuz in rial»
Il capo della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, Ibrahim Azizi, ha dichiarato che, in base a una proposta parlamentare, le tariffe di transito attraverso lo Stretto di Hormuz verrebbero pagate in rial, la valuta nazionale iraniana. Lo riporta Al Jazeera citando un post su X del consolato generale iraniano a Mumbai.
Alcuni analisti hanno riferito ad Al Jazeera che Iran e Cina stanno attivamente cercando di minare il dominio globale del dollaro statunitense. Secondo diverse fonti citate dall’emittente qatariota, nell’ambito del regime di pedaggio di fatto introdotto dalle autorità iraniane durante il blocco dello stretto in seguito agli attacchi israelo-americani, alle navi commerciali venivano addebitate tariffe di transito in yuan cinesi.
Non è chiaro quante navi abbiano effettuato pagamenti in yuan durante il blocco, ma al 25 marzo – secondo quanto riportato questa settimana da Lloyd’s List – almeno due lo avevano fatto.
«Usa chiederanno rilascio detenuti americani all'Iran»
Gli Stati Uniti intendono chiedere all’Iran il rilascio dei detenuti americani nell’ambito delle trattative a Islamabad. Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti.
Vance parte per il Pakistan: «Ottimista, ma se l'Iran vuol giocare non ci stiamo»
Prima di partire per Islamabad, dove prenderà parte ai negoziati con l’Iran come membro della delegazione americana, il vicepresidente Jd Vance ha lanciato un avvertimento chiaro a Teheran. «Non vediamo l’ora che inizino i negoziati. Credo che saranno positivi», ha detto ai giornalisti, aggiungendo però una condizione precisa: «Se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede e a tendere una mano, è un conto. Se invece cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la nostra delegazione non è poi così disponibile».
Le linee guida di Trump e la posizione Usa al tavolo negoziale
Vance ha precisato che la delegazione americana opererà secondo indicazioni precise arrivate direttamente dalla Casa Bianca: «Il presidente ci ha fornito delle linee guida piuttosto chiare, e vedremo come andrà». Il messaggio verso Teheran è insomma duplice: apertura al dialogo, ma tolleranza zero per eventuali tattiche dilatorie o di facciata.
Hezbollah al governo libanese: «Basta concessioni a Israele»
Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha chiesto oggi al governo libanese di smettere di fare “concessioni gratuite” a Israele, in vista dell’inizio dei negoziati tra i due governi a Washington la prossima settimana. “Non accetteremo un ritorno alla situazione precedente e chiediamo ai funzionari di smettere di offrire concessioni gratuite”, ha dichiarato Qassem in un messaggio scritto trasmesso dall’emittente televisiva del partito, Al-Manar, nel quale ha anche denunciato la “sanguinosa criminalità di mercoledì”, quando gli attacchi israeliani hanno ucciso più di 300 persone in Libano.
Teheran: «Nostro piano in 10 punti concordato come base per negoziati»
Il piano in 10 punti proposto dall’Iran è stato concordato come base per i negoziati: lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri Majdi Takht Ravanchi alla vigilia dei colloqui domani a Islamabad tra Usa e Iran. Lo riporta Iran International. «Abbiamo sempre accolto con favore la diplomazia, ma non i colloqui basati su false informazioni volte all’inganno», ha affermato, aggiungendo che Teheran non appoggia un cessate il fuoco che consenta all’avversario di riarmarsi e riprendere gli attacchi.
Media libanesi: «A Beirut uccisi anche pasdaran: coordinavano attacchi»
Diversi membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane sono rimasti uccisi nei recenti raid israeliani su Beirut. Lo afferma, citata da Iran International, l’emittente libanese Mtv che lo ha appreso da fonti informate. Il servizio giornalistico afferma che i deceduti operavano in Libano ed erano responsabili della supervisione delle operazioni di Hezbollah durante i raid su larga scala dell’8 aprile.
Starmer: «Ho parlato con Trump anche di opzioni militari per Hormuz»
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso di “opzioni militari” per rendere nuovamente navigabile lo Stretto di Hormuz nel corso di una telefonata di ieri sera col presidente americano Donald Trump. “Stiamo mettendo insieme una coalizione di Paesi, lavorando a un piano politico e diplomatico, ma anche valutando le capacità militari e la logistica per il transito effettivo delle navi attraverso lo Stretto”, ha dichiarato Starmer, che si trova in visita in Qatar.
Bbc: «Dall'inizio della guerra passate da Hormuz 15 navi»
Un totale di 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz da quando, martedì sera, è stato annunciato un cessate il fuoco di due settimane nella guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. È quanto risulta dai dati del sito web di monitoraggio MarineTraffic citati da Bbc Verify, la sezione di fact checking dell’emittente inglese. Il dato si confronta con una media di quasi 140 navi al giorno prima dello scoppio del conflitto.
