L’Antimafia verso l’audizione di Delmastro. L’ipotesi di un comitato sulle infiltrazioni mafiose nei partiti

L’audizione di Andrea Delmastro, un nuovo filone d’indagine sulle infiltrazioni nella politica e l’inchiesta milanese Hydra, al centro di una missione giovedì in prefettura a Milano. Su questo e altro dovrà decidere domani l’ufficio di presidenza della commissione parlamentare Antimafia, convocato prima dell’audizione del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca.
«Spaventa Scarpinato, per questo sul Fatto Quotidiano ha chiesto di sciogliere la commissione», provocano da Fratelli d’Italia. Il calendario dei lavori fisserà la data in cui verrà ascoltato l’ex sottosegretario alla Giustizia, assicurano dalla presidenza, ma sul tavolo ci sarà anche l’ipotesi di avviare un nuovo approfondimento su mafia e politica, come chiesto dalla premier Giorgia Meloni in Aula durante le comunicazioni sul governo.
La resistenza del Pd
Nel Pd la linea è di non «farsi ingannare» e non disperdere il lavoro già avviato. I dem insistono sulla necessità di calendarizzare «cose già decise in ufficio di presidenza», a partire dalla missione nel Sud pontino, e di procedere con le audizioni sul caso Delmastro, dimessosi dopo che è stata rivelata la sua partecipazione societaria ad un ristorante riconducibile al boss Michele Senese. Dal Dap agli uomini della scorta: se l’ex sottosegretario viveva sotto protezione per le minacce mafiose, bisogna chiarire come potesse frequentare certi ambienti e quali verifiche siano state fatte. E per approfondire «c’è un solo modo, continuare il lavoro già avviato», spiegano. «Se invece si vuole utilizzare la commissione per dire che tutto è mafia e niente è mafia, per occultare filoni di indagine già avviati, noi non ci stiamo».
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Debora Serracchiani, componente della commissione, la mette in chiaro così, parlando con Open: «L’idea che adesso dobbiamo fare le indagini su tutti gli esponenti politici mi sembra il modo per non fare quello che serve, cioè sentire intanto sulle vicende che abbiamo sotto gli occhi». La diffidenza dem nasce dal timore che l’allargamento del perimetro finisca per diluire i dossier più delicati.
«Noi non facciamo né ostruzionismo né siamo contrari», aggiunge Serracchiani, «ma ci sembra piuttosto un modo per allontanare altre questioni». E ancora: «Occuparsi di tutto spesso vuol dire non occuparsi di niente». È una preoccupazione che, con accenti diversi, circola anche tra i Cinque Stelle. Ma con una differenza.
L’apertura M5s
Anche per i pentastellati il rischio è che un nuovo filone finisca per rallentare i lavori, mentre le audizioni già richieste restano al palo. L’idea di approfondire il rapporto tra mafia e politica, però, al M5S non dispiace. Anzi, sarebbe disposto a raccogliere la sfida lanciata dalla premier, a una condizione: se si vuole inaugurare un nuovo filone d’indagine specifico sulle infiltrazioni mafiose nei partiti, lo si faccia con uno strumento dedicato, spiegano.
Tramite un comitato tecnico, e non riversando tutto in plenaria. Approfondire il tema, sì, ma senza paralizzare o confondere i lavori già in corso, in una fase della legislatura in cui il tempo a disposizione non è molto.
«I comitati già ci sono. Su temi e fatti specifici, ne esistono una dozzina», è la replica secca che arriva dal Pd. Ma l’ipotesi potrebbe non essere sgradita a Fratelli d’Italia. Andrea De Corato, capogruppo in commissione, rimette la scelta alla presidente Chiara Colosimo e lascia la porta aperta: «Lo deciderà la presidente, capire se serve o meno. Dipende dalle modalità e dai tempi. Può essere una strada da percorrere», dice a Open.
Una disponibilità che filtra anche dalla presidenza stessa: il comitato «si può fare», anche perché «altri filoni sono stati trattati in commissione e in plenaria». Senza però alcuna intenzione, assicurano, di rinviare gli approfondimenti già avviati: l’audizione di Delmastro sarà calendarizzata domani. Ma dopo le parole della premier sarà sul tavolo anche l’idea di valutare un nuovo filone capace di tenere insieme i diversi episodi già emersi, da Delmastro a Hydra. Perché «una relazione a 360 gradi può essere utile a tutti».
