Enzo Amendola, l’ex ministro Pd scrutatore a Budapest: «Che boomerang Vance da Orbàn, venga in Italia nel 2027…» – L’intervista

«Magari i leader Maga venissero a farsi qualche giro anche in Italia nel 2027…». Così l’ex ministro degli Affari europei Enzo Amendola commenta con Open la visita del vicepresidente Usa JD Vance in Ungheria, all’indomani del voto che ha segnato la fine del «regime» a Budapest. Il pensiero è già al voto in programma tra un anno (o giù di lì) in Italia. Fattor comune: la vicinanza dei due capi di governo – Viktor Orbàn e Giorgia Meloni – a un Donald Trump diventato alleato «tossico». Il deputato Pd – raccordo chiave tra Roma e Bruxelles nei governi prima di Giuseppe Conte e poi di Mario Draghi tra il 2019 e il 2022 – è appena rientrato da Budapest, dove è stato in missione per conto dell’Assemblea parlamentare dell’Osce. Obiettivo: monitorare la regolarità delle elezioni in decine di seggi in tutta l’Ungheria. Il bilancio della missione? Sorprendentemente positivo.
Onorevole Amendola, com’è andata l’avventura da scrutatore?
«C’era molta attenzione sul rischio brogli, che non si sono assolutamente verificati. Tutte le procedure sono state rispettate: direi che è stata soprattutto la valanga di partecipazione a travolgere qualsiasi rischio. E l’ironia della sorte per Orbàn è che tutte le regole sulle elezioni che aveva voluto contando di cucirle su di sé – il super-premio di maggioranza, l’abolizione del silenzio elettorale, la possibilità di portare il cellulare al seggio – si sono rivelate un cappio per lui».
Ti potrebbe interessare
- La rabbia della Russia dopo la sconfitta di Orbàn: «L’Ue collasserà, vedrete tra 4 mesi». E Zelensky tende la mano a Magyar
- Ungheria, la sconfitta di Orbán è l’effetto Trump al contrario
- Ungheria, l’era Orbán è finita. Magyar conquista i 2/3 dei seggi in Parlamento, il premier uscente: «È doloroso». Festeggia von der Leyen
Che significa la sua sconfitta per l’Europa?
«Orbàn aveva scommesso sull’asse Budapest-Mosca-Washington, su un nazionalismo euroscettico imperniato su alleanze iperboliche. Ma quel modello è costato all’Ungheria 17 miliardi di euro di infrazioni comunitarie e dispute continue sia sulla guerra in Ucraina che sullo stato di diritto. La scommessa è fallita, perché pur in una congiuntura di fragilità dell’Europa nei sentimenti dei giovani ungheresi ha prevalso l’istinto naturale dell’appartenenza europea e dell’orgoglio chi si è appena liberato dal giogo straniero. Lo slogan più cantato ieri sera tra la gente in festa a Budapest era “Russi a casa”».
April 12, 2026
L’altro attore che ha ingerito platealmente nella campagna elettorale sono stati gli Usa di Donald Trump.
«Quella visita di JD Vance a Budapest a pochi giorni dal voto è stato un colpo oltre che a ogni consuetudine pure al buon senso, frutto della megalomania dei Maga di Washington. Vance è arrivato per dire “No alla burocrazia europea”, la reazione è stata chiara. A questo punto spero che nel 2027 vengano spesso anche in Italia…».
Dal Pd al resto d’Europa, oggi tutti i progressisti festeggiano. Eppure Magyar è un conservatore nazionalista, e le sinistre in Ungheria sono ai minimi storici.
«Questa è una lettura molto italiana. In Ungheria la sfida era tra un “regime” di democrazia illiberale e un argine in grado di ricostruire la democrazia. Il soggetto che ha incarnato quest’alternativa è stato Magyar ed è a questo che è arrivato un grande sostegno trasversale. Non è che i 300mila scesi in piazza al concerto di fine della campagna elettorale erano tutti epigoni di Tajani o Weber».
Ora l’Ue ripone grandi aspettative in Magyar. Pensa che sbloccherà davvero i 90 miliardi di euro di prestiti promessi all’Ucraina? E in prospettiva l’adesione di Kiev all’Ue?
«Le parole più simboliche di Magyar di ieri sono state la promessa di “ricostruire un Paese normale”, cioé libero da quelle vessazioni autocratiche che violano le libertà fondamentali in tutti i campi. Mi auguro quindi che la maggioranza dei due terzi in Parlamento gli permetterà di smontare le riforme di Orbàn che tengono bloccati i fondi Ue all’Ungheria. Quanto all’Ucraina, ora ci deve essere unità dei Paesi europei nel difendere il popolo aggredito ma anche nel trovare una via d’uscita da questo conflitto».
Ma il campo largo che punta a tornare al governo tra un anno dopo la spinta della vittoria del No al referendum le armi all’Ucraina le continuerebbe a inviare?
«Viviamo in un’epoca di sconquassi mondiali per le azioni della destra americana, dall’Iran in giù. Credo che la coalizione sarà unita sul bisogno di un Europa che torni protagonista nella gestione dei conflitti».
E se le primarie di coalizione le vincesse Conte?
«Non mi faccia parlare di primarie…».
