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Campobasso e il giallo della ricina, lo sfogo di Gianni Di Vita al nuovo legale: «Non ho segreti ma mi serve aiuto»

12 Aprile 2026 - 08:02 Stefania Carboni
gianni di vita
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Le parole del marito e padre delle due vittime avvelenate sotto Natale. Il nuovo legale e amico Vittorino Facciolla: «È un uomo molto provato, è e resterà parte offesa»

La moglie di Gianni Di Vita, Antonella Di Ielsi e la loro figlia Sara, 15 anni, sono morte dopo aver accusato dei malori e un ricovero fulmineo in ospedale. Per queste due morti la procura di Campobasso indaga per duplice omicidio premeditato dopo che il 31 marzo il centro antiveleni di Pavia ha rilevato nel sangue delle due vittime la non negatività alla ricina. Di Vita con l’altra sua figlia 19enne sono stati sentiti per ore dagli inquirenti. L’uomo, commercialista ed ex sindaco di un paesino molisano Pietracatella ha cambiato da poco avvocato. «Vittorino, dammi una mano. Non ho segreti, ma ho bisogno di affidarmi a chi mi conosce e capisce il mio malessere, il disagio che vivo. Non esiste nulla delle storie che raccontano. Questa narrazione che corre sta distruggendo me e mia figlia», avrebbe detto l’uomo al nuovo legale, Vittorino Facciolla, consigliere regionale del Pd e suo amico. La ricostruzione del caso è fatta oggi su Repubblica.

Il nuovo legale e amico Facciolla: «È un uomo molto provato, è e resterà parte offesa»

Tutto è cambiato dai rilievi emersi da Pavia, quando quella che sembrava una intossicazione alimentare si è trasformata in un giallo. Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte, è stato sempre a tavola con loro nei giorni incriminati ma senza accusare nulla di più che lievi malesseri gastrointestinali. Anche lui è stato ricoverato, allo Spallanzani di Roma data la situazione, ma si è salvato. «Sono molto amico di Gianni e ho deciso di accettare il mandato perché è una persona che stimo moltissimo, tra le migliori che abbia mai conosciuto, assolutamente adamantina, che si ritrova al centro di una narrazione incredibilmente spiacevole. È un uomo molto provato che deve reggere al dolore di vedersi additato come il possibile responsabile della morte di moglie e figlia. Gianni Di Vita è e resterà parte offesa. Per lui non è neanche da prendere in considerazione l’idea di essere accusato di un reato, diversamente avrebbe scelto un grande nome per la sua difesa», spiega l’avvocato Facciolla. Mentre si cerca di capire se anche la ricina sia stata presente o meno nel sangue dell’uomo (si stima di no dato che una esigua quantità lo avrebbe portato al decesso) si attende la relazione completa sull’autopsia delle due donne. È attesa sul tavolo della procuratrice di Larino Elvira Antonelli entro la fine di aprile. Solo dopo, sottolinea il quotidiano, verrà presa la decisione sull’eventuale iscrizione di qualcuno nel registro degli indagati. Per ora nonostante i lunghi interrogatori della squadra mobile di Campobasso, il fascicolo sull’avvelenamento di mamma e figlia resta contro ignoti.

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