Delle 15 navi transitate, quattro sono petroliere che trasportavano petrolio, gas o prodotti chimici. Le restanti sono navi portacontainer di vario tipo. La chiusura di fatto dello stretto da parte dell’Iran, avvenuta dopo l’inizio del conflitto cinque settimane fa, ha lasciato bloccate nel Golfo quasi 800 navi, la maggior parte delle quali cariche di merci, secondo gli analisti marittimi di Lloyd’s List.
Capo dell'idf: «Siamo in guerra con Libano, nessuna tregua»
Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane Eyal Zamir ha affermato che le forze israeliane continuano le loro operazioni di combattimento nel Libano meridionale e che «non sono in un cessate il fuoco» con Hezbollah ma «in stato di guerra». Durante una visita nei pressi di Bint Jbeil, riportano i media israeliani, nel Libano meridionale, Zamir ha affermato: «L’Idf è in stato di guerra, non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore, che è il nostro principale settore di combattimento. In Iran, invece, siamo in cessate il fuoco e possiamo tornare a combattere lì in qualsiasi momento».
Kuwait: ancora attacchi dall'Iran
Poche ore dopo l’intercettazione di droni nel proprio spazio aereo, ieri sera, il Kuwait ha condannato gli «attacchi efferati» attribuiti agli alleati dell’Iran in Iraq, ma Teheran respinge l’accusa e nega qualsiasi coinvolgimento. La guardia nazionale kuwaitiana ha dichiarato che una delle sue postazioni ha subito danni significativi. Il ministero degli Esteri del Kuwait ha condannato questi ultimi attacchi, definendoli efferati perpetrati dall’Iran e dai suoi alleati, tra cui fazioni e gruppi armati iracheni.
Il leader curdo: l'Iran? Non era la nostra guerra
«Non c’è soluzione militare alla crisi iraniana. Occorre fare di tutto per consolidare il cessate il fuoco». Lo ha detto al Corriere della Sera il presidente delle regioni autonome del Kurdistan iracheno, Nechirvan Barzani, secondo cui è in atto «anche uno scontro di mentalità. Gli iraniani sono lenti, curano i dettagli. Gli americani vogliono trovare soluzioni veloci. Ma occorre pazienza». Nel frattempo, Israele dovrebbe «smettere subito di bombardare il Libano per garantire la solidità del cessate il fuoco, anche perché gli israeliani non attaccano solo Hezbollah, ma danneggiano le infrastrutture del Paese. Gli americani – spiega – con noi non hanno mai accennato al cambio di regime a Teheran, piuttosto hanno insistito sulla necessità di bloccare il progetto nucleare e i programmi missilistici iraniani. Nessuno ha mai chiesto a noi curdi di intervenire militarmente in Iran, comunque siamo contrari a utilizzare il nostro territorio come base contro i nostri vicini, non vogliamo essere parte di questa guerra».
«Non si può cambiare il regime soltanto con i bombardamenti – prosegue Barzani – E il sistema iraniano è una combinazione unica di religione e nazionalismo: la guerra li ha uniti. Oggi il regime è riuscito a sopravvivere. Almeno il 25-30 per cento della popolazione sostiene nettamente il regime, che ha ancora istituzioni molto forti. Anche le uccisioni dei leader servono a poco, perché immediatamente vengono trovati i sostituti. Gli iraniani avevano già imparato la lezione dalla guerra del giugno scorso e si erano preparati a fronteggiare questo nuovo attacco. L’unica via ormai è la diplomazia». Quanto agli attacchi all’Iraq da parte delle milizie sciite legate a Teheran e alle politiche del governo iracheno, «non siamo soddisfatti, non fanno abbastanza. Dall’inizio della guerra siamo stati colpiti oltre 600 volte: è inaccettabile, l’Iraq non potrà essere stabile se non controlla le milizie».
