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Report accusa Meta di interferenze nelle elezioni del 2022: «Così ha profilato gli utenti». La replica dell’azienda

12 Aprile 2026 - 18:33 Alba Romano
Mark Zuckerberg stop programmi inclusione meta
Mark Zuckerberg stop programmi inclusione meta
Il Fatto Quotidiano anticipa l'inchiesta della trasmissione Rai, con tanto di scontro ai vertici del Garante della Privacy. Un portavoce del colosso social smentisce: «Tesi infondate e inaccurate»
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Oggi il Fatto Quotidiano riprende quello che sarà trasmesso dalla trasmissione Report secondo cui, prima delle elezioni italiane del 2022, Meta (di Mark Zuckerberg) avrebbe raccolto dati di oltre 6,5 milioni di utenti tramite funzioni apparentemente informative, come gli stickers, su Facebook e Instagram. Questi dati (età, posizione, interazioni con contenuti politici) sarebbero stati analizzati e potenzialmente condivisi, trasformando il comportamento elettorale in uno strumento di profilazione, in modo simile a quello che avvenne per il caso Cambridge Analytica.

Lo scontro dentro il Garante della privacy

Di fronte a questa attività, il dipartimento tecnico del Garante guidato da Riccardo Acciai chiede un blocco urgente. Si sarebbe così consumato, secondo quanto ricostruisce Il Fatto Quotidiano, uno scontro ai vertici del Garante della Privacy. I membri del collegio Guido Scorza e Agostino Ghiglia frenano, chiedendo di attendere le autorità europee. La resistenza culmina in una mail svelata da Report, in cui Scorza il 24 settembre 2022 blocca i tecnici mentre Mattei ordina ad Acciai di soprassedere. Lo stesso refrain secondo quanto sostenuto dalla testata diretta da Travaglio si ripete anche per le elezioni regionali nel 2023. I tecnici emanano un provvedimento d’urgenza che impedisce a Meta di condividere i dati con terzi. E propongono propongono una multa da 75 milioni. Report fa emergere in merito l’irritazione di Agostino Ghiglia, che il 29 febbraio 2024 definisce la sanzione “ridicola” e da smontare. La multa così scende a 25 milioni, appena lo 0,02 per cento del fatturato della big tech. Report svela che su questo caso la Procura ha acquisito i documenti relativi.

L’algoritmo e il filtro politico

Stessa analisi viene fatta sull’analisi dell’algoritmo. Meta dichiara di aver introdotto un filtro per limitare la visibilità dei contenuti politici, dichiarando di averlo rimosso per tutti nel 2025. Ma un lavoro condotto da un gruppo interno di tecnici del Pd smentisce questa tesi: il filtro sembrerebbe stato disattivato nel novembre 2024. I grafici mostrati a Report evidenziano che la rimozione ha favorito le posizioni della destra anti europeista, mentre quelli del centrosinistra sarebbero rimasti come definisce il dem Sandro Ruotolo «sottoterra». Meta ha respinto tutte le accuse.

La replica di Meta: «Accuse infondate e inaccurate»

«La tesi secondo cui il nostro strumento Election Day Information (EDI) costituirebbe una “profilazione di massa” è infondata e del tutto inaccurata». Così un portavoce di Meta replica alle accuse e spiega che «lo strumento è utilizzato in tutto il mondo per contribuire a sensibilizzare gli utenti sulle elezioni ed è stato impiegato durante numerose consultazioni elettorali in Unione Europea dal 2021». Quanto all’Italia riferisce che «indirizzava semplicemente gli utenti al sito web del ministero dell’Interno, dove le persone potevano trovare informazioni verificate e attendibili sulle elezioni del 2022. Lo strumento – aggiunge il portavoce dell’azienda – è stato progettato in stretta consultazione con le autorità di regolamentazione per garantire un elevato livello di tutela della privacy».

Lo strumento in questione, continua la replica, «non raccoglie alcun dato sensibile o di natura politica, non fornisce a Meta alcuna informazione su come o se un utente abbia votato, e non condivide dati con terze parti, inclusi i comitati elettorali. I dati raccolti tramite EDI non sono stati utilizzati in alcun modo per mostrare o moderare contenuti politici». L’azienda precisa, infine, che «come annunciato a gennaio 2025, Meta ha iniziato a trattare i contenuti di natura politica in modo più simile ad altre tipologie di contenuti, offrendo agli utenti controlli che possono aggiornare in qualsiasi momento su Facebook, Instagram e Threads. Non vi è stata alcuna asimmetria temporale nella rimozione di questo filtro per specifiche categorie di politici e opinionisti».

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