Von der Leyen euforica per la sconfitta di Orbàn: «L’Ungheria fa la storia come nel 1989. Ora aboliamo l’unanimità in politica estera» – Il video
Ora che Viktor Orbàn è stato “defenestrato” a furor di popolo dagli ungheresi, l’Unione europea non deve adagiarsi sugli allori, ma agire: riformando quella regola d’oro che prevede che le decisioni in politica estera vengano prese all’unanimità dai 27, rendendole di fatto ostaggio di qualsiasi Paese – anche minuscolo – si metta di traverso. Lo ha detto oggi la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. «Penso che dovremmo guardare alle lezioni apprese all’interno dell’Ue: ad esempio passare al voto a maggioranza qualificata in politica estera è un modo importante per evitare i blocchi sistematici che abbiamo visto in passato. Ora dobbiamo cogliere il momento per andare avanti davvero su questo argomento», ha detto von der Leyen in conferenza stampa. La leader tedesca, solitamente molto cauta sul fronte delle riforme istituzionali, prova così a riaprire un cantiere a parole molto condiviso, ma che alla prova dei fatti sa di tabù per molti leader Ue. Anche perché il meccanismo per passare dall’unanimità alla maggioranza qualificata nei settori che ancora garantiscono al massimo livello la sovranità degli Stati – come spiegato qui – è un rompicapo. Resta il fatto che se la volontà politica c’è, tutto si può fare, ed è in questa direzione che torna a spingere von der Leyen all’indomani della sconfitta di Orbán.
La festa per Magyar e i paragoni storici
D’altro canto, sottolinea la presidente della Commissione Ue un attimo dopo sorridente, «oggi è il giorno per festeggiare». E davvero questa volta le istituzioni Ue non nascondono neanche un po’ la loro gioia per il risultato di un’elezione nazionale. «Oggi l’Europa è ungherese. Il popolo ungherese ha parlato e ha rivendicato il proprio percorso europeo. Siamo una famiglia, la vostra storia è la nostra storia, il futuro è il nostro futuro e cammineremo con voi ogni passo del cammino». Von der Leyen non lesina paragoni storici euforici, riaprendo l’album del ‘900: «Voglio davvero dire al popolo ungherese: “Lo avete fatto ancora una volta, contro ogni previsione, come avete fatto nel 1956 quando vi siete opposti coraggiosamente (ai carri armati sovietici a Budapest, ndr), e come avete fatto nel 1989, quando siete stati i primi a tagliare il filo spinato che divideva il nostro continente». Febbre da risultato storico dunque e mano subito tesa al premier in pectore Péter Magyar (non entrerà in carica prima di un mese), con cui c’è già stato uno primo scambio telefonico: «Inizieremo a lavorare col nuovo governo il prima possibile per compiere progressi rapidi e attesi a beneficio del popolo ungherese. C’è molto lavoro da fare».
I fondi Ue all’Ucraina e quelli all’Ungheria
Nella prima conferenza stampa dopo la vittoria, è stato da Budapest lo stesso Magyar a indicare la strada, anche sul tema più caro nell’immediato a Bruxelles. Sul prestito Ue da 90 miliardi per l’Ucraina «l’Ungheria ha ottenuto un opt-out, i partner dell’Ue lo hanno accettato. E dicendo questo penso di aver risposto». Tradotto: Magyar rispetterà l’impegno preso da Budapest (col suo predecessore Viktor Orban, che poi si era rimangiato la parola) e consentirà che l’Ue proceda con il lancio dello strumento pensato per raccogliere sul mercato i fondi da destinare all’Ucraina nel 2026 e ’27. Un primo segnale che sarà apprezzatissimo dai partner europei. Quello che lui si aspetta in cambio il capo di Tisza lo ha già detto chiaro e tondo: lo sblocco dei circa 17 miliardi di fondi europei bloccati da Bruxelles per via delle riforme illiberali di Orban. Valgono quasi il 10% del Pil ungherese, linfa vitale per le casse di Budapest. Von der Leyen si metterà a disposizione, ma la Commissione ha già chiarito che lo scongelamento dei fondi resterà legato allo «smontaggio» delle leggi liberticide del precedente governo. E il tempo stringe, perché 10 di quei 17 miliardi di euro sono legati al Next Generation EU che scade il prossimo 31 agosto.