Riguardo l’evacuazione del contingente italiano anche da Erbil Barzani dichiara: «”Voglio ringraziare le truppe italiane. Sin dal 2003 hanno contribuito a stabilizzare la nostra regione, più tardi misero anche in sicurezza la diga di Mosul dagli attacchi di Isis. Oggi credo che la loro missione non sia terminata. Capisco il motivo per cui sono state evacuate, ma spero tornino presto ad addestrare i nostri militari». Aggiunge: «Abbiamo ottime relazioni col Vaticano, specie dal 2003, quando le regioni curde sono diventate un importante rifugio per tutti i cristiani iracheni. E non solo per loro, ma anche per gli yazidi, i sunniti e tutte le comunità perseguitate. Dopo l’apparire di Isis nel 2014 avevamo tra noi oltre due milioni di sfollati, la grande maggioranza cristiani. E la Santa Sede ci è stata sempre vicina. Ricordiamo con affetto la visita storica nel 2021 di papa Francesco nelle nostre terre. Sono dunque felice di poter incontrare il nuovo Pontefice. Quanto al governo italiano, la vostra premier è già stata tra noi, oltre ai ministri degli Esteri e della Difesa. Dall’Italia riceviamo aiuto umanitario e militare, credo sia l’ora di sviluppare le relazioni economiche, specie nel campo delle piccole e medie industrie».
Madrid esorta Teheran ai negoziati
Il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha esortato Iran a partecipare «in buona fede» ai colloqui con gli Stati Uniti, domani in Pakistan, per porre fine al conflitto in Medio Oriente, dopo che il regime degli Ayatollah ha minacciato di disertarli, se non sarà incluso il Libano nell’accordo di cessate il fuoco.
«Esorto Iran a partecipare, ma naturalmente il Libano deve essere incluso» nei negoziati, ha affermato Albares in dichiarazioni ai cronisti al suo arrivo oggi al Senato per riferire sulla guerra nella regione e sull’accordo su Gibilterra nella post-Brexit, come ha già fatto ieri al Congresso.
Albares ha insistito sul fatto che Teheran debba prendere parte ai negoziati per ottenere che «il cessate il fuoco sia permanente». Ma ha segnalato che, nella fragile tregua di due settimane raggiunta mercoledì fra Stati Uniti e Iran, il fatto che Israele continui a bombardare il Libano significa che «non vuole dare neanche un secondo di speranza, non vuole dare una tregua né pace».
Il 21enne di Gerusalemme accusato di spionaggio per l'Iran
Un ventunenne di Gerusalemme è stato formalmente accusato di aver raccolto informazioni sensibili per conto dell’Iran, commettendo quindi reati contro la sicurezza nazionale. La procura dello Stato di Israele ha depositato l’atto d’accusa contro Moshe Lachovitz, arrestato il mese scorso, presso il tribunale distrettuale di Gerusalemme. Il giovane ha svolto incarichi per conto di un referente iraniano in cambio di denaro.
L’atto d’accusa sostiene che Lachovitz si sia messo in contatto con l’iraniano, che si è presentato come “Michael”, mentre era alla ricerca di un lavoro. Gli è stato chiesto di svolgere diverse mansioni, come documentare e fotografare luoghi in tutto il Paese, tra cui Gerusalemme e Ra’anana, dove risiede l’ex primo ministro Naftali Bennett.
Secondo la procura dello Stato, Lachovitz avrebbe ricevuto migliaia di dollari per il suo lavoro, trasferiti in criptovaluta. Secondo l’atto d’accusa, il periodo in cui Lachovitz lavorava per il suo referente iraniano includeva la guerra di dodici giorni tra Iran e Israele nel giugno 2025. Lachovitz non si rese subito conto che «Michael» fosse un agente iraniano, ma dopo aver scoperto la verità continuò comunque a lavorare per lui.
Il capo dell'Idf: possiamo tornare a combattere con grande forza
«In Iran vige un cessate il fuoco, ma possiamo tornare a combattere in qualsiasi momento e con grande forza»: lo ha affermato il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, in un video diffuso stamattina dall’esercito israeliano. Le dichiarazioni di Zamir in merito al conflitto con l’Iran sono state pronunciate durante una sua visita a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, dove l’Idf sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo sciita libanese alleato di Teheran.
Zamir ha affermato che le forze israeliane continuano le loro operazioni di combattimento nel Libano meridionale e che «non sono in un cessate il fuoco» con Hezbollah ma in stato di guerra. «L’Idf è in stato di guerra, non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore, che è il nostro principale settore di combattimento».
Prezzo del gas in calo
Avvio in calo per il prezzo del gas, mentre si guarda agli sviluppi sulla riapertura dello stretto di Hormuz legati alla tregua tra Usa e Iran. Ad Amsterdam le quotazioni scendono del 2,8% a 44,90 euro al megawattora.
Raid dell'Idf nel sud del Libano. Hezbollah colpisce la Galilea
L’Agenzia Nazionale di Stampa libanese (Nna) ha riportato che Israele ha colpito la città di Sarafand con due raid aerei dall’alba. Secondo la stessa fonte, le forze israeliane hanno anche preso di mira l’area di Khirbat al-Duwayr, alla periferia di al-Baysariyah. Al Jazeera ha riferito invece che le forze israeliane stanno distruggendo case nella citta’ di Haneen, nel Libano meridionale.
Al contempo, dei razzi vengono lanciati dal Libano meridionale verso la Galilea, nel nord di Israele, facendo scattare le sirene antiaeree. Un razzo di Hezbollah ha colpito un’abitazione nella comunita’ di confine settentrionale di Misgav Am questa mattina, secondo quanto riferito dalle autorita’ locali, causando danni, ma al momento non si segnalano feriti.
L’esercito israeliano ha dichiarato, inoltre, che 60 razzi sono stati lanciati contro il nord di Israele: dopo la mezzanotte, sono stati lanciati proiettili a lunga gittata, diretti verso le citta’ di Ashdod e Haifa. Lo ha riferito il quotidiano Times of Israel. I pesanti bombardamenti mortali dell’Idf sul Libano, con un bilancio di oltre 200 morti in mille feriti, ipotecano i negoziati tra Iran e Usa, previsti nel fine settimana in Pakistan.
Il politologo Bremmer: la guerra ha avvantaggiato la Cina
«Fino a poco tempo fa, era opinione diffusa che una guerra destabilizzante nel cuore petrolifero del Medio Oriente avrebbe avuto pesanti ripercussioni per la Cina, principale importatore di petrolio, e soprattutto per la sua economia, ormai in fase di rallentamento. Ma tali supposizioni sono state smentite dai fatti. Finora la Cina dimostra di saper resistere alla guerra israelo-americana contro l’Iran molto meglio dei Paesi vicini, avanzando con cautela e pronta a cogliere le buone occasioni che potrebbero profilarsi all’orizzonte». Lo scrive Ian Bremmer, politologo e fondatore di Eurasia, in un suo intervento su Il Corriere della Sera.
«Non sembra neppure che la Cina sia stata penalizzata da quest’ultima guerra, né dai massicci bombardamenti attorno allo Stretto di Hormuz, come sarebbe stato il caso appena pochi anni fa. La Cina, infatti, vanta cospicue riserve di petrolio e ottime capacità di raffinazione, che limitano il rischio di carenze nel breve periodo. Può inoltre contare sulle importazioni tramite gasdotti e sulla produzione interna, che riducono la sua domanda di gas naturale liquefatto. Se il conflitto dovesse protrarsi, Pechino potrà rivolgersi ai suoi alleati, la Russia in particolare, nonché attingere ai suoi vasti giacimenti di carbone e alle sue fonti rinnovabili», si legge ancora.
E infine: «La guerra potrebbe persino avvantaggiare la Cina, dal momento in cui le sue filiere di rifornimento le consentono di contenere maggiormente i costi di produzione, rispetto ad altri esportatori suoi concorrenti. Senza contare che le continue interruzioni ai rifornimenti petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz rafforzeranno la richiesta delle sue tecnologie green, accelerando gli investimenti a lungo termine sull’elettrico e sulla diversificazione, a scapito dei combustibili fossili».
«La notizia dell'arrivo della delegazione iraniana a Islamabad è falsa»
Teheran nega la notizia diffusa da alcuni media, tra cui il Wall Street Journal, secondo cui la delegazione iraniana sarebbe arrivata a Islamabad in vista dei negoziati con gli Stati Uniti. «La notizia diffusa da alcuni media secondo cui la squadra negoziale iraniana sarebbe arrivata a Islamabad, in Pakistan, per negoziare con gli americani, è completamente falsa», ha dichiarato una fonte ben informata all’agenzia di stampa Tasnim. La stessa fonte, non meglio identificata, ha sottolineato che «finché gli Stati Uniti non rispetteranno gli impegni presi per il cessate il fuoco in Libano e il regime sionista continuerà i suoi attacchi, i negoziati saranno sospesi». La stessa linea è stata espressa ieri dal regime di Teheran.
Allerta antiaerea in tutto Israele
Allerta antiaerea in tutto Israele nelle prime ore di venerdì, comprese la zona commerciale di Tel Aviv e la città costiera meridionale di Ashdod, a seguito del lancio di razzi dal Libano riporta Afp. I continui scontri tra Israele e Hezbollah, sostenuto dall’Iran, stanno mettendo a dura prova la fragile tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran. Israele e Hezbollah si sono scambiati ripetutamente colpi di arma da fuoco giovedì. Il Comando del Fronte Interno dell’esercito israeliano ha emesso allerte per diverse aree dopo il lancio di razzi di venerdì, tra cui la zona di Tel Aviv e le comunità meridionali lontane dal confine con il Libano. Non ci sono state segnalazioni immediate di vittime, ma i media israeliani hanno riferito che i sistemi di difesa aerea hanno intercettato almeno un razzo in arrivo. Hezbollah ha pubblicato diverse dichiarazioni su Telegram affermando di aver lanciato tre ondate di attacchi missilistici e con droni nelle prime ore del mattino contro soldati israeliani su entrambi i lati del confine, nonché contro una città nel nord di Israele.
Trump contro il Wsj: in Iran ho vinto
«l Wall Street Journal, uno dei peggiori e più imprecisi al mondo ‘editorial boards’, ha affermato che io avrei ‘dichiarato una vittoria prematura in Iran’. In realta’, si tratta di una vittoria, e non c’è nulla di ‘prematuro’ in questo! Grazie a me, l’Iran non avrà mai un’arma nucleare e, molto presto, vedrete il petrolio ricominciare a scorrere, con o senza l’aiuto dell’Iran e, per me, non fa alcuna differenza, in entrambi i casi». Lo scrive in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. «Il Wall Street Journal, come al solito, finirà per rimangiarsi le proprie parole. Sono sempre pronti a criticare, ma mai ad ammettere quando hanno torto, il che succede la maggior parte delle volte!», ha aggiunto.
Trump: l'Iran sta gestendo male Hormuz
«L’Iran sta gestendo in modo pessimo, disonorevole direbbero alcuni, il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l’accordo che abbiamo». Lo ha detto Donald Trump sul suo social Truth. Il presidente Usa ha messo anche in guardia l’Iran contro l’imposizione di pedaggi alle navi che intendono attraversare Hormuz. Trump, sempre su Truth, ha riportato «informazioni secondo cui l’Iran sta facendo pagare una tassa alle petroliere che attraversano lo Stretto. È nel loro interesse non farlo, e se lo stanno facendo, farebbero meglio a smetterla subito!», ha aggiunto. In un altro messaggio il tycoon ha affermato: «Molto presto vedrete il petrolio scorrere a fiumi, con o senza l’aiuto dell’Iran».
Donald Trump insulta i Maga
Donald Trump si affida a un lungo post su Truth per attaccare, anche con insulti, alcune personalità, inclusi ex Maga, molto critici nei suoi confronti. «So perché Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens e Alex Jones mi combattono tutti da anni, specialmente per il fatto che ritengono sia una cosa meravigliosa per l’Iran – il principale Stato sponsor del terrorismo – possedere un’arma nucleare», scrive il tycoon.
«Il motivo è che hanno una cosa in comune: un QI basso. Sono persone stupide; lo sanno loro, lo sanno le loro famiglie e lo sanno anche tutti gli altri! Guardate il loro passato, guardate il loro curriculum. Non hanno le carte in regola, e non le hanno mai avute! Sono stati tutti cacciati dalla televisione, hanno perso i loro programmi e non vengono nemmeno più invitati in TV perché a nessuno importa di loro; sono dei PAZZI SCATENATI, dei GUASTAFESTE, e direbbero qualsiasi cosa pur di ottenere un po’ di pubblicità “gratuita” ed economica», ha rincarato Trump.
«Ora pensano di racimolare qualche ‘clic’ grazie ai loro podcast di terz’ordine, ma nessuno parla di loro e le loro opinioni sono l’esatto opposto di quelle del movimento MAGA», che «è d’accordo con me» e che «ha appena assegnato alla CNN un indice di gradimento del 100% per ‘TRUMP’, non certo per degli sciocchi che gesticolano a vuoto come Tucker Carlson (ex anchor di Fox News, ndr): lui non è riuscito nemmeno a finire il college, era un uomo a pezzi quando è stato licenziato da Fox e non si è più ripreso. Forse dovrebbe consultare un bravo psichiatra! O come Megyn Kelly, che mi ha rivolto in modo sgradevole la ormai celebre domanda su “solo Rosie O’Donnell” (in risposta a una domanda sui suoi insulti alle donne, ndr); o come la ‘pazza’ Candace Owens, che accusa la stimatissima First Lady francese di essere un uomo – cosa che non è affatto – e che, si spera, vincerà una grossa somma nella causa legale attualmente in corso».
O ancora Alex Jones, che di recente ha sollecitato la rimozione del tycoon ex 25 Emendamento della Costituzione Usa: «Dice alcune delle cose più stupide in assoluto e ha perso l’intera fortuna». Questi cosiddetti opinionisti «sono dei FALLITI, e lo saranno per sempre! Ora la “Fake News” CNN, il “fallimentare” New York Times e tutte le altre organizzazioni di “notizie” della Sinistra Radicale li stanno osannando», ha concluso il presidente.

